Ferrari ci crede, lotta con il coltello fra i denti, ma sul più bello crolla. Un film già visto che si ripete a Singapore, perché la sceneggiatura da attore protagonista della Rossa si schianta sempre in Q3. La ragione su tutte? La power unit. Charles Leclerc prende la posizione numero tre e scatterà dalla seconda fila nella gara sprint, mentre Lewis Hamilton non va oltre il sesto posto.
GP Singapore, Resoconto prove libere 1: Ferrari studia Marina Bay
Il tempo non concede sconti, specie tra le insidie di Marina Bay. Nel brutale e frenetico formato Sprint, sessanta minuti di prove libere rappresentano l’unica, vitale finestra per domare l’asfalto verde di Singapore. Ferrari non ammette esitazioni: il piano d’azione è aggressivo e le due SF-26 scendono immediatamente in pista calzando le mescole Hard.
Parliamo di un approccio metodico volto a incamerare dati in maniera costante con le gomme Hard.. L’imperativo categorico è calibrare l’ibrido e analizzare l’erogazione con mappature prettamente da gara.Fin dai primissimi passaggi, il cronometro delinea le gerarchie interne con fredda e spietata precisione. Charles Leclerc si impone, trovando un ritmo letale in ogni settore.
Al contrario, Lewis Hamilton appare in debito di confidenza: accusa due decimi di ritardo dal compagno, zavorrato da una monoposto che rifiuta di ruotare con la necessaria agilità a centro curva. La risposta del muretto di Maranello è chirurgica. I tecnici intervengono sul differenziale e sulla complessa architettura dell’impianto frenante, ricalibrando brake balance e brake shaping.
L’intento quello di debellare una serie di micro-bloccaggi su un tracciato che non perdona il minimo errore. I meccanici modificano infine il carico aerodinamico all’avantreno per cercare una stabilità che al momento sfugge. Alla fine del primo run, l’analisi emette un verdetto. La Ferrari incamera vantaggio in ingresso e centro curva, ma patisce una vistosa mancanza di spinta in uscita.
La vettura mostra un eccesso di rotazione che limita la trazione pura in fase di accelerazione, dove McLaren e Red bull sembrano più preparati. Isolandosi in un programma di lavoro sfalsato rispetto alla concorrenza, le Rosse avviano simulazioni di passo gara a pieno carico, nel tentativo di decifrare il comportamento della monoposto sulla distanza dei 300 chilometri.
Il vero cambio di paradigma avviene solo nell’ultimo assalto, con l’introduzione delle mescole Soft. La gomma a banda rossa funge da silenziatore per i difetti strutturali: neutralizza il sovrasterzo e rende le vettureL più docili. Lewis Hamilton si riscuote e ritrova la spinta, sebbene non riuscire a chiudere un giro pulito, mentre Charles lima il suo crono sino a due decimi dalla vetta.
La diagnosi finale è inequivocabile. La trazione rimane il tallone d’Achille del Cavallino Rampante, ma l’intero fine settimana si deciderà due due singole variabili. Da una parte la gestione termica delle coperture, perché soltanto chi saprà innescare le gomme alla perfezione potrà accedere al massimo grip. L’altro parametro importante è la power unit, dove Ferrari zoppica sempre.
GP Singapore, analisi Qualifica Sprint: Ferrari soffre sugli lunghi e perde la possibilità di fare la pole
La notte di Singapore emette la sua inappellabile sentenza: la Ferrari resta un’eterna incompiuta. L’asfalto di Marina Bay ha raccontato una storia tecnica divisa in tre atti, dove le illusioni coltivate da Maranello si sono infrante contro l’implacabile concretezza prestazionale dei rivali. L’analisi della qualifica sprint svela i dettagli di un risultato dolceamaro per la scuderia italiana.
Il primo segmento di qualifica ha subito messo alla prova i nervi del muretto. Le due SF-26 scendono sull’insidioso tracciato cittadino equipaggiate con pneumatici Medium, una scelta calcolata su cui si riversano le speranze per la gara. Il traffico iniziale e una bandiera rossa innescata da un impatto di Sergio Perez frammentano il ritmo dell’azione in pista.
