• 19 Febbraio 2026 12:13

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Lancia Fulvia Coupé Monte-Carlo, la leggendaria notte al Col de Turini

Feb 19, 2026

Una vittoria che ha scritto la storia di un marchio e dato il via a un movimento tutto italiano fatto di passione per i motori e le corse. La Lancia Fulvia Coupé Monte-Carlo nasce così: come omaggio alla notte entrata nella leggenda, quella del Rally di MonteCarlo 1972, quando Sandro Munari e Mario Mannucci portarono una piccola coupé torinese sul gradino più alto del podio, contro avversarie più potenti e sulla carta ben più attrezzate.

Non era la più veloce. Non era la più rumorosa. Non era di certo la favorita. Ma era la più equilibrata, la più affidabile, la più intelligente. E in una notte gelida, sui tornanti ghiacciati del Col de Turini, fu proprio questa intelligenza meccanica a fare la differenza.

La versione celebrativa Monte-Carlo è la realizzazione immortale di quella impresa. Un’auto che porta addosso l’eco di fari nella neve, di motori al limitatore e di pubblico assiepato tra i muretti in pietra.

La Lancia Fulvia Coupé

Per capire la Monte-Carlo bisogna partire da lontano, dal 1965. È l’anno in cui Lancia decide di affiancare alla raffinata berlina Fulvia – in commercio dal 1963 – una versione più compatta e dinamica. L’incarico viene affidato a Piero Castagnero, che disegna una coupé elegante e slanciata, con proporzioni pulite e un’aria sofisticata. Lui stesso parlerà di una linea “ispirata ai motoscafi Riva”, e in effetti quella coda leggermente inclinata e il frontale basso evocano un certo gusto nautico.

La base tecnica è quella della berlina, ma il telaio viene accorciato di 150 mm. Sotto il cofano trova posto il noto V4 stretto da 1.200 cc, capace di 80 CV. È un motore particolare, compatto, con angolo ridottissimo tra le bancate, che permette una disposizione longitudinale anteriore molto avanzata. La Fulvia Coupé nasce come una gran turismo compatta, raffinata, con interni curati e una guida precisa. Ma qualcuno in Lancia guarda oltre.

Cesare Fiorio, insieme all’ingegner Mina della Squadra Corse HF, intuisce subito il potenziale sportivo della vettura. Così prende forma la Fulvia Rallye 1.3 HF. La sigla “High Fidelity” non è casuale: indica un’auto fedele al pilota, solida, capace di portarlo al traguardo anche nelle condizioni più dure. Come simbolo viene scelto un elefante rosso, un animale apparentemente goffo ma in realtà inarrestabile.

La nascita della HF

Le prime vittorie non tardano ad arrivare. La Fulvia Coupé inizia a farsi notare nei rally europei, conquistando appassionati e piloti. Il pubblico si accorge che quella piccola Lancia è tremendamente efficace. Il successo sportivo alimenta quello commerciale. Ma c’è un limite evidente: la cilindrata del V4, ancora relativamente contenuta, non consente di competere stabilmente per la vittoria assoluta nel Campionato del Mondo Rally.

Nel 1969 la dirigenza, convinta dai possibili risvolti di immagine, concede a Fiorio carta bianca e budget per trasformare la Fulvia in un’arma definitiva. Il motore viene portato a 1.584 cc, la potenza sale a 120 CV, le sospensioni vengono riviste, il cambio diventa a cinque marce, lo sterzo più diretto. Per mantenere un’impronta su strada equilibrata, cerchi e pneumatici crescono di dimensione.

Ma soprattutto, l’auto viene alleggerita drasticamente, fino a scendere a circa 850 kg. Nasce così la Fulvia Coupé Rallye 1.6 HF, una vettura compatta ma finalmente in grado di giocarsela dare del filo da torcere alle concorrenti.

