AGI – La difesa delle democrazie occidentali non si gioca più soltanto sui confini geografici, ma anche – e soprattutto – nello spazio cibernetico e mediatico. Questo il tema centrale del convegno “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione”, svoltosi a Roma presso la sede del Parlamento europeo. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, giornalisti, accademici ed esperti di sicurezza e innovazione, tra cui Rita Lofano, direttore dell’AGI, Andrea Malaguti, direttore de La Stampa e Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos, per riflettere sulle strategie necessarie a rafforzare la resilienza democratica e il pluralismo.
Le guerre ibride odierne sfruttano un mix letale di strumenti tecnologici, piattaforme social, intelligenza artificiale, propaganda e cyberattacchi con un obiettivo preciso: influenzare le opinioni pubbliche, manipolare i processi elettorali e minare la stabilita’ internazionale. In questo contesto, il giornalismo, le istituzioni e il mondo della ricerca sono chiamati a ridefinire con urgenza regole, responsabilita’ e modelli di tutela della qualità informativa.
A tracciare i confini di questa minaccia è stato Derrick de Kerckhove, direttore scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia, che ha offerto una lucida analisi dell’attuale scenario: “Il punto di svolta delle guerre ibride è cognitivo: le fake news non cercano più solo di ingannare, ma di rompere l’orientamento. Quando una società non sa più a cosa credere, diventa governabile per shock, paura, appartenenza. In questo senso, la guerra si è spostata. Ormai riguarda il modo in cui percepiamo il reale”.
I dati sui canali di disinformazione russa in Italia
A conferma della capillarità di questa minaccia, sempre nel corso del convegno, l’allarme è stato rilanciato da Diego Ciulli, head of government affairs and public policy di Google per Italia, Grecia, Cipro e Malta, che ha integrato l’analisi con dati numerici precisi sulle offensive in atto nel nostro Paese: “Ogni giorno il nostro team specializzato di intelligence monitora 270 gruppi che riteniamo affiliati a Governi, controllando le loro attività di attacco. Tra questi ci sono vari tipi di offensive, ma quelle relative al tema della guerra ibrida legata alla disinformazione sono davvero molto significative.
Diamo periodicamente dei numeri su questo: nell’ultimo trimestre, solo su YouTube, abbiamo bloccato 1.256 canali di disinformazione russa in lingua russa, che sono probabilmente solo la punta dell’iceberg. Abbiamo bloccato una quarantina di canali indicizzati su Google News e su Discover che erano targettizzati sull’Italia; non erano in russo, erano in italiano, ma venivano organizzati e gestiti dalle stesse centrali operative”.
Come la tecnologia contrasta le fake news e l’IA
Quali contromisure stanno adottando i colossi del web contro la disinformazione?Partendo dal presupposto che il vero problema risiede nel modo in cui percepiamo la realtà, la tecnologia non può essere solo la causa del danno, ma deve diventare la prima soluzione. Un esempio concreto di questa nuova assunzione di responsabilità arriva direttamente dai colossi del web. In concomitanza con il dibattito sulle tutele informative, YouTube ha annunciato una svolta cruciale: la piattaforma rileverà e segnalerà automaticamente i contenuti creati con l’intelligenza artificiale. Fino a oggi, il servizio di streaming si era basato esclusivamente sulle dichiarazioni spontanee dei creators per etichettare i video generati da algoritmi.
In una nota ufficiale, l’azienda americana ha peroò chiarito il cambio di passo per garantire la massima trasparenza agli utenti: “Se un creatore non indica se ha usato l’IA o meno, ma i nostri sistemi rilevano un uso significativo di IA realistica, apporremo automaticamente un’etichetta”. I creatori avranno comunque la possibilità di contestare l’etichettatura in caso di errore da parte dei sistemi di monitoraggio. L’azienda ha inoltre precisato che questo meccanismo di controllo e classificazione non influenzerà in alcun modo le scelte dell’algoritmo di raccomandazione dei video.