• 27 Agosto 2026 9:07

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In alcune città non puoi comprare l’auto se non hai un parcheggio

Ago 27, 2026

Comprare un’auto in Italia è un’operazione relativamente semplice. Al netto dei costi da sostenere, infatti, le pratiche da completare sono poche ed è possibile mettersi alla guida di un nuovo veicolo in tempi rapidi.

In altre parti del mondo, invece, la situazione è molto diversa. In Giappone, in particolare per chi vive in aree urbane ad alta densità abitativa, bisogna rispettare un requisito ben preciso prima di poter comprare un’auto.

Per poter completare l’acquisto è necessario dimostrare di avere già un posto dove parcheggiarla. Si tratta di una regola che può sorprendere ma che è parte integrante di una politica più articolata, mirata a incentivare il trasporto pubblico e a ridurre il traffico nelle città più affollate.

Andiamo ad analizzare i dettagli di questa curiosa (per gli italiani almeno) normativa che ormai rappresenta un elemento centrale della mobilità in molte città nipponiche.

Una regola attiva da tempo

Non si tratta di una novità. La normativa prevede, infatti, il possesso del documento shako shomeisho, un vero e proprio certificato che permette all’acquirente di un veicolo di poter dimostrare di avere la disponibilità di un parcheggio.

A descrivere le caratteristiche di questo meccanismo, che può apparire strano ai lettori italiani ma che ormai è una consuetudine in Giappone, è stato il blog specializzato Giappone Nascosto. La normativa prevede delle eccezioni e ha l’obiettivo di contrastare il traffico e migliorare la sicurezza e la gestione degli spazi pubblici.

Le regole previste per l’acquisto di una nuova auto non sono uguali in tutto il Giappone. In sostanza, la normativa che impone il possesso dello shako shomeisho è valida esclusivamente in alcune aree e dipende, quindi, dalla zona di residenza dell’acquirente.

Il sistema non esenta completamente le kei car, le vetture ultra-compatte molto diffuse sul mercato nipponico, per cui, nelle grandi città, è previsto un regolamento analogo a quello che i possessori di automobili devono rispettare.

In linea di massima, il documento che attesta il possesso di un posto auto è richiesto nelle grandi città. Un giapponese che vive in uno dei quartieri centrali di Tokyo, infatti, non potrà acquistare un’auto senza presentare il suo shako shomeisho.

Una questione di servizi

Il meccanismo giapponese, naturalmente, è supportato da un quadro regolamentario ben preciso e da un sistema di trasporto pubblico all’avanguardia, affiancato anche dal car sharing per semplificare gli spostamenti in città. Replicare una struttura di questo tipo richiederebbe lo sviluppo di servizi simili a quelli che oggi caratterizzano molte città nipponiche.

Il modello sviluppato in Giappone, quindi, potrebbe rappresentare un esempio anche per alcuni centri urbani italiani, alle prese con un’alta densità abitativa e veicolare. C’è, però, un evidente gap da colmare in termini di servizi e funzionamento del sistema di trasporto pubblico, prima di poter pensare di applicare divieti analoghi a quelli con cui i cittadini nipponici devono fare i conti.

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