Il nuovo successo conseguito nel GP Singapore consegna a Max Verstappen un risultato che sembrava intoccabile: il secondo gradino del podio di chi ha vinto più gare con la stessa scuderia. Al primo posto di questa speciale classifica c’è Lewis Hamilton.
Il confronto con Michael Schumacher racconta due epoche diverse, ma una stessa ossessione per la vittoria. L’olandese della Red Bull non si limita a sfiorare i record ma ha abituato a stracciarli, curva dopo curva, fino a riscrivere la storia. Sul circuito di Marina Bay, Verstappen ha conquistato la sua 73esima vittoria in F1 con la Red Bull, lasciandosi alle spalle le 72 ottenute da Michael Schumacher al volante della Ferrari.
Il successo dell’11 ottobre 2026 non è soltanto un’altro trofeo nella bacheca del campione olandese ma di diventa una di quelle statistiche destinate a entrare nei confronti tra generazioni e nelle inevitabili classifiche sui più grandi di sempre. Perché battere ancora un’altro primato di Schumacher significa misurarsi con un riferimento che, per almeno vent’anni, ha rappresentato il confine massimo di ciò che un pilota poteva realizzare. Max non ha ancora raggiunto il tedesco nel totale dei successi in carriera, né nel numero di titoli mondiali. Ma oggi il suo nome è ancora davanti a quello di Schumacher.
Da Milton Keynes a Singapore: una storia costruita insieme
Settantatre vittorie con la stessa squadra raccontano molto più della velocità pura. Raccontano una relazione tecnica, sportiva e umana che ha attraversato stagioni dominanti, cambiamenti regolamentari, momenti di pressione, sconforto e avversari pronti a sfruttare ogni debolezza. Verstappen è arrivato in Red Bull nel 2016, quando era ancora un talento giovanissimo, figlio d’arte e il suo potenziale sembrava tanto evidente quanto difficile da contenere. La prima vittoria è arrivata subito, al debutto con la squadra, nel GP di Spagna: una gara che lo ha trasformato nel più giovane vincitore di un GP nella storia della F1. Da quel momento, il rapporto tra il pilota e il team si è progressivamente trasformato in una macchina da successi.
Il salto definitivo è arrivato con il ciclo regolamentare inaugurato nel 2022. La Red Bull ha costruito monoposto capaci di interpretare al meglio il nuovo effetto suolo e Verstappen ha messo insieme una continuità impressionante. Il titolo del 2021, conquistato al termine di una stagione tesissima contro Lewis Hamilton, aveva già segnato il passaggio di consegne simbolico. Quelli successivi hanno consolidato il suo dominio e trasformato il binomio Verstappen-Red Bull in uno dei più produttivi della storia moderna.
La prima a Singapore
La vittoria di Singapore ha aggiunto un tassello particolare: il circuito cittadino di Marina Bay era uno dei pochi appuntamenti che ancora mancavano alla collezione personale dell’olandese. Vincere lì, su una pista che non concede tregua e dove la precisione conta quanto la gestione delle gomme, ha avuto un valore tecnico oltre che statistico. Il secondo successo in due gare ravvicinate gli ha consegnato anche il sorpasso definitivo su Schumacher nella classifica delle vittorie con la tuta di un solo team.
Schumacher e la Ferrari: il mito in rosso
Per capire il peso del record appena battuto bisogna tornare alla Ferrari di Michael Schumacher. Quando il tedesco arrivò a Maranello nel 1996, la scuderia attraversava una lunga fase senza titoli piloti. Il progetto era ambizioso, ma il percorso verso la vetta richiedeva tempo, uomini, metodo e una capacità quasi maniacale di trasformare ogni dettaglio in un vantaggio. Schumacher non fu semplicemente il pilota più veloce di una macchina vincente. Fu il centro di un sistema che contribuì a costruire insieme a tecnici, ingegneri e dirigenti. La Ferrari del periodo 2000-2004 divenne una delle dominatrici più riconoscibili di sempre: 5 titoli mondiali consecutivi per il tedesco, una sequenza che ancora oggi rappresenta uno dei capitoli più straordinari della categoria.
