Nel panorama della Formula 1 targata 2026, la scuderia di Maranello ha profuso sforzi considerevoli nel perfezionamento dell’estrattore sulla Ferrari SF-26. In un’epoca tecnica definita dalla micro-ottimizzazione, la consapevolezza di ogni componente diviene l’ago della bilancia prestazionale. Di conseguenza ad una configurazione del retrotreno già degna di nota, il Cavallino Rampante ha inteso affinare un’intuizione tecnica che la FIA ha decretato ineccepibile sotto il profilo regolamentare.
La SF-26 nel teatro del Bahrain: un’analisi metodica
L’aggiornamento iniziale sul diffusore pare aver già restituito evidenze empiriche di estremo interesse. Nel solco tracciato tra le sessioni embrionali e la seconda settimana di test, gli ingegneri in rosso si sono dedicati alla validazione del paradigma aerodinamico, perseguitando una perfetta convergenza tra le simulazioni CFD, le risultanze della galleria del vento e il riscontro dell’asfalto. Un processo che si configura come un imperativo categorico.
Ci riferiamo alla mera necessità di alimentare la curva di apprendimento con dati certi durante l’ultima settima di prove qui a Sakhir. Anche per questo, nella giornata odierna, abbiamo visto con insistenza tanta paraffina sulla vettura italiana. Uno strumento fondamentale per studiare le traiettorie della massa fluida che percorrono l’auto. Informazioni che saranno cruciali quando verranno incrociati i modelli computazionali preventivati.
La scuderia italiana, con estrema solerzia ha immortalato ogni passaggio della vettura per trasmettere istantaneamente i fotogrammi alla sede della Ferrari. Il protocollo d’indagine tramite flow-viz è stato esperito con un rigore quasi accademico: abbiamo osservato le maestranze trattare con dedizione dapprima la sezione anteriore della monoposto, per poi traslare l’indagine verso le estremità terminali delle fiancate. Tutto secondo i programmi.
Nelle prime ore odierne, esaurito un breve collaudo sistemistico, la vernice tracciante è apparsa nella zona del diffusore. È affascinante scrutare come il fluido viscoso avvolga le pance, lambendo il celebre “mouse-hole”. Questo varco è deputato a convogliare un flusso d’aria incontaminato verso l’estrattore. Il suo scopo è piuttosto chiaro: ovviare alla naturale perdita di energia che il fluido subisce in quell’area critica per mantenere un buona corrente fluida.
Inoltre, la sezione sconta l’intrusione laterale di correnti a bassa velocità, poiché il fondo vettura non gode più del sigillo pneumatico del recente passato. Riuscire a energizzare la vena fluida significa, di riflesso, scongiurare il rischio di distacchi dello strato limite lungo la rampa del diffusore. L’analisi della pigmentazione rivela come la massa fluida venga solo parzialmente risucchiata verso il cuore della macro-componente.
Ferrari, nuovo diffusore: interpretazione del regolamento molto interessante
La Ferrari ha testato la prima evoluzione stagionale sfruttando un’interpretazione magistrale del codice tecnico. Le modifiche si focalizzano sull’estensione fisica dell’estrattore: il reparto corse ha capitalizzato i volumi regolamentari destinati ai piloni dell’ala posteriore e alla struttura d’impatto (impact attenuator). Lo ha fatto muovendo l’asse posteriore allungando il passo.
Trattasi di uno stratagemma d’alta scuola per ricavare spazio utile all’integrazione di appendici che fungano da prolungamento virtuale del diffusore, incrementando così la capacità estrattiva della massa fluida. Gli aerodinamici hanno fuso in un’unica superficie le appendici precedentemente scisse, ancorandole solidamente ai lati della struttura d’impatto.
È lecito ipotizzare che i gas di scarico, caratterizzati da velocità cinetiche parossistiche, impattino direttamente su tale superficie, generando un incremento tangibile del carico aerodinamico. Questa soluzione architettonica della “Rossa” merita un’analisi minuziosa e, laddove confermata efficace, è destinata a elevare sensibilmente l’efficienza del retrotreno.