Ufficio Stampa StellantisLa Fulvia Coupé Rallye 1.6 HF numero 14 di Munari e Mannucci

Il Col de Turini

Il 1972 è l’anno della consacrazione. La Fulvia HF numero 14, guidata da Munari e navigata da Mannucci, affronta il Rally di MonteCarlo senza i favori del pronostico. Porsche e Alpine Renault sono considerate più potenti e più moderne, con i francesi che giocano in casa da favoriti. Eppure la gara si rivela durissima. La Fulvia resta terza per buona parte del rally. Poi arriva la notte del Col de Turini.

Durante la notte del 28 Gennaio 1972 tra neve, ghiaccio e tornanti strettissimi, le Porsche pagano la grande potenza scaricata sulla trazione posteriore e una scelta di pneumatici non ottimale. Le Alpine, spinte al limite, iniziano a soffrire problemi meccanici, con le trasmissioni che si arrendono una dopo l’altra.

La Lancia, invece, resta lì. Leggera, bilanciata, affidabile. Certo non la più veloce in assoluto, ma inarrestabile. In quella notte, il potere della leggerezza e della robustezza prevale sulla cavalleria pura. Quando la neve si posa, la Fulvia è davanti a tutti. È una vittoria che ha il sapore dell’impresa. E a fine stagione Lancia si aggiudica il Campionato Costruttori. È proprio da quella notte sul Turini che inizia l’era del rally in Italia.

Omaggio alla vittoria

Per celebrare l’impresa, Lancia decide di realizzare una serie speciale: la Fulvia Coupé Monte-Carlo. La base scelta è quella della Fulvia Coupé 1.3 S seconda serie, già in produzione dal 1970. Le vincenti 1.6 HF sono ormai prodotte in numeri limitatissimi, quasi esclusivamente per la Squadra Corse, quindi la Monte-Carlo nasce come omaggio stilistico e tecnico più accessibile.

La scocca è interamente in acciaio, con parafanghi leggermente allargati. Dalla 1600 HF seconda serie eredita alcuni dettagli distintivi: le luci targa fissate al baule anziché al paraurti, i deflettori fissi, particolari specifici dell’abitacolo. All’interno spiccano i sedili sportivi avvolgenti in finta pelle nera con poggiatesta in gomma. Inedito il volante a tre razze rivestito in pelle, elemento che contribuisce a dare un tono più sportivo e ricercato.

Il motore è il 1.2 litri V4 stretto anteriore longitudinale da 90 CV che, su un peso di circa 970 kg, garantiscono prestazioni brillanti per l’epoca. Non è una replica corsaiola estrema, ma una gran turismo con un’anima sportiva ben marcata, capace di evocare le emozioni della notte monegasca.

Il successo commerciale e la seconda serie

La Monte-Carlo incontra subito il favore del pubblico. Il richiamo alla vittoria è forte, l’estetica accattivante, il nome evocativo. Per questo la serie speciale rimane a listino anche con l’ultimo restyling della coupé, la Fulvia 3. La meccanica resta quella della seconda serie, ma l’aggiornamento mantiene viva l’attenzione sul modello.

In totale vengono prodotti 4.440 esemplari della Fulvia Coupé Monte-Carlo seconda serie. Con l’arrivo della Fulvia 3, ne vengono assemblati ulteriori 2.529. Numeri importanti, che testimoniano il successo commerciale della versione celebrativa. La Monte-Carlo diventa così una delle Fulvia più riconoscibili e ricercate, capace di unire il fascino della competizione a una fruibilità quotidiana.

L’inizio del dominio Lancia

La Fulvia HF, e con lei la Monte-Carlo come sua erede celebrativa, segna l’inizio di un’epoca d’oro per Lancia nei rally. Dopo di lei arriverà la Stratos, radicale e costruita da zero per vincere. Ma senza la Fulvia, senza quella notte sul Turini, probabilmente la Stratos non sarebbe mai esistita.

La Fulvia ha dimostrato che si può vincere con intelligenza tecnica, con equilibrio, con visione. In lei ci sono le fondamenta del dominio Lancia negli anni Settanta.

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