Le 72 vittorie ottenute con la Rossa sono nate in un contesto diverso da quello attuale. Calendari meno lunghi rispetto a quelli contemporanei, regolamenti differenti, pneumatici e strategie lontani dagli standard odierni. Ma soprattutto un campionato in cui il lavoro di squadra era già fondamentale, senza avere ancora la stessa sofisticazione dei modelli di simulazione, dell’analisi dei dati e degli strumenti digitali di oggi. Il confronto diretto tra i due numeri, quindi, non può diventare una sentenza su chi sia stato il pilota migliore. Le statistiche sono utili per misurare i risultati, non bastano da sole a raccontare il talento, il contesto e il valore storico di un campione. Schumacher ha vinto 7 titoli mondiali e 91 GP in carriera. Verstappen, con il successo di Singapore, è salito a 73 vittorie che si aggiungono ai 4 titoli iridati. Due percorsi diversi, due epoche diverse, una stessa capacità di trasformare una squadra in una macchina da vittorie.
Hamilton resta davanti e riferimento
Se Schumacher è stato superato nella classifica delle vittorie con una sola scuderia, c’è un altro nome che resta ancora davanti a Verstappen: Lewis Hamilton. Il britannico ha conquistato 84 successi con la Mercedes, un primato che rappresenta il prossimo grande riferimento per l’olandese in questa particolare graduatoria. Il confronto è interessante perché Hamilton e Verstappen sono stati protagonisti di una rivalità che ha segnato profondamente la F1 degli ultimi anni. Il loro duello del 2021 ha diviso il pubblico, alimentato discussioni infinite e prodotto uno dei finali di stagione più controversi e intensi dell’era moderna. Oggi i loro numeri raccontano anche un’altra sfida: quella tra due campioni capaci di costruire un’intera epoca attorno al proprio rapporto con una squadra.
Hamilton ha trovato nella Mercedes l’ambiente ideale per vincere sei dei suoi 7 titoli mondiali. Verstappen ha trasformato la Red Bull nel suo habitat sportivo, costruendo un’identità agonistica riconoscibile e un livello di fiducia tecnica che, nei momenti migliori, ha fatto sembrare quasi inevitabile il risultato finale. Ma la F1 non concede garanzie eterne. Le regole cambiano, le gerarchie si ribaltano, i rivali crescono e persino i progetti più solidi possono perdere competitività. Per questo il record di Verstappen ha un significato ancora più forte: non è soltanto il risultato di una stagione irripetibile, ma la fotografia di un rapporto durato abbastanza a lungo da attraversare diverse fasi del campionato.
Il vero record è la continuità
La domanda, a questo punto, è inevitabile: Verstappen ha vinto più di Schumacher? La risposta dipende da quale classifica si guarda. Con la Red Bull ha superato le vittorie ottenute da Schumacher con la Ferrari. Nel totale della carriera, invece, il tedesco rimane ancora davanti, con 91 successi. E Hamilton, grazie alle sue 84 vittorie con Mercedes, conserva il primato tra i piloti capaci di vincere più gare con una sola squadra. Il dato di Singapore non chiude dunque il confronto tra epoche ma lo rende più interessante. Schumacher ha dimostrato che un campione può contribuire a trasformare una squadra storica in una dinastia. Hamilton ha portato la Mercedes a un livello di dominio senza precedenti nell’era ibrida. Verstappen ha costruito con Red Bull un ciclo vincente che ha già lasciato un segno profondo nella storia della F1.
Resta da capire fin dove potrà spingersi. A differenza dei record che dipendono da una singola impresa, quello delle vittorie con un team richiede anni di competitività, affidabilità e motivazione. Non basta essere velocissimi, bisogna continuare a vincere quando gli avversari imparano a copiarti, quando le regole cambiano e quando la pressione cresce.
La storia che cambia
Verstappen ha appena dimostrato di poter superare un mito. Ora davanti a lui c’è Hamilton, con le sue 84 vittorie Mercedes. Undici successi di distanza, abbastanza per alimentare una nuova rincorsa, non abbastanza per trasformarla in una certezza.
A Singapore, intanto, la storia ha cambiato numero. Per anni, quando si parlava delle vittorie di Schumacher in Ferrari, si evocava una montagna quasi impossibile da scalare. Da domenica, quella montagna ha un nuovo padrone. Nel frattempo, la F1, ha già cominciato a chiedersi quale sarà il prossimo traguardo.