AGI – Frappe, chiacchiere, bugie o anche cenci a Carnevale. Chiamiamole come vogliamo, ma sempre quelle sono, delle gustose sfoglie sottili fritte, spolverate di zucchero a velo, che fanno subito ‘coriandoli’.
Il nome cambia a seconda delle Regioni nelle quali le compri: e così se le frappe le trovi nel Lazio, in Umbria, nelle Marche e in parte dell’Abruzzo; le ‘chiacchiere’ le puoi mangiare in Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
‘Bugie’ e ‘cenci’ di Carnevale
‘Bugie’ è invece il nome tipico di questi dolci in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Mentre i ‘cenci’ sono la denominazione dello stesso dolce in Toscana.
E non finisce qui, perché in altre Regioni ci sono ancora altri innumerevoli modi di chiamarli, ma per non fare un’infinita lista e siete curiosi vi lasciamo liberi di andare a scoprirlo da soli.
I dolci fritti dei Baccanali
La loro tradizione risale a quella delle frictilia, i dolci fritti nel grasso animale in occasione dei Saturnali e Baccanali, poi nel Medioevo nelle cosiddette ‘feste dei folli’. Il Carnevale è famoso come festa degli eccessi e dell’abbondanza, prima che arrivi la Quaresima – al via dal 18 febbraio, mercoledì delle Ceneri – periodo al contrario di digiuno e sobrietà.
Dalle castagnole agli struffoli
Ma siamo ancora in clima di festa, con il clou il prossimo martedì grasso, e le prelibatezze non mancano. Di certo, in questi giorni si eccede con i dolci. Oltre alle frappe (e simili) ci sono anche le castagnole, diffuse in tutto il Paese: piccole palline di impasto fritte con un cuore soffice – alcune sono ripiene di ricotta o creme varie a piacere – chiamate così per la forma che ricorda vagamente quella di una castagna.
E poi, c’è solo l’imbarazzo della scelta: pignolata, frittelle di riso, zeppole, struffoli. E questo solo per citarne alcuni e per parlare dei dolci che sono golosissimi e rappresentano il vero simbolo del Carnevale, alla stregua di stelle filanti e coriandoli.
La frittura ‘Tricolore’
In ogni caso, come sempre in Italia, città che vai dolce che trovi. C’è però una cosa che accomuna tutto il Paese, dal Nord al Sud: la frittura. I dolci, quasi tutti, sono fritti. E non fatevi incantare da chi vi dice che quelle frappe/chiacchiere sono cotte al forno: un pasticcere, un giorno, mi svelò che prima del passaggio in forno, erano comunque state fritte.
Una tradizione – quella del friggere, e in grande quantità – che secondo gli esperti sarebbe legata storicamente alla necessità di preparare velocemente i dolci per poterli offrire in abbondanza a più persone possibile e soprattutto per risparmiare sui costi. A Roma, dove si frigge molto, per tradizione si dice: “nel dubbio, friggi” perché sai che farai felice coloro che siederanno alla tua tavola.
Quindi, per oggi e fino a martedì grasso, lasciamo da parte il conto delle calorie, e gustiamo tanta bontà. Con la Quaresima, per chi ci crede, ci sarà tempo per recuperare.