• 20 Febbraio 2026 12:57

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Mercedes, via libera FIA alla nuova power unit: Ferrari osserva insoddisfatta

Feb 20, 2026

Il mondo della F1 è entrato nella fase più delicata della stagione, quella in cui lo sviluppo tecnico incontra i regolamenti e le decisioni politiche degli organismi sportivi. Proprio su questo terreno si è accesa una nuova tensione nel paddock, Mercedes da una parte e Ferrari, Honda e Audi dall’altra.

La FIA ha dato il proprio assenso a una soluzione tecnica legata alla power unit Mercedes, un via libera temporaneo che ha fatto discutere e che non è passato inosservato. La reazione della Ferrari, descritta da fonti interne come stizzita e per certi versi perplessa, racconta molto più di una semplice divergenza tecnica. Una reazione che riflette gli equilibri sottili che regolano la competizione tra i costruttori e il peso delle interpretazioni regolamentari nella battaglia per le prestazioni.

Il nodo tecnico

La questione in essere, riguarda l’architettura e l’evoluzione della power unit in un contesto normativo sempre più vincolante, con margini di sviluppo ridotti e controllati. In F1, dove i regolamenti sulle unità ibride sono tra i più complessi dell’intero panorama sportivo, ogni aggiornamento deve essere attentamente valutato dalla FIA. Mercedes ha presentato una modifica, o meglio, un’interpretazione evolutiva, relativa a componenti e gestione del sistema energetico. Non si tratta di una rivoluzione visibile, ma di un intervento capace di incidere su affidabilità, efficienza o sfruttamento delle risorse ibride. Dopo l’analisi tecnica, la FIA ha ritenuto la soluzione temporaneamente conforme al quadro regolamentare, concedendo l’ok. In un ambiente competitivo come la F1, una decisione di questo tipo non è mai neutrale. Anche quando non altera formalmente i limiti imposti dal regolamento, può cambiare l’equilibrio prestazionale tra i team.

La reazione

A Maranello la decisione non è stata accolta con polemiche pubbliche, ma con evidente attenzione. La reazione, più di stupore che di contestazione, riflette il fatto che la Scuderia non si aspettava probabilmente un’interpretazione così permissiva da parte della Federazione. Ferrari, come ogni top team, monitora con precisione le mosse dei rivali e la linea regolamentare adottata dagli organi tecnici. Quando emerge una soluzione approvata che potrebbe aprire nuove possibilità progettuali, il primo passo non è la protesta, ma la comprensione. Questo atteggiamento rientra nella tradizione politica della F1, prima si analizzano le implicazioni tecniche, poi si decide se seguire la stessa strada, chiedere chiarimenti o avanzare osservazioni ufficiali. La sorpresa dunque non equivale a uno scontro, almeno per ora, ma segnala quanto ogni dettaglio sia osservato con attenzione in una fase in cui le prestazioni si misurano in millesimi di secondo.

Il peso delle interpretazioni regolamentari

La storia recente della F1 dimostra che le interpretazioni tecniche possono diventare decisive quanto le innovazioni progettuali. Dal passato più lontano alle stagioni contemporanee, molte battaglie sportive si sono giocate proprio sulla lettura delle norme: sistemi aerodinamici, gestione energetica, sospensioni, soluzioni ibride. La FIA svolge in questo contesto un ruolo complesso, deve garantire equità e rispetto delle regole, ma allo stesso tempo evitare di soffocare la creatività ingegneristica. Il confine tra innovazione e vantaggio competitivo controverso è sottile, e ogni decisione può generare reazioni a catena nel paddock. Il caso Mercedes rientra perfettamente in questa dinamica. L’approvazione non implica necessariamente un vantaggio immediato, ma crea un precedente interpretativo che altri costruttori potrebbero sfruttare.

