• 3 Marzo 2026 14:00

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Schizzano i prezzi di benzina e gas dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz

Mar 3, 2026

Da sempre sfruttato dall’Iran come merce di scambio nello scacchiere geopolitico, lo Stretto di Hormuz è balzato agli onori della cronaca dopo lo scoppio del conflitto bellico. Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran con un’azione militare battezzata da Tel Aviv “Ruggito del Leone” e da Washington “Operation Epic Fury”. Data la tensione crescente e le difficoltà dei negoziati USA-Iran era attesa una offensiva. La replica di Teheran non si è fatta attendere: circa 35 missili balistici sono stati lanciati verso Israele, secondo le Forze di difesa locali. Il conflitto ha già determinato un aumento del prezzo del greggio e un’impennata di quello del Gnl.

Lo Stretto di Hormuz è un punto nevralgico che connette il Golfo con i mercati in Asia, Europa e Nord America. Secondo l’Energy information administration statunitense (Eia) è uno dei più rilevanti corridoi petroliferi al mondo. Per lo Stretto transita circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, con una media di 20 milioni di barili al giorno. Capitolo Gnl: un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquido è passato attraverso Hormuz nel 2024, principalmente dal Qatar. Oltre l’80% del petrolio e del gas che attraversano lo Stretto è destinato ai mercati asiatici. La Cina è tra i Paesi più danneggiati dalle mancate esportazioni energetiche iraniane. Una chiusura prolungata rappresenterebbe un suicidio per l’Iran e un problema per il mondo intero.

Gli effetti sui prezzi: sale il petrolio, vola il gas

Dopo l’offensiva congiunta Usa-Israele nei confronti dell’Iran si è avuto un aumento del prezzo del greggio e un boom di quello del Gnl. Il greggio si è impennato con una percentuale compresa tra il 7 e il 9%. Le oscillazioni di prezzo del Wti americano e del Brent europeo sono molto simili, mentre l’indice Ttf, ovvero il prezzo del gas europeo, è cresciuto notevolmente con una maggiorazione compresa tra il 40 e il 50%. Traducendo l’aumento in numeri: il petrolio Wti è quotato tra i 71 e i 72 dollari al barile, il Brent tra i 78 e i 79, mentre il gas Ttf a circa 45 euro al megawattora (MWh). I prezzi della benzina sono destinati a crescere in modo esponenziale.

La società che gestisce tutte le attività legate al petrolio e al gas in Qatar, compresa l’esplorazione, la produzione, la raffinazione, il trasporto e lo stoccaggio si chiama QatarEnergy. L’azienda qatariota ha cessato la produzione di gas naturale liquefatto. A Bruxelles fanno sapere che non ci sono “preoccupazioni immediate in merito alla sicurezza dell’approvvigionamento”, tuttavia il petrolio viaggia verso quota 80 dollari al barile e gli analisti prefigurano scenari tra 100 e 130 dollari se dovesse prolungarsi la chiusura dello Stretto. Lo stop di produzione da parte dell’impianto di Ras Laffan del colosso qatariota è dovuto da un attacco di un drone, come confermato dal ministro della difesa di Doha, che ha colpito la struttura. QatarEnergy non ha specificato per quanto tempo durerà la sospensione.

Inevitabile rialzo dei carburanti

Il gasolio è già al livello più alto dal 28 febbraio 2025. È quanto è stato annunciato dopo la rilevazione di Staffetta Quotidiana che ha aggiunto che potrebbe trattarsi solo di una prima fase di rialzi. Secondo gli analisti la crisi in Medio Oriente potrebbe spingere a incrementi record del petrolio, nel caso in cui il conflitto con l’Iran durasse più di un mese. Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, ha dichiarato:

“Un petrolio su questi livelli rappresenta il principale problema macroeconomico. Se si arrivasse davvero a 90 o 100 dollari, con alcune proiezioni che parlano addirittura di 120 o 130 dollari, l’impatto su economia e inflazione sarebbe significativo, con inevitabili conseguenze sulle scelte delle banche centrali”.

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