Semplifica, quindi aggiungi leggerezza. È il testamento spirituale di Colin Chapman, l’uomo che ha reso la Lotus un oggetto di culto, ed è anche la chiave di lettura perfetta per decodificare le auto di Carlo Verdone. Ospite di Sfida tra giganti, la puntata speciale dell’Eredità di venerdì 20 febbraio, l’attore e regista romano ha un garage degno della sua levatura, una palestra di sensazioni meccaniche radicali.
Tra batterie pesanti come macigni e interni super-tecnologici, Verdone si muove controcorrente: coltiva l’arte della sottrazione sia sul set sia al volante. La passione nutrita per le Lotus non è una moda passeggera né un fenomeno estemporaneo: affonda le radici a decenni fa, a un’Europa S grigia. Dotata di un telaio in alluminio, viene descritta da Carlo con immancabile ironia: una goduria assoluta tra le curve, ma un calvario fisico per chi deve scendere dall’abitacolo. Eppure, è proprio quel “vizio” inglese per la leggerezza tipica dell’atto di guidare “di una volta”, lontano dalle distrazioni dei cellulari e dai troppi aiuti elettronici, non lo ha mai abbandonato fino alla scelta dell’Evora, modello uscito nel 2009 a un prezzo base di oltre 117.000 euro
Il garage dell’ospite a L’eredità
Nel rapporto tra Carlo Verdone e le auto è facile rispecchiarsi. Perché, prima di entrare in una concessionaria del marchio britannico, il volto noto del grande schermo ha maturato degli esordi umili. La linea retta parte dalla sua prima Fiat 127 bianca — comprata con i risparmi veri, quelli del cabaret delle origini — e arriva alla Evora bianca, la sua quattro ruote più “matura”, accanto alla quale appare sorridente sui social. Nel mezzo, ha sperimentato modelli azzardati tipo la Fiat Dino di Un sacco bello (quella con le saette rosse, ispirata a una macchina realmente vista durante un viaggio in Polonia nel ’74), mentre nel privato l’ha fatta da padrone la sostanza tecnica.
In un’intervista alla Stampa del 2008 raccontava di avere due altre vetture, ognuna per esigenze specifiche. Nei viaggi lunghi scaldava il motore della BMW Serie 3 station wagon 3 litri turbodiesel, apprezzandone in particolare le quattro ruote motrici, garanzia di affidabilità specie in frenata. Lo spazio a bordo gli permetteva di far salire a bordo l’amato cane, così come di portare dell’olio in campagna, e l’installazione di una TV rallegrava le soste all’autogrill. Per quanto riguarda gli spostamenti brevi, tra le vie di Roma, Carlo Verdone poteva contare sulla simpatica Nissan Micra, da lasciare negli spazi più stretti, sebbene avesse già prenotato una Toyota IQ.
La felicità per l’acquisto
La LLotus Evora è l’evoluzione naturale di quella fiamma accesa dalla Europa S: una vettura capace di unire l’assetto chirurgico tipico del brand a una fruibilità finalmente moderna. Se la Europa S imponeva sacrifici fisici quasi eroici, la Evora consente di godersi comodamente la strada, mantenendo intatto quel legame viscerale tra asfalto e volante. Nello scatto pubblicato da Lotus Roma, il sorriso del regista è la prova tangibile della gioia provata al primo contatto: sotto quella carrozzeria bianca pulsa un motore V6 centrale che offre un bilanciamento dei pesi ottimale. La vittoria della passione viscerale sulla complessità dei moderni giganti a batteria.