• 5 Luglio 2026 12:40

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Riparare la propria auto da soli è un diritto, parola di Trump

Lug 5, 2026

Mettere mano alla propria auto senza passare per forza dalla rete ufficiale potrebbe diventare più semplice negli Stati Uniti. Donald Trump ha firmato il memorandum “Freedom to Fix”, un provvedimento mirato a rafforzare il diritto alla riparazione e a ridurre gli ostacoli incontrati da automobilisti e officine indipendenti, nonché da produttori di ricambi aftermarket.

Emissioni e riparazioni: il ruolo dell’Epa

Da anni il cosiddetto “Right to Repair” tiene banco oltreoceano. Mentre i conducenti chiedono un accesso facilitato a tutto il necessario per riparare il veicolo fuori dalla rete ufficiale, i costruttori criticano aperture troppo ampie su veicoli ormai pieni di sistemi informatici ed elementi tecnici delicati.

Il documento siglato da Trump si concentra soprattutto sugli impianti legati alle emissioni. Relativamente ai componenti di controllo vige un divieto negli Usa, messo nero su bianco con il Clean Air Act. Peccato che in certi casi il confine tra manutenzione legittima e modifica non autorizzata rischi di diventare molto sottile, soprattutto se il proprietario o un’officina indipendente intervengono su componenti collegati al controllo delle emissioni.

Dal punto di vista della Casa Bianca, l’incertezza avrebbe finito per limitare la libertà degli automobilisti facendo lievitare i costi. Il provvedimento chiede all’Epa di chiarire quali interventi siano ammessi, in modo da distinguere una riparazione da una modifica del veicolo.

All’Agenzia per la protezione ambientale si chiede di fornire indicazioni entro 30 giorni. Senza aprire al tuning, il memorandum guarda piuttosto ai conducenti che devono sistemare l’auto e riportarla in regola. Una differenza piccola solo sulla carta, in quanto nella pratica può incidere sul margine di manovra.

Più concorrenza per il mercato dei ricambi

In aggiunta, l’amministrazione intende ridurre la dipendenza dal sistema di certificazione della California, considerato troppo lento e costoso. In questa direzione l’Epa ha già riconosciuto Sema come possibile autorità alternativa per certificare componenti compatibili con il Clean Air Act.

Qualora il meccanismo desse i riscontri sperati, gli automobilisti americani potranno avere più scelta tra pezzi originali e componenti equivalenti. Non avrebbero di che lamentarsi nemmeno le officine terze, riuscendo a ottenere più informazioni sulla vettura. In breve, le novità promettono una maggiore concorrenza e fatture meno salate.

Prima di definire risolta la questione sarebbe, però, quantomeno il caso di attendere i prossimi sviluppi. Appare, infatti, abbastanza improbabile che le Case automobilistiche assistano impassibili visti gli interessi in ballo. I rappresentanti di categoria hanno già espresso delle rimostranze, perché un veicolo di ultima generazione comprende sì parte meccaniche, ma è altresì composto da software e sensori. Aprire troppo l’accesso alle riparazioni, nella loro lettura, può creare problemi di sicurezza e rispetto delle norme ambientali.

Agli automobilisti e alle officine che chiedono costi inferiori e meno vincoli fanno da contraltare i costruttori, decisi a difendere il controllo su componenti quantomai complessi. Con regole meno rigide dell’Epa, lo scontro tra gli attori coinvolti sarebbe destinato a crescere.

E non ci sarebbe da sorprendersi se la ricaduta andasse a interessare pure altri mercati. Lo stesso problema esiste, infatti, ovunque le vetture siano sottoposte ad aggiornamenti e diagnosi digitali, mentre i ricambi risultano sempre meno facili da gestire fuori dalla rete ufficiale autorizzata.

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