• 17 Aprile 2026 15:37

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Andamento prezzi carburante, il pieno costa due euro in meno

Apr 17, 2026

L’ombra del conflitto in Iran e la tensione costante lungo lo Stretto di Hormuz hanno tenuto l’Europa, e in particolare l’Italia, col fiato sospeso per settimane. Il blocco di quella che è considerata l’arteria vitale del commercio petrolifero mondiale ha innescato un’ondata di rincari che ha pesato come un macigno sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane. Tuttavia, dopo giorni di incertezza e prezzi alle stelle, il monitoraggio del mercato dei carburanti inizia a mostrare i segni di una fragile ma preziosa tregua.

Giorni di tensione

Nelle ultime settimane, il timore di un’interruzione prolungata delle forniture aveva spinto le quotazioni verso l’alto, raggiungendo un picco critico giovedì 9 aprile. In quella data, le medie nazionali in modalità self-service avevano toccato vette allarmanti: la benzina era arrivata a 1,792 euro/litro, mentre il gasolio aveva sfondato la barriera dei 2,184 euro/litro.

Lungo la rete autostradale, la situazione appariva ancora più drammatica, con cifre che superavano rispettivamente la soglia di 1,82 euro per la verde e 2,20 euro per il diesel. Era il culmine di una tempesta perfetta, alimentata dall’instabilità geopolitica e dalla speculazione sui mercati internazionali.

Tuttavia, i dati più recenti comunicati dal Ministero delle Imprese, delineano uno scenario meno teso e segnano un’inversione di tendenza rispetto ai rincari precedenti. Sebbene i prezzi restino su livelli storicamente elevati, è iniziata una lenta ma costante discesa. Questa “piccola tregua” è dovuta a una parziale stabilizzazione dei mercati che ha permesso una timida flessione dei listini alla pompa.

Carburanti in calo

Il protagonista assoluto di questo calo è il gasolio, che sta guidando la discesa con una flessione decisamente più marcata rispetto alla benzina. In soli sette giorni, il prezzo del diesel ha perso esattamente 5 centesimi al litro, attestandosi su una media nazionale di 2,134 euro. Per gli automobilisti, questo si traduce in un risparmio tangibile: oggi un pieno da 50 litri di gasolio costa 2,50 euro in meno rispetto alla settimana precedente. Anche la benzina ha iniziato a calare, sebbene in modo più contenuto, scendendo a una media di 1,773 euro/litro con un risparmio di circa 1,9 centesimi rispetto ai picchi di inizio mese.

L’analisi territoriale rivela inoltre dinamiche curiose su dove convenga effettivamente fermarsi a fare rifornimento in questa fase di calo. Se per la benzina la discesa dei prezzi è stata leggermente più accentuata lungo le tratte autostradali, contribuendo a ridurre il tradizionale divario con i prezzi urbani, la situazione è diametralmente opposta per il diesel.

Per chi viaggia su mezzi a gasolio, rimane decisamente più conveniente fare il pieno nei centri abitati prima di imboccare il casello, poiché nei distributori urbani il calo è stato quasi il doppio rispetto a quello registrato sulla rete autostradale.

Vige la prudenza

Nonostante questi segnali positivi, gli esperti invitano alla prudenza. In un contesto di forte volatilità legato all’evoluzione del conflitto mediorientale, questa flessione non rappresenta ancora una svolta decisiva, ma probabilmente più un segnale di respiro in un mercato che rimane estremamente sensibile agli eventi esterni.

La tregua attuale permette agli automobilisti di guardare al tabellone dei prezzi con meno ansia rispetto a pochi giorni fa, ma la strada verso una stabilizzazione definitiva appare ancora strettamente legata agli equilibri precari della geopolitica internazionale.

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