• 24 Aprile 2026 15:01

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Polizia usa il laccio per bloccare auto, ma finisce malissimo: schianto fatale

Apr 24, 2026

Il sole del sud della California non perdona, specialmente quando riflette sul metallo di decine di volanti lanciate a tutta velocità. A Jurupa Valley, quello che era iniziato come un inseguimento ad alta tensione durato quasi un’ora, si è concluso nel modo più drammatico possibile. Nonostante l’impiego del Grappler, un dispositivo di ultima generazione progettato proprio per evitare esiti fatali, la cronaca ha registrato l’ennesima morte sull’asfalto americano.

Inseguimento per un’ora

Tutto è iniziato con un rifiuto di fermarsi all’alt. Per circa un’ora la Polizia ha dato un’estenuante caccia al guidatore di una berlina, che continuava a seminare il panico tra le strade della contea incurante delle possibili conseguenze. Negli Stati Uniti, gli inseguimenti sono quasi un genere televisivo a sé stante: le emittenti locali hanno alzato in volo gli elicotteri, trasmettendo in diretta ogni manovra.

Con il passare dei minuti e l’aumentare della velocità, il rischio è diventato insostenibile e così gli agenti hanno deciso di intervenire con il Grappler Police Bumper. Se non ne avete mai sentito parlare, sappiate che questo dispositivo dalla struttura a “Y” viene montato sul paraurti anteriore del mezzo di pattuglia e, una volta attivato, abbassa una rete di cinghie in nylon ad alta resistenza. Il funzionamento appare semplice: l’agente si avvicina allo pneumatico posteriore del fuggitivo e la rete blocca all’istante la rotazione della ruota, avvolgendosi attorno all’asse.

Almeno sulla carta, lo strumento permette di immobilizzare il veicolo in modo controllato, più sicuro rispetto alla classica manovra PIT (lo speronamento laterale per far girare l’auto su se stessa) o alle strisce chiodate, che spesso causano lo scoppio degli pneumatici e la conseguente perdita totale di aderenza sull’asfalto.

Il drammatico epilogo e le indagini

Le immagini aeree riprendono il momento esatto in cui la teoria si frantuma contro la pratica. Non appena le due auto sono entrate in contatto e la rete ha tentato di fare presa, la berlina in fuga ha sbandato in maniera violenta. In una manciata di secondi, il mezzo è diventato un proiettile impazzito, finendo la propria corsa contro un muro di cemento a una velocità tale da non lasciare scampo al conducente. Sotto l’occhio della telecamera, l’uomo al volante è morto sul colpo, mentre un groviglio di lamiere rimaneva l’unica, muta testimonianza di una giornata da incubo.

Le autorità hanno subito aperto un’indagine per omicidio colposo. Resta ancora tutto da scoprire se si sia verificato un errore umano nella manovra, un guasto meccanico del dispositivo o se l’alta velocità abbia reso vana qualsiasi tecnologia di contenimento. A differenza di quanto accade lungo le strade italiane, dove gli inseguimento tendono a risolversi in pochi chilometri a causa della conformazione urbana, oltreoceano le grandi highway permettono andature folli e, perciò, l’adozione di strumenti estremi.

Oltre a scuotere la sensibilità collettiva, l’epilogo amaro riaccende le polemiche sui metodi adottati dalle Forze dell’Ordine. Il Grappler è davvero meno pericoloso di uno speronamento? O è solo un modo diverso per rendere spettacolari interventi che portano con sé un rischio intrinseco ineliminabile? Il dibattito è aperto.

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