Prima dei successi nei rally, prima delle livree iconiche e delle vittorie che hanno fatto il giro del mondo, Lancia era sinonimo di eleganza, innovazione e lusso tecnico. Un marchio capace di osare, spesso anche più degli altri. Ma proprio questo coraggio, a volte, ha avuto un prezzo. La Lancia Gamma nasce in uno di quei momenti: un’auto pensata per rilanciare l’immagine della Casa di Chivasso nel segmento di lusso, in un periodo complesso, fatto di crisi industriali e cambiamenti profondi.
Eppure, nonostante contenuti tecnici raffinati e uno stile destinato a influenzare le berline degli anni successivi, la Gamma non riuscì mai davvero a imporsi. Troppo sofisticata, troppo diversa, forse semplicemente arrivata nel momento sbagliato. Una storia che oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, merita di essere riletta con occhi diversi.
Uno sviluppo pieno di complicazioni
Per capire la Lancia Gamma bisogna tornare alla fine degli anni Sessanta. È un periodo difficile per Lancia, che dopo il successo di modelli iconici come la Flaminia fatica a trovare una nuova direzione. L’ultima serie dell’Appia non convince e serve un progetto capace di riportare il marchio ai vertici del segmento premium. In questo contesto nasce l’idea della Gamma. Un’ammiraglia moderna, tecnologica, in grado di confrontarsi con le migliori proposte europee. Ma il percorso è tutt’altro che lineare.
L’accordo tra Fiat e Citroen complica lo sviluppo. Le due aziende prevedono una collaborazione tecnica che coinvolge anche Lancia, con l’obiettivo di creare modelli complementari. Tuttavia, le tensioni tra i partner portano a una rottura improvvisa. Il risultato è un progetto da ripensare quasi completamente. Molte soluzioni tecniche già sviluppate devono essere abbandonate o riviste, costringendo i tecnici Lancia a ripartire praticamente da zero. Questo allunga i tempi e rende la Gamma un’auto figlia di compromessi, ma anche di grande ingegno.
La scelta del motore boxer
Uno degli aspetti più interessanti della Gamma è la scelta del motore. In un’epoca in cui le ammiraglie puntano su architetture più tradizionali, Lancia decide di seguire una strada diversa. Vengono prese in considerazione diverse opzioni, tra cui il V6 della Flaminia e quello utilizzato sulla Dino. Ma alla fine la scelta ricade su qualcosa di completamente nuovo: un quattro cilindri boxer progettato da zero.
È una decisione coraggiosa. Il motore boxer permette di abbassare il baricentro e migliorare la stabilità, oltre a garantire un funzionamento fluido e silenzioso. Realizzato con largo impiego di alluminio, il 2,5 litri sviluppa circa 140 CV, offrendo un’erogazione progressiva e raffinata, perfetta per una vettura di rappresentanza.
Per il mercato italiano viene introdotta anche una versione da due litri da 120 CV, necessaria per evitare la penalizzante tassazione sulle cilindrate superiori. Una soluzione che dimostra ancora una volta quanto il contesto economico e normativo influenzi lo sviluppo delle automobili di quegli anni.
Stile firmato da Pininfarina
Quando la Gamma viene finalmente presentata nel 1976, il primo elemento che colpisce è il design. La firma è quella di Pininfarina, sinonimo di eleganza e innovazione. Le linee sono pulite, tese, moderne. La coda tronca e il profilo affilato del tetto anticipano soluzioni che diventeranno comuni negli anni successivi. È una berlina che guarda avanti, che non ha paura di rompere con il passato.
Anche l’aerodinamica è curata con attenzione, con un coefficiente di resistenza di circa 0,37, un valore notevole per l’epoca. Ma la Gamma non è solo forma: è anche sostanza. L’abitacolo è progettato per offrire il massimo comfort. Materiali di qualità, finiture curate e una disposizione degli spazi pensata per il relax dei passeggeri. È una Lancia nel senso più puro del termine: sofisticata, elegante, diversa.
Il successo della versione Coupé
Se la berlina fatica a conquistare il mercato, la storia cambia completamente con la versione Coupé. Disegnata sempre da Pininfarina, la Gamma Coupé è una vera gran turismo. Più bassa, più filante, più emozionale. Le proporzioni sono perfette e il design riesce a esprimere un equilibrio raro tra sportività ed eleganza. Gli interni, curati da Pietro Stroppa, rafforzano questa sensazione. Ogni dettaglio è studiato per offrire un’esperienza di guida e di viaggio superiore.
Il pubblico risponde positivamente. La Coupé riesce a ottenere un successo decisamente maggiore rispetto alla berlina, tanto da oscurarla in parte. È il segno che la Gamma, quando interpretata in chiave più emozionale, riesce davvero a esprimere tutto il suo potenziale.
La seconda generazione
Per cercare di rilanciare la Gamma e rendere attuali alcune caratteristiche figlie della lunga progettazione, Lancia tenta di rilanciare la berlina e la coupé con una serie di aggiornamenti già nel 1979. Il cuore del nuovo progetto è in particolare l’affidabilità, punto critico del propulsore boxer. Vengono così prodotti dei miglioramenti meccanici che portano poi al debutto della seconda serie con importanti novità.
La più rilevante è l’adozione dell’iniezione elettronica Bosch L-Jetronic sul motore 2,5 litri, che migliora sia l’efficienza che l’affidabilità. Anche dal punto di vista estetico si notano delle modifiche, in particolare all’anteriore, dove calandra e paraurti vengono ridisegnati. L’abitacolo invece viene completamente rivisto per rispondere alle necessità del tempo, con un design rinnovato e rivestimenti firmati da Ermenegildo Zegna.
Una fine prematura
Nonostante gli sforzi, la Gamma non riesce mai a raggiungere il successo commerciale sperato. Le vendite restano basse e il modello fatica a trovare una propria identità nel mercato. Nel 1981 la produzione viene drasticamente ridimensionata. La Gamma continua a essere costruita quasi su ordinazione, in una sorta di lenta uscita di scena. Nel 1984 arriva la fine definitiva. In totale vengono prodotti poco più di 22.000 esemplari, un numero molto contenuto per un’auto di questo tipo.
Un’eredità da riscoprire
Oggi la Lancia Gamma è spesso ricordata come un’occasione mancata. Ma questa lettura è forse troppo superficiale. La Gamma è stata un’auto coraggiosa, capace di introdurre soluzioni tecniche e stilistiche avanzate per il suo tempo. Ha anticipato tendenze, sperimentato nuove strade e cercato di ridefinire il concetto stesso di ammiraglia.
Il suo insuccesso commerciale è legato a molti fattori: il contesto economico, la tempistica, alcune criticità tecniche. Ma non cancella il valore del progetto. Anzi, proprio queste caratteristiche la rendono oggi un’auto affascinante, capace di raccontare un’epoca in cui Lancia non aveva paura di osare.