• 25 Marzo 2026 10:50

Corriere NET

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Caro carburanti, la Cina taglia gli aumenti: scattano le misure d’emergenza

Mar 25, 2026

Il mercato globale dell’energia trema e le ripercussioni arrivano dritte al portafoglio degli automobilisti, partendo dall’Asia. Lunedì, la Cina ha varato misure d’emergenza volte al contenimento dell’esplosione dei prezzi del carburante, alzando i tetti regolamentati per benzina e diesel. Una mossa obbligata, figlia delle tensioni geopolitiche che vedono contrapposti Stati Uniti, Israele e Iran, ma che Pechino ha cercato di attenuare.

Il Governo ha, infatti, deciso di limitare l’aumento a circa la metà di quanto previsto dal meccanismo automatico di calcolo. Nonostante lo “sconto” di Stato, gli adeguamenti restano i più consistenti mai registrati nella storia del Paese, portando i prezzi vicini ai picchi toccati nel 2022, all’indomani dell’invasione russa in Ucraina.

I numeri del rincaro

La National Development and Reform Commission (NDRC), l’organo deputato a governare la pianificazione economica locale, ha ufficializzato che i prezzi massimi al dettaglio saliranno di 1.160 yuan (circa 168 dollari) per tonnellata per la benzina e di 1.115 yuan per il diesel. Se il meccanismo fosse stato applicato senza filtri, la mazzata sarebbe stata doppia: oltre 2.200 yuan di aumento. Il pianificatore statale ha spiegato la logica del provvedimento:

“Per attutire l’impatto, alleggerire l’onere sugli utenti a valle e sostenere la stabilità economica e sociale, le autorità hanno introdotto controlli temporanei all’interno del quadro tariffario esistente”

Per un comune cittadino si tratta di un impatto tangibile: un pieno da 50 litri di benzina a 92 ottani costerà circa 6,5 dollari in più. Su larga scala la cifra rischia di paralizzare i consumi.

Corsa ai distributori e assalto ai social

L’annuncio ha scatenato il panico. Già dalla serata di domenica, dopo che il colosso Sinopec aveva avvisato i clienti tramite SMS dell’imminente rincaro invitandoli a fare rifornimento in anticipo, le stazioni di servizio di tutto il Paese sono state prese d’assalto. Le immagini delle code chilometriche hanno fatto il giro del web, alimentando il dibattito sulla transizione energetica.

Proprio sui social, il malumore si è trasformato in consiglio per gli acquisti. Un utente di Shanghai, pubblicando la foto di una fila interminabile presso una stazione PetroChina, ha commentato drasticamente:

“Gli automobilisti dovrebbero passare ai veicoli elettrici, poiché la ricarica dopo le 22:00 costa meno di 50 centesimi per kWh”

Il rischio inflazione e la crisi dei raffinatori

Se per gli automobilisti è un colpo al budget familiare, per l’economia nazionale è un rischio sistemico. Gli analisti stimano che un balzo del 10% del prezzo del petrolio potrebbe spingere l’inflazione della produzione verso l’alto dello 0,4%. Tuttavia, non è una crescita “sana”.

Shuang Ding, capo economista per la Cina presso Standard Chartered Bank, ha espresso preoccupazione per la natura del fenomeno in corso:

“Un’inflazione puramente trainata dai costi non è auspicabile, in quanto può comprimere i profitti aziendali”

Il settore della raffinazione versa in seria crisi: i prezzi del greggio alle stelle e la domanda interna debole impediscono alle aziende il trasferimento dei costi sui consumatori finali, pena un contraccolpo ancora più duro. Nello Shandong, hub dei raffinatori indipendenti, le perdite hanno toccato i 122 yuan per tonnellata, e per risalire la china il mercato ha bisogno di ritrovare un equilibrio.

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