AGI – Da Pasquantonio a Pasquantino, da Di Zenzo a Dezenzo, da Tregiovo sulle montagne del Trentino a Favara in Sicilia. Dai cognomi cambiati, storpiati quando i loro avi sbarcarono negli Stati Uniti già alla fine dell’Ottocento dopo essere partiti da paesi e borghi d’Italia, fino ad indossare con orgoglio la maglia azzurra. È la storia dei nipoti dei ‘paisa’ nati e cresciuti negli States. È il film della diaspora italiana considerata un fenomeno unico al mondo nello sport del batti e corri. Sono i ragazzi – in pochi parlano l’italiano – che giocano nel campionato professionistico più ricco e famoso del mondo, la Major League Baseball (MLB) nordamericana, o leghe collegate ad esso, e che al World Baseball Classic hanno scritto la storia.
Sei partite, cinque vittorie consecutive – comprese quelle storiche, monumentali su Stati Uniti, Messico e Porto Rico – e poi l’uscita di scena in semifinale contro Venezuela. Gli azzurri concludono il WBC al quarto posto, risultato storico, sensazionale mai ottenuto in precedenza per un piazzamento che solo una Nazione in Europa, l’Olanda, era riuscita ad ottenere. Nel roster azzurro ci sono tre giocatori nati in Italia – Sam Aldegheri, Gabriele Quattrini, Claudio Scotti -, 22 negli Stati Uniti, quattro in Venezuela e uno in Canada. Il loro segreto? La macchinetta del caffè nel ‘dugout’ (panchina) e l’espresso da bere durante le partite ad ogni fuoricampo.
Le radici italiane dei giocatori
Sono le storie del capitano Vincent Pasquantino detto ‘Vinnie’, 28 anni, prima base dei Kansas City Royals, con il bisnonno italianissimo emigrato da Ofena in provincia dell’Aquila che di cognome era Pasquantonio, ma anche di Jac Caglianone, 23 anni, esterno dei Kansas City Royals (il parente emigrato era Giovanni Battista Caglianone di Buonvicino nel Cosentino), Andrew Fischer, 21 anni, interno che si è fatto tatuare sul braccio un tatuaggio di Frank Sinatra e Bruce Springsteen (parente emigrato Angelo Mazzeo da Valle dell’Angelo).
Altri talenti e il lavoro della Fibs
E ancora Sam Antonacci, interno di 23 anni dei Chicago White Sox (parente Oreste Giuseppe Antonacci che lasciò Calascio nel 1904 con la nave ‘Konigin Luise’ partita dal porto di Napoli), Nick Morabito, 22 anni, esterno dei Syracuse Mets (antenato Pietro Morabito da Villa San Giovanni), e Jakob Marsee, 24 anni, esterno dei Miami Marlins (parente Guido Paternoster, tipico cognome del Trentino, proveniente da Tregiovo in Val di Non). Il manager dell’Italia, Francisco Cervelli, 40 anni, è originario del Venezuela da mamma venezuelana, Damelis, e padre, Emanuele, emigrato dall’Italia in Sudamerica quando aveva 11 anni. La non facile ricostruzione delle origini degli antenati delle stelle dell’Italia del baseball di oggi è un lavoro enorme che sta portando avanti la Federazione Italiana Baseball e Softball (Fibs) con il suo ufficio comunicazione. Alek Jacob, 27 anni, lanciatore dei San Diego Padres, è italiano grazie al bisnonno Mario Pattoello, un signore nato nel 1922 a Pasian Schiavonesco pochi mesi prima che il paesino friulano divenne Basiliano.
L’albero genealogico del baseball italiano
Ma c’è di più in questo albero genealogico del baseball italiano che sembra infinito. Il catcher Kyle Teel, che ha avuto un problema muscolare contro gli Stati Uniti, è stato sostituito dal catcher Mickey Gasper, 30 anni, prima base dei Boston Red Sox, la cui nonna era nata a Roma ma la famiglia è di Cerano in provincia di Enna. Miles Mastrobuoni, infortunatosi al polpaccio pochi giorni fa, è stato sostituito da Brayan Rocchio: il nonno di quest’ultimo, Benedetto, è nato a Gallo Matese (Caserta). Il bisnonno del lanciatore Joe Jacques, che ha preso il posto di Dylan DeLucia, era nato a Castelvetrano (Trapani).
Sfide e prospettive future
L’Italia prima dell’inizio del torneo aveva dovuto rinunciare, per problemi fisici pur essendo già in Florida per l’Early Camp della Nazionale, al catcher friulano Alberto Mineo (campione nazionale in Nicaragua con i Leones de León), sostituito da Javier Jesus D’Orazio, 25 anni, nato in Venezuela, cittadino italiano, già azzurro agli Europei del 2023 (gioca nei Los Angeles Angels), e al catcher Giaconino Lasaracina (con la ‘n’) anche lui nato in Venezuela ma cittadino italiano e appena messo sotto contratto dai Toronto Blue Jays. Per i ragazzi di Cervelli ora è il momento di tornare nei club. Nel 2027 ci saranno gli Europei e pensare ad una tutt’altro che facile qualificazione alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 (solo 6 Nazioni al via) che vede già qualificate Stati Uniti, Venezuela e Repubblica Dominicana.
