AGI – Hanno sfidato l’umidità della notte e per proteggersi in qualche modo hanno acceso in strada dei fuochi improvvisati accatastando pezzi di legno, ma gli operai e i delegati sindacali dell’ex Ilva di Taranto non hanno abbandonato i presìdi che sin da ieri mattina sono sulle statali alle porte della città: la 7 per Massafra-Taranto e la 106 per Metaponto-Reggio Calabria.
La protesta che dall’essere inizialmente di 24 ore e poi, su decisione dell’assemblea dei lavoratori e delle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, è divenuta a oltranza, è quindi andata avanti tutta la notte. E prosegue anche stamattina sino a quando dal Governo non arriverà la nuova convocazione del tavolo sull’ex Ilva chiesta da ieri (nel frattempo, la Regione Puglia ha già convocato una riunione per giovedì mattina).
I turni dei lavoratori e l’attesa del Consiglio dei ministri
Per trascorrere la notte e tenere in piedi i presìdi di protesta sulle strade, lavoratori e sindacalisti si sono organizzati in turni. È stata, ovviamente, una presenza molto meno consistente rispetto a quella di ieri mattina presto, quando il tutto è cominciato, ma in questo modo è stata assicurata la continuità della mobilitazione. In pratica, trascorso un certo numero di ore, operai, delegati e rappresentanti sindacali si sono avvicendati dandosi il cambio, anche perché al momento non si può prevedere quando la protesta durerà, anche se il Consiglio dei ministri di stasera varerà un nuovo decreto sull’ex Ilva.
Le rivendicazioni sindacali e il nodo Cassazione
Decreto che conterrà misure per i lavoratori (la cassa integrazione in deroga per il personale dell’indotto e la prosecuzione dell’integrazione economica della cassa straordinaria per i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia) e per favorire nuovi investimenti industriali nell’area di Taranto. Misure che tuttavia sono ritenute ancora inadeguate dai sindacati, che rivendicano invece interventi straordinari per i lavoratori, anche sul piano del pensionamento anticipato, ma, soprattutto, risposte sul futuro dell’ex Ilva, attualmente avviata a fermare tutte le attività, da Taranto (dove si sono già fermate) a Genova (dove si fermeranno a breve), a meno che la Corte di Cassazione, nell’udienza del 20 ottobre, annulli il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la fermata dell’area a caldo entro il 25 ottobre (90 giorni dall’emissione del decreto, avvenuta il 27 luglio).
I blocchi stradali e l’adesione allo sciopero
Stamattina, si apprende da fonti sindacali, la protesta proseguirà come ieri con i blocchi stradali. Al momento non è previsto che ci siano manifestazioni in città. Ieri l’adesione allo sciopero è stata significativa. Si parla di una fabbrica ancor più deserta del solito, anche perché a Taranto la cassa integrazione coinvolge attualmente circa 3.500 diretti su poco meno di 8mila di organico. Ieri erano presenti solo i lavoratori di comandata per garantire la vigilanza e la sicurezza degli impianti.