• 9 Aprile 2026 13:52

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Caro carburanti, il ministro Urso punta il dito contro le compagnie petrolifere

Apr 9, 2026

La tregua tra Usa, Israele e Iran ha determinato un calo repentino nella giornata di ieri del prezzo del petrolio: il Brent è sceso fino a 91,70 dollari al barile, una diminuzione di circa il 16% rispetto ai 109,27 dollari del giorno precedente, con ricadute positive anche sulle principali borse internazionali. Dopo che Washington e Teheran hanno concordato una tregua di due settimane, ora si attende una risposta delle compagnie petrolifere.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha presieduto la Commissione, convocata per affrontare l’escalation della crisi in Medio Oriente, chiedendo a gran voce un adeguamento immediato dei prezzi presso i distributori. Da oltre un mese il prezzo del diesel e della benzina è schizzato alle stelle, ma la responsabilità sarebbe tutta delle compagnie petrolifere.

La verità sui rincari

La tregua momentanea potrebbe rappresentare solo una piccola boccata d’ossigeno. Secondo gli analisti in prospettiva, anche con un accordo definitivo di pace, Teheran potrebbe tornare a minacciare la chiusura dello Stretto più frequentemente. Urso, in una nota, ha spiegato che “sulla rete dei distributori italiani non risultano diffusi fenomeni speculativi, al netto di una ventina di casi già segnalati da Mister Prezzi e ora all’esame dei militari delle Fiamme Gialle”.

La questione è delicata perché il problema sarebbe a monte nella filiera petrolifera. In base a quanto ammesso dal Mimit, la crescita dei prezzi dei prodotti raffinati ha generato sensibili adeguamenti al rialzo dei prezzi delle più importanti compagnie petrolifere. Aumenti che ora non sono giustificati nemmeno da una carenza oggettiva di prodotto raffinato sul mercato. La speculazione quindi arriverebbe dai piani alti; Eni, Q8, Ip, Tamoil e Api conseguentemente sono state convocate al ministero delle Imprese. Il taglio delle accise è stato prolungato sino al termine del mese di aprile perché le tensioni non sembrano destinate ad arrestarsi.

Controlli più serrati

Urso si è confrontato con Giancarlo Giorgetti, titolare del Mef, per vagliare l’evoluzione di un fenomeno speculativo che deve terminare al più presto. Essendo colata a picco la quotazione del gasolio, è possibile che nei prossimi giorni si assista a un calo sensibile. Verranno rafforzati i controlli della Guardia di finanza su tutta la filiera distributiva dei carburanti. L’obiettivo rimane l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e la pubblicità dei prezzi al consumo, vagliando anche il mercato dei prodotti energetici.

Si tema un effetto rallentato dell’adeguamento dei prezzi. La tregua annunciata nella giornata di ieri in merito al conflitto quantomeno ha generato un abbassamento del costo del gas internazionale. Urso ha ampliato il discorso anche ai rincari dei prezzi dei carburanti nel settore aereo:

“Non c’è alcuna giustificazione perché aumentino, soprattutto alla luce di quanto avvenuto stanotte con la tregua. Qualunque forma di speculazione sarà colpita alla fonte”.

Vedremo come risponderanno le quattro grandi aziende di distribuzione dei carburanti. Il ministro, infine, ha ammesso che se tutti gli esportatori di energia del Golfo stoppassero la produzione nel giro di pochi giorni, il prezzo del petrolio salirebbe nuovamente sopra i 150 dollari al barile. La situazione rimane molto delicata per l’Italia, già alle prese da tempo con una crisi che sembra non finire mai.

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