AGI – Il primo step dell’ inchiesta sugli arbitri sarà il 30 aprile quando è fissato l’interrogatorio del designatore dei direttori di gara autosospesosi ieri Gianluca Rocchi davanti al pm della procura di Milano, Maurizio Ascione. “Dobbiamo ancora decidere se rispondere alle domande del pm o avvalerci della facoltà di non rispondere. Le contestazioni sono generiche, non si capisce molto”, ha affermato l’avvocato Antonio D’Avirro a proposito della strategia difensiva che intenderà adottare.
“Non sappiamo chi sono le persone che avrebbero concorso all’ipotesi di reato – ha aggiunto il penalista -. L’eventuale frode sportiva riguarderebbe una gara il cui risultato non è stato alterato, il rigore c’era”. Quanto ai mezzi di prova che potrebbero essere stati utilizzati per carpire i presunti accordi sulle designazioni a San Siro, il legale afferma che l’ipotesi di reato di frode sportiva “li consente”.
Quando nasce l’inchiesta penale
L’incipit dell’inchiesta che sta scuotendo il mondo del calcio può essere fissato al 23 luglio 2025 quando, secondo quanto apprende l’AGI, l’assistente arbitrale Domenico Rocca venne convocato come persona informata sui fatti dal pubblico ministero Maurizio Ascione. Il confronto col magistrato si svolse in una caserma della Guardia di Finanza e durò un paio d’ore.
Rocca ripercorse il contenuto dell’esposto del maggio 2025 in cui denunciava, tra le altre cose, le presunte ‘bussate’ del designatore Gianluca Rocchi per ‘orientare’ le decisioni degli addetti alla sala Var a Lissone, poi archiviato in modo repentino dalla giustizia sportiva.
L’archiviazione sportiva
Nessuna motivazione delle ragioni dell’archiviazione e nemmeno il verbale con le sue dichiarazioni vennero consegnate all’autore della denuncia che ha innescato l’inchiesta.
La nota della Figc
Il 29 luglio 2025 la Figc diffuse una nota in cui si leggeva: “Si comunica che le indagini relative al procedimento in oggetto sono concluse e che, allo stato, non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare“.
La scelta della giustizia ordinaria
Quando venne sentito in Procura Federale, Rocca fece presente ai suoi interlocutori che comunque, indipendentemente dall’esito del procedimento sportivo, avrebbe seguito la strada della giustizia ordinaria, cosa che poi ha fatto.
La nota del procuratore federale Chinè
“Poichè in queste ultime ore alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti, all’esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della Figc che mi onoro di guidare, ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma”. Lo dichiara in una nota il procuratore federale della Figc, Giuseppe Chinè, in merito al ‘caso Rocchi’ che ha scosso il mondo del calcio.
“A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un’indagine sportiva, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente – prosegue Chinè – All’esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato AIA”.
“Perchè Rocca non ha ricevuto la motivazione dell’archiviazione”
Tutti i testi negarono interferenze di Gianluca Rocchi a Lissone sugli addetti al Var ma le motivazioni dell’archiviazione dell’esposto di Domenico Rocca non sono conoscibili al pubblico e nemmeno al diretto interessato a meno che non faccia un accesso agli atti. E’ questo il pensiero del procuratore federale Giuseppe Chinè interpellato dall’AGI. “Il Codice di giustizia sportiva non riconosce il diritto di Domenico Rocca a ricevere la motivazione dell’archiviazione del suo esposto. Ma se chi ha presentato l’esposto fa l’istanza di accesso motivandola, ad esempio, con l’esigenza di conoscere le motivazioni per usarle in un processo penale, civile o amministrativo l’atto gli viene consegnato. Ma Rocca non propose mai istanza di accesso” afferma il procuratore federale rispondendo a una domanda sul perchè l’ex assistente arbitrale da cui è partita l’indagine penale sul designatore Gianluca Rocchi non abbia avuto contezza delle ragioni per cui il suo esposto sulle presunte ‘bussate’ a Lissone, presentato nel maggio 2025, venne archiviato a luglio. “L’archiviazione venne motivata ovviamente – aggiunge -. La sintesi è che tutti i testimoni presenti a Lissone, in sala Var, avevano negato qualsiasi interferenza di Rocchi con la normale attività dei varisti”. Le motivazioni dunque non sono ostensibili ai media: “E’ un atto riservato – precisa Chinè -. Ovviamente noto alla Procura Generale del Coni che l’ha condivisa”.
