Per decenni Judi Dench ha interpretato M nei film di James Bond, il capo tutto d’un pezzo dei servizi segreti britannici, abituato a impartire ordini e a pretendere il rispetto delle regole. Smessi i panni sul set, il rapporto dell’attrice premio Oscar con il Codice della Strada è stato in compenso più disinvolto, avendo guidato per trent’anni senza aver mai superato l’esame della patente. E non è una voce di corridoio, ma la stessa ammissione della diretta interessata, nelle pagine della sua nuova autobiografia.
In un passaggio del libro Is It Too Late to Make a Run for It?, scritto a quattro mani con il collega Brendan O’Hea, l’attrice britannica, 91 anni, ha raccontato di aver conseguito un permesso provvisorio, riservato agli allievi conducenti. Come si legge nell’anticipazione pubblicata sul Times Magazine, ha però lungamente guidato senza rispettare le condizioni previste dal permesso.
Una MG sportiva e un incontro con la polizia
Negli spostamenti tra Londra e Stratford, dove recitava a teatro, Judi Dench si affidava a una MG sportiva nera, con la carrozzeria scoperta e i sedili rossi. Peccato che la capote si fosse intestardita a non chiudersi, un bel problema considerando il clima inglese. L’attrice aveva trovato una soluzione piuttosto singolare: teneva nel vano portaoggetti due cappelli impermeabili, da tirare fuori quando cominciava a piovere. E pazienza se non era proprio il massimo della comodità: almeno poteva continuare a viaggiare sulla sua amata MG.
L’idillio con la vettura subì una battuta d’arresto a Parliament Square, nel centro di Londra. Alla richiesta del poliziotto di fermarsi e mostrare la patente, Dench esibì il permesso provvisorio, ma l’agente contestò anche l’assenza dei contrassegni riservati ai principianti e un fanalino rotto.
Della vicenda se ne occupò il tribunale di Bow Street. L’attrice tentò di cavarsela scrivendo una lettera nella quale sosteneva di aver applicato i contrassegni adesivi, probabilmente staccatisi a causa del maltempo. Una spiegazione fantasiosa, che non convinse il giudice: la multa fu di due sterline, cifra tutt’altro che trascurabile all’epoca.
Eppure, nemmeno dopo l’episodio si convinse a sostenere l’esame. Durante la conversazione riportata nel libro, O’Hea le ricorda di aver continuato a guidare per altri dieci anni, ma Dench lo corregge: gli anni furono trenta. La patente definitiva arrivò soltanto quando ne aveva cinquanta.
Il ponte che terrorizzò suo marito
Dal canto suo, Dench continua a considerarsi una brava automobilista, peccato che il suo interlocutore la veda in un altro modo e, per metterla in difficoltà, le ricorda un episodio vissuto insieme al marito Michael Williams, attore britannico scomparso nel 2001.
I due stavano attraversando un ponte talmente stretto da consentire il passaggio di una sola vettura alla volta. Dalla direzione opposta arrivò un’altra macchina e, anziché rallentare, entrambi i conducenti decisero di accelerare nella speranza di arrivare per primi dall’altra parte.
Williams iniziò a gridare il nome della moglie, poi chiuse gli occhi aspettandosi il peggio. Per fortuna le due automobili riuscirono a passare senza urtarsi, salvando persino gli specchietti retrovisori. Il marito, tuttavia, non dimenticò facilmente lo spavento e ribattezzò quel tratto di strada con un nome decisamente poco elegante, riferito alla paura provata durante l’attraversamento. Quanto alla patente, Judi Dench ha aspettato fino ai cinquant’anni per conseguirla. Meglio tardi che mai.