• 13 Febbraio 2026 11:13

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Stellantis rilancia il motore FireFly: ritorno con l’Euro 7 dal 2026

Feb 13, 2026

Stellantis cambia marcia e riparte da uno dei motori italiani più famosi di sempre. Non parliamo del V6 Busso e neanche del V12 Lamborghini, bensì del FireFly. L’erede del FIRE, che era stato abbandonato in Europa in favore del PureTech, sarebbe pronto a tornare aggiornato alle normative Euro 7. In un momento storico in cui l’elettrificazione domina il dibattito e le Case stanno rivedendo strategie e investimenti, il Gruppo sembra voler riscoprire un patrimonio tecnico tutto italiano. 

L’Italia sa ancora fare i motori

Il progetto di rilancio del FireFly parte da un presupposto chiaro: aggiornare un’architettura valida alle normative sempre più stringenti. L’Euro 7 impone limiti severi non solo sulle emissioni allo scarico, ma anche sulla durata delle prestazioni ambientali nel tempo. Per questo il nuovo FireFly punterà su una gestione ancora più raffinata della combustione, su strategie di downsizing evolute e sull’integrazione sistematica di sistemi elettrificati a 48V mild hybrid.

Il cuore termico verrà affiancato da soluzioni ibride leggere capaci di ridurre consumi ed emissioni nei cicli reali, migliorando al tempo stesso la fluidità di marcia. Un modo per offrire un motore termico moderno, efficiente e in grado di convivere con l’elettrico senza diventare obsoleto nel giro di pochi anni.

Questa trasformazione avverrà in Italia e andrà a ravvivare l’impianto di Termoli, che verrà aggiornato per ospitare la produzione dei nuovi cambi e-DCT a cui si collegheranno i nuovi propulsori elettrificati del Gruppo Stellantis.

Dal 2026, infatti, partirà la produzione di queste componenti chiave, con una prospettiva di oltre 300.000 unità annue. Una cifra che assicura continuità occupazionale e rilancia il ruolo del sito molisano all’interno della filiera automobilistica nazionale ed europea.

Dal FIRE al FireFly

Nato negli anni ’80 per sostituire il Serie 100, il motore FIRE è diventato negli anni simbolo di efficienza e solidità, in 35 anni di servizio ha dominato le strade d’Italia e convinto l’Europa sulla qualità ingegneristica del Made in Italy.

Nel 2020 il testimone è passato al FireFly, evoluzione moderna basata sull’architettura GSE (Global Small Engine). Con l’introduzione delle versioni mild hybrid, il FireFly ha rappresentato il ponte tra tradizione e futuro, mantenendo la produzione a Termoli 3 e aggiornando il concetto originario alle esigenze dell’ibridazione leggera.

Negli ultimi mesi, però, la produzione europea era stata ridimensionata, complice la scelta di adottare altre motorizzazioni all’interno del Gruppo. Ora lo scenario potrebbe cambiare. L’integrazione tra l’architettura GSE e sistemi elettrificati più evoluti – inclusi i nuovi cambi e-DCT – potrebbe dare vita a una famiglia di propulsori ibridi ancora più sofisticata, capace di garantire un futuro oltre il 2030.

Non si tratta di un ritorno nostalgico, ma di una scelta pragmatica. Il mercato europeo, rallentato nella corsa verso l’elettrico puro, continua a richiedere soluzioni ibride efficienti e accessibili. In questo contesto, un motore compatto, modulare e già collaudato rappresenta una base tecnica solida su cui costruire la transizione, cosa che non si può dire della tecnologia PureTech, con dichiarati problemi prima alla cinghia a bagno d’olio, poi alla catena.

Il FireFly aggiornato potrebbe quindi diventare il perno delle gamme compatte e medie di diversi marchi Stellantis, offrendo una risposta concreta alle esigenze di riduzione delle emissioni senza sacrificare costi e affidabilità.

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