• 27 Maggio 2026 19:15

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Ruby ter: domani il ritorno in aula a 16 anni dalla “notte di Kharima”

Mag 27, 2026

AGI – “La sentenza di primo grado arriva dopo 8 anni, vuol dire che il sistema ha fallito”. Lo diceva l’allora pm Tiziana Siciliano, adesso in pensione, il 18 maggio 2022, cominciando la requisitoria del processo Ruby ter a carico di Silvio Berlusconi e di altre 28 persone concluso con le assoluzioni. E quanto a lentezza della macchina giudiziaria quella considerazione è ancora attuale.

16 anni fa la notte di Karima in questura, domani si apre un nuovo capitolo

Esattamente 16 anni fa, nella notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010, Kharima El Mahroug venne portata in Questura a Milano per un furto e indicata da Silvio Berlusconi come “la nipote di Mubarak“. Domani con inizio alle 9 e 30 nell’aula della seconda sezione penale della Corte d’Appello, in molti sentiranno il peso degli anni passati quando suonerà la campanella che aprirà un nuovo capitolo della saga giudiziaria nata dalle rivelazioni di ‘Ruby Rubacuori‘ nel primo decennio del millennio. Ventidue gli imputati nell’appello deciso dalla Cassazione tre anni fa per chiarire il nodo giuridico della presunta corruzione in atti giudiziari dopo che la falsa testimonianza si è prescritta. Manca la figura attorno alla quale è ruotata tutta la vicenda, Silvio Berlusconi, assolto dall’accusa di avere corrotto i testimoni, il cui ruolo sarà comunque al centro delle ricostruzioni di accusa e difesa. 

Assente Ruby in aula

E non ci sarà nemmeno Ruby mentre è in dubbio la partecipazione di qualcuna delle donne che frequentavano il ‘Bunga Bunga’ ad Arcore e vivevano nelle residenze di via Olgettina messe a disposizione dal premier. La relazione scritta che sintetizza i passaggi principali di inchieste e processi è già stata depositata dal pm Luca Gaglio e dal sostituto procuratore generale Luca Poniz e non sarà dunque letta in aula.

Due le questioni di costituzionalità in campo

I rappresentanti dell’accusa esporranno le loro richieste già domani a meno che il collegio non accolga o si prenda del tempo per valutare le eccezioni annunciate da parte delle difese. Due in particolare saranno delle questioni di costituzionalità. Una riguarderà il fatto che ai testimoni non viene spiegato che non sono pubblici ufficiali, la seconda che gli imputati non possono proporre un eventuale patteggiamento in appello perché sono stati assolti.

Il Tribunale li scagionò perché gli imputati per falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari avrebbero dovuto essere ascoltati come indagati dal momento che esistevano degli indizi di colpevolezza e quindi affiancati da un difensore. La Procura ricorse direttamente in Cassazione saltando l’appello, una scelta che si rivelo’ vincente perché gli ermellini, nel 2023, hanno rimandato gli atti a Milano.

E la Suprema Corte ha stabilito che i testimoni non avevano un ‘diritto al silenzio’ accogliendo la tesi del procuratore Roberto Aniello: “I requisiti formali della testimonianza risultavano tutti sussistenti: ammissione dei testi, citazione degli stessi, dichiarazioni rese previo impegno a dire la verità. La valutazione, successivamente intervenuta, della erroneità dell’audizione in qualità di testimoni degli attuali imputati non determina l’inesistenza giuridica della qualificazione come testimoni di soggetti che non erano nelle condizioni per acquisire tale qualità, né l’inesistenza giuridica dell’atto compiuto, cioè la testimonianza”.

L’accusa, i regali di Berlusconi per indurre le testimoni alla menzogna

Nella discussione dell’accusa si torneranno a evocare i 4,1 milioni in bonifici, case e auto a una ventina di giovani donne da parte di Berlusconi per indurle, secondo l’accusa, a dire menzogne nel processo al Cavaliere. Il remake dovrebbe essere breve, massimo due-tre udienze, lontanissimi quegli anni in cui il Palazzo di Giustizia era assediato dai cronisti di tutto il mondo che vedevano sfilare giovani, bellissime donne in aula nel processo all’uomo più potente d’Italia per il quale il verdetto definitivo, dopo la condanna di primo grado, resterà per sempre quello di un’assoluzione definitiva dalle accuse di prostituzione minorile per Ruby, di concussione per presunte pressioni sulla Questura in quella notte di cui ricorre l’anniversario e di corruzione in atti giudiziari per i fatti di cui si ridiscuterà domani.

 

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