• 13 Ottobre 2026 14:31

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Volkswagen lancia l’allarme all’Europa: “Facciamo squadra contro la concorrenza cinese”

Ott 13, 2026

L’industria automobilistica europea rischia di perdere competitività se continuerà ad affrontare la concorrenza internazionale senza una strategia comune. È il messaggio lanciato da Oliver Blume, amministratore delegato del gruppo Volkswagen. Un intervento rivolto tanto ai costruttori quanto alle istituzioni comunitarie, chiamate a creare condizioni più favorevoli agli investimenti e alla produzione.

L’occasione è stata l’iniziativa For Europe, organizzata dal colosso tedesco per promuovere una maggiore collaborazione industriale. Sullo sfondo ci sono la pressione dei marchi cinesi, i costi della transizione elettrica e le difficoltà economiche che stanno imponendo profonde ristrutturazioni anche ai principali gruppi europei.

Volkswagen chiede un’alleanza tra i costruttori europei

La proposta di Blume parte da un cambiamento di prospettiva: le aziende automobilistiche europee devono continuare a competere sul mercato, ma possono rafforzarsi collaborando nello sviluppo delle tecnologie e nella costruzione di una filiera industriale più efficiente.

Un’impostazione che richiama il modello Airbus, nato dalla cooperazione tra diversi Paesi europei per competere nell’industria aeronautica internazionale. Secondo il numero uno di Volkswagen, occorre accelerare il trasferimento delle innovazioni dalla ricerca alla produzione, creando opportunità di crescita e riducendo la frammentazione degli investimenti.

Il gruppo tedesco sta attraversando una trasformazione particolarmente impegnativa, accompagnata da un programma di riduzione dei costi e da un piano di ristrutturazione che potrebbe comportare fino a 100.000 esuberi.

Contemporaneamente, Volkswagen continua a investire in Europa nella produzione automobilistica, nelle batterie, nel software e nell’intelligenza artificiale. Blume sottolinea però che le decisioni politiche influenzano direttamente la destinazione dei capitali, la localizzazione degli stabilimenti e lo sviluppo delle nuove tecnologie.

La sfida cinese e la necessità di difendere l’Europa

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda i rapporti commerciali con la Cina, diventata un concorrente sempre più importante nel settore delle automobili elettriche ed elettrificate. Volkswagen non propone una chiusura dei mercati, ma chiede all’Unione Europea di tutelare maggiormente i propri interessi industriali.

Il riferimento è alle politiche adottate da altre economie, dove il sostegno pubblico alle imprese nazionali rappresenta uno strumento strategico di sviluppo. L’appello arriva dopo l’intesa del 7 ottobre 2026 tra Bruxelles e Pechino, descritta come un accordo volto a dimezzare le esportazioni di automobili ibride prodotte in Cina verso il mercato europeo.

Per Blume, mantenere relazioni commerciali aperte non deve significare rinunciare a condizioni competitive equilibrate. La questione riguarda anche l’occupazione, la capacità produttiva e il mantenimento delle competenze tecnologiche all’interno dell’Unione.

Emissioni CO2, la proposta per evitare le sanzioni

Accanto alla politica industriale, Volkswagen solleva un tema particolarmente delicato: il sistema europeo degli obiettivi sulle emissioni di CO2 delle automobili nuove. Blume propone di introdurre maggiore flessibilità nel calcolo dei risultati raggiunti dai costruttori durante la transizione elettrica.

In particolare, se nel 2028 e nel 2029 le case automobilistiche venderanno più vetture elettriche rispetto agli obiettivi previsti, le unità aggiuntive dovrebbero poter contribuire al rispetto dei limiti fissati per il periodo 2030-2032.

Si tratterebbe di un meccanismo capace di valorizzare gli investimenti anticipati, riducendo il rischio di sanzioni economiche negli anni successivi. Il manager non ha invece affrontato direttamente il progetto delle nuove eCar europee, automobili elettriche economiche da produrre nell’Unione, per le quali mancano ancora specifiche tecniche e regole definitive.

Il messaggio rivolto a Bruxelles è quindi preciso: Volkswagen intende proseguire nella trasformazione industriale, ma chiede un quadro normativo che favorisca gli investimenti e riconosca gli sforzi compiuti dai costruttori europei.

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