AGI – Il primo step dell’ inchiesta sugli arbitri sarà il 30 aprile quando è fissato l’interrogatorio del designatore dei direttori di gara autosospesosi ieri Gianluca Rocchi davanti al pm della procura di Milano, Maurizio Ascione. “Dobbiamo ancora decidere se rispondere alle domande del pm o avvalerci della facoltà di non rispondere. Le contestazioni sono generiche, non si capisce molto”, ha affermato l’avvocato Antonio D’Avirro a proposito della strategia difensiva che intenderà adottare.
“Non sappiamo chi sono le persone che avrebbero concorso all’ipotesi di reato – ha aggiunto il penalista -. L’eventuale frode sportiva riguarderebbe una gara il cui risultato non è stato alterato, il rigore c’era”. Quanto ai mezzi di prova che potrebbero essere stati utilizzati per carpire i presunti accordi sulle designazioni a San Siro, il legale afferma che l’ipotesi di reato di frode sportiva “li consente”.
Quando nasce l’inchiesta penale
L’incipit dell’inchiesta che sta scuotendo il mondo del calcio può essere fissato al 23 luglio 2025 quando, secondo quanto apprende l’AGI, l’assistente arbitrale Domenico Rocca venne convocato come persona informata sui fatti dal pubblico ministero Maurizio Ascione. Il confronto col magistrato si svolse in una caserma della Guardia di Finanza e durò un paio d’ore.
Rocca ripercorse il contenuto dell’esposto del maggio 2025 in cui denunciava, tra le altre cose, le presunte ‘bussate’ del designatore Gianluca Rocchi per ‘orientare’ le decisioni degli addetti alla sala Var a Lissone, poi archiviato in modo repentino dalla giustizia sportiva.
L’archiviazione sportiva
Nessuna motivazione delle ragioni dell’archiviazione e nemmeno il verbale con le sue dichiarazioni vennero consegnate all’autore della denuncia che ha innescato l’inchiesta.
La nota della Figc
Il 29 luglio 2025 la Figc diffuse una nota in cui si leggeva: “Si comunica che le indagini relative al procedimento in oggetto sono concluse e che, allo stato, non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare”.
La scelta della giustizia ordinaria
Quando venne sentito in Procura Federale, Rocca fece presente ai suoi interlocutori che comunque, indipendentemente dall’esito del procedimento sportivo, avrebbe seguito la strada della giustizia ordinaria, cosa che poi ha fatto.
La nota del procuratore federale Chinè
“Poichè in queste ultime ore alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti, all’esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della Figc che mi onoro di guidare, ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma”. Lo dichiara in una nota il procuratore federale della Figc, Giuseppe Chinè, in merito al ‘caso Rocchi’ che ha scosso il mondo del calcio.
“A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un’indagine sportiva, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente – prosegue Chinè – All’esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato AIA”.
“Perchè Rocca non ha ricevuto la motivazione dell’archiviazione”
Tutti i testi negarono interferenze di Gianluca Rocchi a Lissone sugli addetti al Var ma le motivazioni dell’archiviazione dell’esposto di Domenico Rocca non sono conoscibili al pubblico e nemmeno al diretto interessato a meno che non faccia un accesso agli atti. E’ questo il pensiero del procuratore federale Giuseppe Chinè interpellato dall’AGI. “Il Codice di giustizia sportiva non riconosce il diritto di Domenico Rocca a ricevere la motivazione dell’archiviazione del suo esposto. Ma se chi ha presentato l’esposto fa l’istanza di accesso motivandola, ad esempio, con l’esigenza di conoscere le motivazioni per usarle in un processo penale, civile o amministrativo l’atto gli viene consegnato. Ma Rocca non propose mai istanza di accesso” afferma il procuratore federale rispondendo a una domanda sul perchè l’ex assistente arbitrale da cui è partita l’indagine penale sul designatore Gianluca Rocchi non abbia avuto contezza delle ragioni per cui il suo esposto sulle presunte ‘bussate’ a Lissone, presentato nel maggio 2025, venne archiviato a luglio. “L’archiviazione venne motivata ovviamente – aggiunge -. La sintesi è che tutti i testimoni presenti a Lissone, in sala Var, avevano negato qualsiasi interferenza di Rocchi con la normale attività dei varisti”. Le motivazioni dunque non sono ostensibili ai media: “E’ un atto riservato – precisa Chinè -. Ovviamente noto alla Procura Generale del Coni che l’ha condivisa”.