AGI – Il gip del tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha archiviato il dossier mafia e appalti. Depositato nell’aprile del 2026 dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca e dall’aggiunto Pasquale Pacifico, il faldone di circa 400 pagine mantiene aperte le riflessioni sul valore storico-investigativo del dossier originario del Ros, ma il procedimento attuale risulta a carico di ignoti, rendendo impossibile procedere con specifiche imputazioni penali dopo oltre trent’anni.
Il giudice “ritiene che debbano essere condivise, sia pure parzialmente, le considerazioni svolte dal Pubblico Ministero nella richiesta di archiviazione”. Il procedimento si colloca nell’alveo di quella difficile, ma fondamentale opera di ricerca della verità sulle stragi del 1992 nella quale la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta è impegnata e si inserisce a margine della più ampia vicenda relativa alla verifica dell’esistenza di elementi probatori che possano portare a ritenere un ruolo di soggetti esterni a cosa nostra, nella fase di ideazione e/o di esecuzione della strage di Capaci e via D’Amelio.
Le motivazioni del gip
“Gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna”. È un passaggio formulato dal gip, che ha proceduto all’archiviazione così come chiesto dal procuratore De Luca e dall’aggiunto Pacifico.
Il gip evidenzia che “l’analisi svolta, pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i giudici Falcone e Borsellino all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per i Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici), non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi”.
Il rapporto del Ros è considerato una delle cause scatenanti delle stragi, in particolare per quanto riguarda l’accelerazione dell’attentato di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.
La procura: le indagini non si fermano
Archiviato il procedimento mafia e appalti, le indagini sulle stragi del ’92 non si fermano. A ribadirlo sono il procuratore De Luca e l’aggiunto Pacifico nella richiesta di archiviazione presentata al gip lo scorso aprile.
La procura evidenzia come “appare altamente plausibile che Paolo Borsellino con il suo intervento a Casa Professa abbia allarmato una pluralità di soggetti circa il contenuto della testimonianza che avrebbe reso all’autorità giudiziaria di Caltanissetta. In tal senso non può non tenersi conto, sottolineano De Luca e Pacifico, che, come emerso dalle indagini svolte, l’indagine mafia appalti sia stata il crocevia di una serie di interessi mafiosi, politici, imprenditoriali e, presumibilmente, massonici (anche per quest’ultimo filone sono in corso accertamenti), accomunati dalla volontà di impedire a Borsellino di rivelare quanto a sua conoscenza in proposito. Appare, dunque, questa sì, una concausa della strage di via D’Amelio di elevata credibilità razionale”.
“È quasi superfluo ribadire che la presente richiesta di archiviazione non costituisce la fine delle indagini sulle stragi del 1992, in relazione alle quali tutti i filoni rimangono aperti con indagini in corso. Del resto, è proprio l’insegnamento di Falcone che sottolinea l’importanza strategica della archiviazione e della successiva riapertura delle indagini, soprattutto in materia di criminalità organizzata (ed ancora di più, ritiene la Procura, in relazione alle stragi), nell’ambito della quale è molto probabile il sopraggiungere di nuovi elementi o spunti di indagine”.