Controlli rinviati, equilibrio congelato

L’ufficializzazione della FIA sull’introduzione di un nuovo sistema di controllo delle power unit, prevista però solo dopo la pausa estiva e subordinata a una maggioranza qualificata nel voto online del Power Unit Advisory Committee, non può essere interpretata come una vittoria dagli avversari della Mercedes. Per le prime tredici gare della stagione, infatti, Mercedes, McLaren, Williams e Alpine potranno continuare a correre con le attuali unità motrici, quelle finite sotto osservazione per la presunta capacità di modificare il rapporto di compressione in funzione. In sostanza, lo status quo resterà intatto almeno fino all’estate.

A esultare davvero, più che i team, sono FIA e Formula One Management, che hanno evitato il rischio di proteste e tensioni già a Melbourne. La linea ufficiale è chiara: nessuna modifica immediata. Il rischio era di introdurre cambiamenti affrettati alla vigilia del debutto stagionale, generando instabilità regolamentare senza dati sufficienti a supporto.

La partita si sposta nel PUAC

La questione tornerà ora sul tavolo del PUAC, il comitato che riunisce costruttori e istituzioni chiamato a valutare l’eventuale introduzione di un sistema di misurazione “a caldo”, a una temperatura rappresentativa di 130 gradi, a partire dal 1 agosto 2026, nel cuore della pausa estiva tra il GP d’Ungheria e quello d’Olanda. Un passaggio tecnico ma politicamente delicato, come ha lasciato intuire Frederic Vasseur. Interpellato da Sky Italia, ha reagito con una risata significativa prima di mantenere un tono diplomatico con parole misurate. Quest’ultime però tradiscono un’insofferenza palpabile e fotografano bene il clima che si respira nel paddock: tensione sotto traccia, prudenza ufficiale e una battaglia tecnica destinata a riaccendersi quando la stagione entrerà nel vivo.

Strategie e sviluppi

Dal punto di vista strategico, la risposta dei team rivali sarà cruciale. Ferrari, come Red Bull e Audi, dovrà valutare se replicare la soluzione, sviluppare un’alternativa o concentrare le risorse su altri ambiti della power unit. La competizione tecnologica in F1 non si gioca solo sull’innovazione pura, ma anche sulla gestione delle risorse e del tempo. Ogni aggiornamento richiede investimenti, tempo, test e integrazione con l’intero progetto della monoposto. Il calendario e le limitazioni regolamentari rendono ogni scelta un compromesso e inseguire una soluzione approvata significa sottrarre energie ad altre aree di sviluppo.

Il contesto politico del paddock

Oltre alla dimensione tecnica, la vicenda si inserisce in un contesto politico più ampio. Mercedes e Ferrari rappresentano due poli storici della F1, con una rivalità che va oltre la pista. Ogni decisione regolamentare che coinvolga uno dei due costruttori assume inevitabilmente una valenza simbolica. La gestione dei rapporti con la FIA, il dialogo tra team e Federazione e la percezione di equità competitiva sono elementi fondamentali per la stabilità del campionato. Episodi come questo dimostrano quanto la F1 sia uno sport dove ingegneria, regolamenti e diplomazia convivono costantemente.

Uno sguardo al futuro

Nel breve periodo sarà la pista a stabilire se la soluzione Mercedes produrrà effetti tangibili. Nel medio termine, invece, la vicenda potrebbe influenzare le scelte progettuali in vista delle evoluzioni regolamentari future previste già per agosto 2026, quando le power unit continueranno a essere al centro della trasformazione tecnologica del campionato.

Per Ferrari la sorpresa iniziale può trasformarsi in opportunità di analisi e adattamento. Per Mercedes rappresenta una conferma della propria capacità di muoversi con efficacia tra innovazione tecnica e quadro normativo. In F1, del resto, non esistono decisioni isolate. Ogni via libera, ogni interpretazione, ogni dettaglio tecnico contribuisce a ridefinire la competizione. E proprio in queste sfumature si costruiscono le stagioni, le rivalità e anche i titoli mondiali.

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