• 17 Marzo 2026 23:24

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Camminare nella storia, gli studenti di Roma nei campi di Birkenau e Auschwitz

Mar 17, 2026

AGI – Un pugno nello stomaco. Si è concluso il Viaggio della Memoria a Birkenau e Auschwitz per i 132 liceali di Roma che hanno in qualche modo “toccato” le sofferenze e l’orrore dello sterminio nazista. Con rispetto, il silenzio è calato subito tra i giovani, abituati al rumore e agli scherzi della vita quotidiana. Davanti ai binari di Birkenau che sembrano non finire mai, nessuna parola. Ma la consapevolezza del dolore, “dell’abisso e della bestialità”, come ha affermato il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri sottolineando l’importanza del viaggio che ogni anno viene organizzato per rendere vivo il ricordo di una pagina storica buia. Gualtieri ha deposto una corona di fiori davanti al muro delle fucilazioni di Auschwitz ringraziando le testimonianze dei sopravvissuti che tramandano la memoria (Sami Modiano e le sorelle Tatiana e Andra Bucci).

Arrivati sulla Judernrampe, il luogo dove arrivavano i convogli dei deportati ad Auschwitz e avveniva la selezione dei nazisti, i ragazzi sono rimasti attoniti davanti al racconto della perfetta macchina della morte nazista.

L’impatto emotivo a Birkenau

Il vento freddo di Birkenau attraversava i cappotti, ma in nessuno di loro è calata l’attenzione o la voglia di conoscere. Con gli occhi sbarrati e lo stomaco sottosopra non hanno mai abbassato lo sguardo davanti a quelle baracche, ai resti dei crematori e al filo spinato. A guidare i ricordi della memoria lo storico Marcello Pezzetti. Ai ragazzi ha parlato della vita del campo di concentramento e delle procedure dello sterminio. Storie non di numeri ma di volti, famiglie e vite spezzate senza un perché.

Una ragazza si è fermata, ha chiuso gli occhi per un istante. “Non è giusto”, ha sussurrato. E in quelle parole c’era tutto: lo sgomento, la rabbia, la costernazione.

Il passaggio ad Auschwitz

La visita è proseguita ad Auschwitz. L’ingresso sotto la scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi) segna un passaggio che nessuno dei ragazzi dimenticherà. Se Birkenau li aveva colpiti per l’immensità dello sterminio, Auschwitz li costringe a confrontarsi con la dimensione più concreta e tangibile della sofferenza.

La violenza quotidiana e le vite spezzate

I corridoi stretti, le celle, i muri segnati dal tempo raccontano una violenza quotidiana, sistematica. Camminando tra i blocchi di mattoni, tutti uguali eppure ognuno carico di storie, si percepisce la presenza di milioni di vite spezzate. Non sono numeri. Erano persone: bambini che non hanno più rivisto e abbracciato i loro genitori, madri che hanno stretto le mani dei figli fino all’ultimo momento, uomini che hanno cercato di conservare un briciolo di dignità in mezzo alla disumanità più totale.

Poi le sale del museo. Le scarpe, le valigie, gli occhiali, i capelli. Oggetti semplici, quotidiani, che improvvisamente diventano testimonianze potentissime. Ogni paio di scarpe racconta una vita interrotta, ogni valigia, un viaggio che doveva portare altrove.

La tragedia oltre i numeri

La tragedia non è un numero a sei zeri (6 milioni furono gli ebrei sterminati e con loro anche zingari, rom e prigionieri politici), ma la somma di milioni di singole colazioni interrotte, di abbracci spezzati, di sogni interrotti.

Nessuno parla molto. Qualcuno respira profondamente, come se avesse bisogno di ricordare a sé stesso cosa significhi essere libero.

Il senso del viaggio

È in quel momento che il senso del viaggio si compie davvero: quei ragazzi non sono più soltanto studenti in gita, ma testimoni. Testimoni di una storia che non hanno vissuto, ma che ora dovrebbero sentire propria. Una storia da custodire e difendere.

 

 

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