AGI – Da Pasquantonio a Pasquantino, da Di Zenzo a Dezenzo, da Tregiovo sulle montagne del Trentino a Favara in Sicilia. Dai cognomi cambiati, storpiati quando i loro avi sbarcarono negli Stati Uniti già alla fine dell’Ottocento dopo essere partiti da paesi e borghi d’Italia, fino ad indossare con orgoglio la maglia azzurra. È la storia dei nipoti dei ‘paisa’ nati e cresciuti negli States. È il film della diaspora italiana considerata un fenomeno unico al mondo nello sport del batti e corri. Sono i ragazzi – in pochi parlano l’italiano – che giocano nel campionato professionistico più ricco e famoso del mondo, la Major League Baseball (MLB) nordamericana, o leghe collegate ad esso, e che al World Baseball Classic hanno scritto la storia.
Sei partite, cinque vittorie consecutive – comprese quelle storiche, monumentali su Stati Uniti, Messico e Porto Rico – e poi l’uscita di scena in semifinale contro Venezuela. Gli azzurri concludono il WBC al quarto posto, risultato storico, sensazionale mai ottenuto in precedenza per un piazzamento che solo una Nazione in Europa, l’Olanda, era riuscita ad ottenere. Nel roster azzurro ci sono tre giocatori nati in Italia – Sam Aldegheri, Gabriele Quattrini, Claudio Scotti -, 22 negli Stati Uniti, quattro in Venezuela e uno in Canada. Il loro segreto? La macchinetta del caffè nel ‘dugout’ (panchina) e l’espresso da bere durante le partite ad ogni fuoricampo.
Le radici italiane dei giocatori
Sono le storie del capitano Vincent Pasquantino detto ‘Vinnie’, 28 anni, prima base dei Kansas City Royals, con il bisnonno italianissimo emigrato da Ofena in provincia dell’Aquila che di cognome era Pasquantonio, ma anche di Jac Caglianone, 23 anni, esterno dei Kansas City Royals (il parente emigrato era Giovanni Battista Caglianone di Buonvicino nel Cosentino), Andrew Fischer, 21 anni, interno che si è fatto tatuare sul braccio un tatuaggio di Frank Sinatra e Bruce Springsteen (parente emigrato Angelo Mazzeo da Valle dell’Angelo).
Altri talenti e il lavoro della Fibs
E ancora Sam Antonacci, interno di 23 anni dei Chicago White Sox (parente Oreste Giuseppe Antonacci che lasciò Calascio nel 1904 con la nave ‘Konigin Luise’ partita dal porto di Napoli), Nick Morabito, 22 anni, esterno dei Syracuse Mets (antenato Pietro Morabito da Villa San Giovanni), e Jakob Marsee, 24 anni, esterno dei Miami Marlins (parente Guido Paternoster, tipico cognome del Trentino, proveniente da Tregiovo in Val di Non). Il manager dell’Italia, Francisco Cervelli, 40 anni, è originario del Venezuela da mamma venezuelana, Damelis, e padre, Emanuele, emigrato dall’Italia in Sudamerica quando aveva 11 anni. La non facile ricostruzione delle origini degli antenati delle stelle dell’Italia del baseball di oggi è un lavoro enorme che sta portando avanti la Federazione Italiana Baseball e Softball (Fibs) con il suo ufficio comunicazione. Alek Jacob, 27 anni, lanciatore dei San Diego Padres, è italiano grazie al bisnonno Mario Pattoello, un signore nato nel 1922 a Pasian Schiavonesco pochi mesi prima che il paesino friulano divenne Basiliano.
L’albero genealogico del baseball italiano
Ma c’è di più in questo albero genealogico del baseball italiano che sembra infinito. Il catcher Kyle Teel, che ha avuto un problema muscolare contro gli Stati Uniti, è stato sostituito dal catcher Mickey Gasper, 30 anni, prima base dei Boston Red Sox, la cui nonna era nata a Roma ma la famiglia è di Cerano in provincia di Enna. Miles Mastrobuoni, infortunatosi al polpaccio pochi giorni fa, è stato sostituito da Brayan Rocchio: il nonno di quest’ultimo, Benedetto, è nato a Gallo Matese (Caserta). Il bisnonno del lanciatore Joe Jacques, che ha preso il posto di Dylan DeLucia, era nato a Castelvetrano (Trapani).
Sfide e prospettive future
L’Italia prima dell’inizio del torneo aveva dovuto rinunciare, per problemi fisici pur essendo già in Florida per l’Early Camp della Nazionale, al catcher friulano Alberto Mineo (campione nazionale in Nicaragua con i Leones de León), sostituito da Javier Jesus D’Orazio, 25 anni, nato in Venezuela, cittadino italiano, già azzurro agli Europei del 2023 (gioca nei Los Angeles Angels), e al catcher Giaconino Lasaracina (con la ‘n’) anche lui nato in Venezuela ma cittadino italiano e appena messo sotto contratto dai Toronto Blue Jays. Per i ragazzi di Cervelli ora è il momento di tornare nei club. Nel 2027 ci saranno gli Europei e pensare ad una tutt’altro che facile qualificazione alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 (solo 6 Nazioni al via) che vede già qualificate Stati Uniti, Venezuela e Repubblica Dominicana.