• 10 Febbraio 2026 23:19

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“Game design all’italiana”, cinque incontri sul videogioco made in Italy

Feb 10, 2026

AGI – “Game design all’italiana”: cinque incontri per scoprire se esiste una via italiana al videogioco, tra mercato, arte e ricerca. È l’obiettivo del nuovo ciclo di appuntamenti organizzato da Ex Machina, associazione impegnata nella diffusione della cultura videoludica come strumento sociale e politico e “specchio del mondo”, non solo per come è ma anche per come potrebbe essere.

Il programma, in forma di dialogo e confronto aperto, mette al centro il “DNA” dei videogiochi made in Italy: dalla satira al linguaggio, dalla divulgazione alla filiera produttiva. Gli incontri, gratuiti e aperti a tutti, non sono conferenze né talk tradizionali, ma spazi senza barriere d’ingresso per discutere di videogiochi e, attraverso di essi, di politica, società e cultura.

Si parte il 12 febbraio al circolo Arci Sparwasser (via del Pigneto 215, Roma) con Giochi Penosi, studio perugino che ha costruito la propria identità su satira e kitsch, con richiami a un’estetica anni ’80 “tutta italiana”, nell’appuntamento dal titolo “Anarchia estetica tra kitsch e sovversione”.

Il 17 marzo, sempre allo Sparwasser, è previsto l’incontro “Il videoludico italiano: pop o cultura elitaria?” con Arcadia Café, duo di giovani divulgatori attivi sui social, per ragionare su cosa significhi parlare di videogiochi in un Paese che ancora spesso li guarda con diffidenza.

Il 14 aprile sarà la volta di IVIPRO, la più grande associazione italiana dedicata alla cultura videoludica, con il dialogo “Tradizione e mito, un’origine unica per il design italiano”: al centro, il nodo se l’unicità del “made in Italy” nel gaming sia necessariamente legata al patrimonio culturale nazionale.

Il 12 maggio, allo Sparwasser, il focus si sposta su lingue e adattamento con membri degli studi di traduzione Porcaloc e Wabbit nel confronto “La lingua come barriera, la traduzione e l’adattamento come parte del gioco”, anche per capire perché sempre meno titoli vengono tradotti in italiano.

Chiusura a giugno con RomaGameDev, comunità di riferimento per gli sviluppatori del Lazio, ospitata alla Fondazione Di Vittorio (via Donizetti 7B, Roma), per approfondire le complessità di chi oggi prova a “fare videogiochi” nel Belpaese, nell’incontro “Cosa significa sviluppare italiano?”.

L’intero ciclo punta a rispondere a una domanda di fondo: esiste davvero una cifra riconoscibile del videogioco italiano, un modello capace di coniugare linguaggio, immaginario e industria, come accadde al Neorealismo per il cinema? Ex Machina prova a farlo mettendo intorno allo stesso tavolo autori, divulgatori, associazioni e professionisti della filiera.

 

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