Il 2026 rischia di essere ricordato per il primo vero anno di un calo evidente delle vendite di auto in Cina. Nel primo semestre si sta assistendo a un netto crollo delle immatricolazioni. Con un mercato oramai ingolfato dalla presenza di una quantità straordinaria di vetture, data anche l’omogeneizzazione dei modelli alla spina, la naturale conseguenza è stata una guerra dei prezzi. I produttori cinesi per sperare di non arrestare la crescita devono puntare al mercato internazionale.
Geely, BYD e gli altri colossi si stanno espandendo a livello europeo, creando ulteriori difficoltà agli storici costruttori. La concorrenza si sta intensificando nel Vecchio Continente e i produttori con gli occhi a mandorla hanno l’obiettivo di acquisire o costruire da zero delle factory per evitare dazi. Una vera e propria invasione che è figlia soprattutto della crisi che si sta respirando sul mercato interno.
Fase di consolidamento
Gli esperti della borsa hanno spiegato che l’industria automobilistica cinese, che negli ultimi mesi ha dovuto affrontare forti difficoltà, ha bisogno di una profonda ristrutturazione. A causa della guerra in Medio Oriente con il rialzo dei prezzi del petrolio, le immatricolazioni di nuove auto in Cina hanno continuato a crollare nel mese scorso. Con un abbassamento progressivo, solo i brand già forti potranno consolidare la posizione apicale sul car market interno. Saranno pochi i costruttori che sopravvivranno alla recessione, mentre una percentuale ampia verrà inglobata dai colossi o scomparirà del tutto.
A inizio 2026, la CPCA (China Passenger Car Association) aveva immaginato una flessione dell’1% rispetto all’anno precedente. L’associazione automobilistica ha poi rivisto al ribasso le sue previsioni, stimando un calo dell’11%. Solo a maggio si è registrato un crollo 22% a 1,5 milioni di unità. Il car market full electric rappresenta ormai oltre il 60% delle novità in listino e forse anche per questo motivo è avvenuta una contrazione del 20% nei primi cinque mesi dell’anno. Chi ha acquistato negli anni precedenti una EV difficilmente investirà altri soldi per un modello di ultimissima generazione. Oramai c’è troppa scelta tra veicoli anche piuttosto simili tra loro che non hanno un carattere deciso e stanno solo ingolfando un sistema intasato.
Boom dell’elettrico finito?
I marchi teutonici stanno iniziando a faticare a competere nel mercato cinese dei veicoli elettrici. Colossi come Volkswagen, BMW e Mercedes devono gestire la crescente necessità di lanciare novità elettrificate in un mercato sempre più variegato, gestendo le difficoltà legate ai motori termici. C’è uno zoccolo duro di puristi che continua a preferire i motori a combustione interna ma il problema generale, a livello globale, è la quantità spropositata di novità elettrificate. Numerosi esperti ritengono che in futuro sopravvivranno solo dai 5 ai 10 produttori cinesi che hanno già basi molto solide.
L’auto elettrica, nella sua attuale evoluzione, sta generando una saturazione con pochi precedenti storici. In riferimento alla guerra dei prezzi, il CEO del produttore cinese Avita ha annunciato:
“Indicizzare semplicemente i prezzi è una strada senza uscita. Il problema principale nel mercato odierno risiede nella prevalenza di una concorrenza omogenea. Prodotti dall’aspetto identico, con configurazioni smart simili e fasce di prezzo molto ravvicinate hanno smorzato l’interesse dei consumatori”.