• 3 Maggio 2026 23:53

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F1, GP Miami: Leclerc forza i limiti della Ferrari e rompe la SF-26

Mag 3, 2026

Ferrari voleva il passo in avanti per chiudere al meglio il fine settimana di Miami. La F1 a batteria è una cosa seria, però, specie se la gestione dell’energia non è buona. Il tracciato della Florida non aiuta la Rossa, che paga davvero tanto sulle rette. Serviva un acuto che puntualmente non è arrivato. Al termine del Gran Premio, con un colpo di scena finale, le SF-26 tagliano il traguardo in sesta e settima posizione.

Leclerc vola via

Inizia col botto. Allo spegnimento dei semafori Leclerc ha un riflesso felino, svernicia la W17 di Antonelli e sfrutta l’errore di valutazione di Verstappen: l’olandese tira una staccata disperata arrivando al bloccaggio, ma il monegasco evita chirurgicamente il contatto e si prende la leadership davanti all’italiano e al duo McLaren. Nel mentre dietro è il caos.

Hamilton canna lo stacco frizione, ingaggia un duello con Colapinto e ha la peggio. Il contatto gli costa caro, generando danni evidenti a pance e fondo, stimati in ben 15 punti di carico aerodinamico persi. Dal muretto, l’ingegnere Carlo Santi fa da pompiere, chiedendo di estrarre il massimo dal pacchetto, escludendo il pit-stop vista l’impossibilità di riparare la struttura ai box.

La gara si accende al giro 4: Kimi Antonelli, forte di una gestione dell’energia superiore, passa la SF-26. Leclerc non ci sta, mappa in overtake mode e gli restituisce il favore in curva 11. Neanche il tempo di respirare e la direzione gara chiama la Safety Car: Isack Hadjar finisce a muro in curva 15, mentre Gasly si cappotta clamorosamente alla 17 dopo un contatto con una Racing Bulls.

Esposta la doppia bandiera gialla, il muretto Ferrari non abbocca: rientrare ai box per montare gomme da portare fino alla fine è un azzardo prematuro. La chiamata è perfetta. Durante i sei giri e mezzo di neutralizzazione per la pulizia dei detriti, il focus in abitacolo è tutto sul warm-up maniacale delle coperture.

I limiti della SF-26 emergono

Al restart Leclerc gestisce da manuale lo strappo, mantenendo la testa, mentre Hamilton prova invano ad approfittare della bagarre tra Russell e Piastri. Ma è qui che i limiti della monoposto di Maranello vengono a galla impietosamente. Norris, sbarazzatosi di Antonelli, bracca la numero 16: sfruttando a pieno l’overtake mode, l’inglese passa a condurre.

Ne approfitta anche Antonelli, ma Charles incrocia e si riprende la posizione quattro curve dopo, per poi cederla nuovamente al giro successivo. Mentre Hamilton, pur menomato aerodinamicamente, riesce a non perdere troppo terreno da Russell. Bryan Bozzi apre le comunicazioni radio con Leclerc, chiamando il “Plan A” e dettando i target di gestione.

Tuttavia, l’efficienza della Power Unit Mercedes numero 81 fa la differenza. Piastri si incolla agli scarichi della Rossa e affonda il colpo; Leclerc risponde e si riprende la terza piazza, ma la telemetria visiva è inequivocabile: la capacità energetica della MCL40 è di un’altra categoria rispetto alla SF-26, afflitta peraltro da un fastidioso sottosterzo denunciato dallo stesso pilota.

La danza dei pit stop e l’undercut Mercedes

Con l’incognita pioggia ventilata via radio, al giro 20 il focus si sposta interamente sulla gestione gomma per centrare la finestra del pit-stop. La Mercedes rompe gli indugi fermando Russell per tentare l’undercut su Piastri e Leclerc. La reazione del muretto Ferrari è immediata, ma l‘esecuzione ai box è imperfetta: una fatale esitazione sull’anteriore destra costa a Charles il track position sul britannico.

Rientrato nel traffico e frustrato in radio, Leclerc deve ricostruire la sua gara. Nelle retrovie, lo stint di recupero di Verstappen (fermatosi già al giro 7 dopo il testacoda inaugurale) miete vittime: l’olandese salta un Hamilton in crisi nera. Il box Mercedes richiama il sette volte iridato per un lungo check vettura, rimandandolo in pista nono con mescola Hard alle spalle di Sainz.

Davanti, la SF-26 dimostra un passo eccellente nel dirty air: Leclerc ingaggia una battaglia serrata con Russell e lo infila, mettendosi a caccia di Colapinto. Da li a poco l’argentino regala a Charles il fondamentale” free air“, realizzando finalmente la sosta.

Il dramma finale della Ferrari

Il mirino di Leclerc si sposta su Verstappen, distante oltre 4 secondi davanti ma obbligato al tyre saving estremo per arrivare in fondo. Davanti, la gara vive di elastici: Russell va in crisi di gomma, perdendo 3 secondi in 4 giri dalla Ferrari, e viene fagocitato da Piastri. L’effetto yo-yo del duo di testa favorisce Leclerc, che congela il ritmo puntando dritto al podio. A 20 giri dal termine inizia l’assalto.

A -15 passaggi il gap sull’olandese crolla a 2,6s. Cinque tornate dopo, Charles è negli scarichi del campione del mondo. Il duello rusticano va in scena sul rettilineo principale con il sorpasso della Rossa, vanificato dal controsorpasso Red Bull tre curve più in là. È nel T2 che Leclerc compie il capolavoro: spreme al massimo la batteria e l’overtake mode per chiudere la pratica. Verstappen crolla e cede il passo anche a Piastri.

Gli ultimi 8 giri sono un thriller psicologico. Bozzi predica concentrazione. La lotta per l’ultimo gradino del podio si accende negli ultimi due passaggi: Piastri affonda l’attacco decisivo e passa. Leclerc, rifiutando la resa, prepara aggressivamente la traiettoria per il contro sorpasso e la SF-26 lo tradisce: perde il posteriore, va in testacoda e sbatte contro le barriere piegando la sospensione.

Con puro orgoglio agonistico, Charles trascina la vettura sotto la bandiera a scacchi, perdendo altre due posizioni a vantaggio di Russell e Verstappen. Un sesto posto (con Hamilton settimo alle spalle del compagno) che sa di fiele. Al di là del colpo di scena, la sentenza di questo GP è chiara: senza un massiccio step evolutivo sull’efficienza della Power Unit, competere per il vertice resterà un’impresa disperata.

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