In questo caos, un brivido freddo percorre gli appassionati: la vettura di Leclerc accusa un improvviso e misterioso calo di spinta in rettilineo. Gli ingegneri mantengono la calma, l’allarme svanisce senza ulteriori drammi e i piloti superano il primo ostacolo della serata. La seconda frazione trasforma l’apprensione in esaltazione pura.
Con le stesse mescole a banda gialla, la monoposto italiana sfoggia un bilanciamento chirurgico. Hamilton danza tra le barriere dei primi due settori con una precisione letale, mentre Leclerc divora l’ultimo tratto di pista con traiettorie ottime. I tempi si abbassano vertiginosamente e la vetta della classifica si tinge di rosso. La vettura appare incollata all’asfalto, stabile, docile ai comandi dei due alfieri.
Il miraggio della pole position prende forma, sebbene il sospetto di mappature motore conservative aleggi nell’aria umida della notte asiatica. Poi arriva il momento della verità. La Q3 impone l’adozione delle coperture Soft, la gomma necessaria per la prestazione assoluta. Qui la magia si dissolve. La SF-26 perde la sintonia perfetta e riemerge quel divario prestazionale mai davvero colmato.
Charles Leclerc si lancia in due tentativi estremi, aggredisce i cordoli e forza ogni staccata. Il cronometro è spietato: terzo posto, staccato di due decimi e mezzo dalla stratosferica pole di un glaciale Max Verstappen, insidiato dal solo George Russell. Dall’altra parte del box la delusione si fa ancora più cocente. Lewis Hamilton incappa in una brutale perdita di aderenza nel secondo settore.
Un controsterzo violento salva la vettura dai muretti ma distrugge il giro, e lo relega a una sesta piazza finale. L’esito conferma una cruda realtà tecnica. Il deficit della power unit italiana pesa oltremodo nei momenti decisivi e la vettura patisce i cronici limiti in fase di trazione pura. Anche le gomme Soft non sono trattare al meglio nella fase di warmup.
GP Singapore, classifica finale qualifica sprint: Ferrari in seconda e terza fila
POS
NO
DRIVER
TEAM
Q1
Q2
Q3
LAPS
1
3
Max Verstappen
Red Bull Racing
1:33.477
1:32.701
1:31.156
15
2
63
George Russell
Mercedes
1:33.573
1:32.614
1:31.276
21
3
16
Charles Leclerc
Ferrari
1:33.495
1:32.246
1:31.399
19
4
81
Oscar Piastri
McLaren
1:34.277
1:33.106
1:31.454
19
5
1
Lando Norris
McLaren
1:34.257
1:32.572
1:31.587
15
6
44
Lewis Hamilton
Ferrari
1:33.748
1:32.562
1:31.702
14
7
12
Kimi Antonelli
Mercedes
1:34.392
1:32.998
1:31.849
20
8
30
Liam Lawson
Racing Bulls
1:34.855
1:33.133
1:32.341
15
9
6
Isack Hadjar
Red Bull Racing
1:34.182
1:32.947
DNF
15
10
10
Pierre Gasly
Alpine
1:34.673
1:33.155
DNF
15
11
43
Franco Colapinto
Alpine
1:35.048
1:33.249
12
12
27
Nico Hulkenberg
Audi
1:34.128
1:33.420
14
13
87
Oliver Bearman
Haas F1 Team
1:34.950
1:33.423
12
14
5
Gabriel Bortoleto
Audi
1:34.690
1:33.466
14
15
14
Fernando Alonso
Aston Martin
1:34.960
1:33.734
12
16
31
Esteban Ocon
Haas F1 Team
1:35.004
1:34.368
12
17
41
Arvid Lindblad
Racing Bulls
1:35.136
6
18
18
Lance Stroll
Aston Martin
1:35.662
6
19
23
Alexander Albon
Williams
1:36.130
7
20
11
Sergio Perez
Cadillac
1:36.760
8
21
77
Valtteri Bottas
Cadillac
1:36.868
9
22
55
Carlos Sainz
Williams
1:37.376
7