Le normative, si sa, faticano spesso a stare al passo con l’evoluzione tecnologica. Nel mondo dell’auto questo ritardo è ancora più evidente, soprattutto ora che elettrificazione e ibridazione hanno cambiato radicalmente il modo in cui si misura la potenza di una vettura. È proprio in questo contesto che nasce un paradosso tutto italiano: oggi un neopatentato può mettersi legalmente al volante di auto da oltre 500 CV. Non si tratta di un’interpretazione forzata della legge, ma di un vero e proprio “buco” normativo del Codice della Strada. Vediamo come si è arrivati a questa situazione e perché è perfettamente legale.
La riforma del 2024
Nel 2024 la riforma del Codice della Strada ha modificato quelle che erano le imposizioni legate ai primi anni di abilitazione alla guida. Se un tempo le limitazioni sulla potenza delle auto duravano solo un anno dal conseguimento della patente, ora gli anni sono diventati tre. Allo stesso tempo è aumentato il rapporto peso/potenza massimo, in modo da poter garantire una migliore flessibilità alle vetture da poter scegliere, senza bisogno di comprare auto unicamente per quello scopo.
Il risultato è un sistema che, sulla carta, appare più equilibrato rispetto al passato. Ma è proprio nei dettagli tecnici che si nasconde il problema.
Il problema della misurazione della potenza
Secondo le regole attuali, nei primi tre anni di patente non si possono guidare auto con una potenza superiore a 105 kW (143 CV) e con un rapporto potenza/tara che superi i 75 kW per tonnellata. Fin qui tutto chiaro. Il punto cruciale è un altro: questi valori non tengono conto della potenza reale complessiva dell’auto, ma solo di quella riportata sul libretto di circolazione.
In particolare, i riferimenti sono i riquadri P.2 e P.3 del libretto. Ed è qui che il sistema mostra tutte le sue crepe. Nelle auto ibride, infatti, il campo P.2 riporta esclusivamente la potenza del motore termico, ignorando del tutto il contributo dei motori elettrici. Nelle elettriche, invece, viene indicata la potenza continua, cioè quella che il motore può erogare mediamente in un arco di 30 minuti, e non la potenza di picco effettiva.
Questo significa che un’auto capace di prestazioni da vera sportiva può risultare, sulla carta, perfettamente compatibile con i limiti imposti ai neopatentati.
Vetture con oltre 500 CV e 5 secondi di scatto
Il caso più emblematico è quello delle ibride ad alte prestazioni. Un esempio su tutti è l’Omoda 9, che dichiara una potenza complessiva di 537 CV. Numeri da supercar, capaci di garantire uno scatto da 0 a 100 km/h in appena 4,9 secondi. Eppure, guardando il libretto, la potenza del solo motore termico si ferma esattamente a 143 CV, rientrando così nei limiti previsti per i neopatentati.
Situazione simile anche per alcune elettriche sportive. La Nissan Ariya Nismo, con 435 CV complessivi e prestazioni da vera sportiva, rispetta i parametri di legge grazie al valore di potenza continua indicato a libretto. Lo stesso vale per una Tesla Model 3 Long Range a trazione posteriore con batteria da 75 kWh, capace di accelerazioni brucianti ma formalmente utilizzabile anche da chi ha preso la patente da poco.
Il risultato è un cortocircuito normativo: sulla carta sono auto conformi alla legge, nella realtà sono vetture estremamente potenti, veloci e impegnative, tutt’altro che ideali per chi è alle prime armi.