• 21 Maggio 2026 11:37

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Nuova idea in MotoGP, cambio epocale con il passaggio da due moto a una

Mag 21, 2026

Dopo le polemiche scaturite nel corso dello scorso weekend a Barcellona, i vertici della classe regina del Motomondiale starebbero prendendo seriamente in considerazione l’idea di ridurre il numero a una sola moto per pilota a partire dalla stagione 2027, secondo le ultime indiscrezione riportate sul portale Motorsport.com.

Oltre a un abbattimento dei costi, chi distrugge la moto o rompe il motore non potrebbe ripartire. Pedro Acosta, ad esempio, non avrebbe potuto prendere parte ai duelli successivi della Catalogna. Lo stesso Pecco Bagnaia, terzo al traguardo, era stato immischiato nel corso del secondo start nella carambola con Johann Zarco e Luca Marini. Inoltre, al di là dei motivi di sicurezza, si ridurrebbe il gap tra coloro che dispongono nei team ufficiali di due moto perfette e pronte all’uso rispetto ai colleghi dei team satelliti che hanno meno risorse.

Misura da valutare

Nel 2027 la MotoGP cambierà faccia con il passaggio ai bolidi 850cc e sul tavolo delle trattative, a seguito delle penalità e degli incidenti del Montmelò, vi sarebbe anche la questione di affrontare le sfide con una sola moto. Il promotore del campionato da una parte, e i costruttori e i team dall’altra, stanno discutendo per apportare la rivoluzionaria modifica nel periodo compreso tra il 2027 e il 2031.

Per ora non si conoscono tutti i dettagli della trattativa, ma sarebbe nata su proposta dei Costruttori e potrebbe essere accolta da tutti per ridurre gli investimenti. Qualora dovesse entrare in vigore dal prossimo anno offrirebbe la possibilità alle squadre di limitare il numero di tecnici ai box, offrendo un risparmio sensibile nel corso di un intero ciclo tecnico. Spesso abbiamo assistito a piloti che fanno a pezzi gioielli milionari per poi risalire e completare il weekend in sella a un’altra moto.

Equiparare la MotoGP alle altre classi

Con la modifica i rider della top class si troverebbero in condizioni simili a quelle dei giovani della Moto2 e della Moto3, che dal 2010 hanno a disposizione un solo modello, per quanto ci sia chi possa montarne un secondo, completamente intero, a partire dai pezzi immagazzinati nei camion. Per la concreta attuazione della nuova norma occorre passare attraverso i processi di voto con l’approvazione finale della Commissione GP. Persino in F1 la FIA ha scelto di vietare vetture di riserva, note come muletti.

I piloti alla Marc Marquez, con la proverbiale attitudine a rischiare la caduta per verificare il limite, potrebbero non accogliere favorevolmente il cambiamento. Ma c’è una logica dietro alla proposta che potrebbe seguire un protocollo simile a quello della Superbike. Nel campionato delle moto derivate di serie, ogni centauro dispone di un solo mezzo, ma ne ha un altro conservato, o nella parte posteriore del box, o nel camion, ma senza omologazione per girare. Nel caso in cui si verifichi una caduta che provochi danni irreparabili a uno dei componenti sensibili, come il telaio, la squadra richiede l’assistenza dei periti tecnici del campionato, che analizzano il guasto e devono autorizzare che quell’unità tenuta dietro le quinte possa scendere in pista.

Nell’approccio alla sfida, a livello strategico, cambierebbero molti fattori in merito alla messa a punto. E cosa avverrebbe in caso di gare che diventano bagnate? Nel WorldSBK l’organizzazione obbliga i piloti a effettuare una sosta ai box, dove i meccanici eseguono un cambio gomme, con un tempo minimo stabilito per farlo, evitando rischi.

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