• 23 Settembre 2026 20:02

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Caro benzina, la Francia vuole una “règle d’or” per restituire l’IVA in eccesso

Set 23, 2026

Mentre in Francia i prezzi di benzina e gasolio continuano a salire, spingendo di nuovo in strada il fantasma dei gilet gialli in vista della mobilitazione annunciata per il 17 ottobre, il governo di Parigi prova a correre ai ripari con una mossa tutt’altro che scontata: restituire ai cittadini l’eventuale extra-gettito fiscale generato proprio dall’aumento dei carburanti. 

Un tema che, guardato dall’Italia, suona particolarmente familiare, visto che nel nostro Paese il dibattito sulle accise mobili va avanti ormai da mesi con logiche simili, seppur con strumenti diversi.

La proposta di Sébastien Lecornu

A muoversi per primo è stato il primo ministro francese Sébastien Lecornu che, secondo quanto riferito dal suo entourage, intende proporre ai parlamentari l’inserimento nel bilancio 2027 di una règle d’or (regola d’oro) pensata per intervenire sull’IVA applicata ai carburanti. Il meccanismo dovrebbe funzionare in modo automatico: se i prezzi di benzina e gasolio dovessero continuare a salire, generando così un maggiore gettito IVA per lo Stato rispetto al previsto, quell’eccedenza verrebbe annullata e restituita direttamente ai francesi al distributore. 

Una misura pensata per rispondere concretamente all’impennata dei prezzi provocata dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente lo scorso febbraio, un rincaro diventato particolarmente marcato proprio a partire dalla ripresa autunnale delle attività.

Non approfittare del caro carburanti per aumentare le entrate

Dietro la proposta di Lecornu si nasconde un tentativo esplicito di sgombrare il campo da un sospetto che da mesi alimenta la polemica politica francese: quello di uno Stato che, in silenzio, incasserebbe più tasse proprio a causa dei rincari che stanno mettendo in ginocchio il potere d’acquisto delle famiglie. 

L’obiettivo dichiarato della regola, secondo l’entourage del premier, è che non ci sia “alcun guadagno per i conti pubblici” derivante dall’aumento dei prezzi alla pompa. Va detto che, almeno per il momento, l’Esecutivo sostiene di non aver affatto beneficiato di questa impennata: il saldo complessivo dall’inizio della crisi, a febbraio, si attesterebbe anzi in territorio negativo, con 407 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a causa del calo dei consumi che ha in parte compensato l’aumento dei prezzi unitari. 

La regola d’oro, in sostanza, servirebbe proprio a dare una garanzia concreta ai cittadini, permettendo loro di adeguare i propri consumi nella consapevolezza che eventuali surplus fiscali non finirebbero comunque nelle casse pubbliche, ma tornerebbero tra le mani degli automobilisti attraverso un adeguamento dei prezzi finali.

Nel frattempo in Italia arrivano le accise mobili

Un dibattito che, sull’altra sponda delle Alpi, il nostro Paese sta affrontando ormai da mesi, seppur con uno strumento leggermente diverso. Complice sempre l’escalation del conflitto mediorientale, anche in Italia i prezzi di benzina e diesel hanno toccato quest’anno livelli da record, con punte anche di 3 euro al litro. 

Di fronte a questi numeri, il governo Meloni ha messo sul tavolo da diversi mesi l’ipotesi delle cosiddette accise mobili, in arrivo dal 5 ottobre, un meccanismo che punta a ridurre le imposte fisse sui carburanti proprio quando l’aumento dei prezzi internazionali genera un maggiore gettito IVA per lo Stato, così da teoricamente attutire l’impatto dei rincari sulle famiglie senza gravare ulteriormente sui conti pubblici.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close