• 10 Febbraio 2026 20:18

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Aston Martin e il metodo Newey: la ricetta che renderà competitiva la AMR26

Feb 10, 2026

C’è un momento, nella storia della F1, in cui le certezze vengono sospese. Non demolite, non rinnegate, semplicemente messe tra parentesi. È il momento dei grandi reset regolamentari, quando la tecnica torna a essere un territorio inesplorato e l’intelligenza umana torna a contare più della memoria storica. Il 2026 è uno di quei momenti. E Aston Martin ha scelto di presentarsi a quell’appuntamento non in punta di piedi, ma con una dichiarazione di identità precisa: la AMR26.

La cornice è solenne e simbolica. Ithra, il King Abdulaziz Center for World Culture di Dhahran, Arabia Saudita. Non una semplice presentazione, ma un evento pensato come manifesto culturale, quasi artistico, con la musica di Hans Zimmer a fare da tappeto emotivo. Un film sull’eroe, la livrea svelata come se fosse un’opera da museo. È il linguaggio delle grandi ambizioni, quello che Aston Martin Aramco ormai parla senza più complessi. Ma dietro la superficie, verde, elegante, riconoscibile, c’è molto di più. C’è la prima Aston Martin di F1 pensata, strutturata e sviluppata secondo la filosofia di Adrian Newey. Non “influenzata”, plasmata. E questa è la vera notizia.

Quando nessuno sa davvero cosa funziona

Con una serie di regolamenti completamente nuova, nessuno è mai sicuro di quale sia la giusta filosofia” è stata frase di Newey. Apparentemente una dichiarazione prudente, è in realtà una dichiarazione potentissima. Perché detta da lui, l’uomo che ha spesso capito prima degli altri dove stava andando la F1, suona quasi come un invito al vuoto creativo. Il 2026 segna il più grande cambiamento regolamentare di una generazione: nuove power unit, nuova aerodinamica, carburanti sostenibili. Ma non solo, un diverso bilanciamento tra energia elettrica e termica e un concetto di efficienza che non riguarda più solo la velocità massima, ma la gestione complessiva della prestazione. Telaio e motore cambiano insieme, evento rarissimo. È come chiedere a un architetto di progettare una casa mentre riscrivono contemporaneamente le leggi della fisica e quelle dell’urbanistica. Ed è qui che entra in scena Newey.

Cosa si è inventato davvero il genio

Chi cerca “la trovata”, il colpo d’occhio, l’ala rivoluzionaria o la soluzione estrema resterà probabilmente deluso. Perché Newey nel 2026 non ha inventato un trucco, ha inventato un metodo. L’AMR26 nasce da un approccio olistico, come lo definisce lui stesso. È una parola spesso abusata, ma qui è sostanza pura. Significa che nessuna componente è stata pensata come protagonista assoluta. Niente estremismi aerodinamici, niente concetti isolati. Il cuore del progetto è l’integrazione totale tra telaio, aerodinamica, sospensioni, power unit Honda RA626H e gestione energetica.

Newey ha fatto quello che fa sempre quando il terreno è nuovo, ha abbassato il volume del rumore e ha alzato quello delle domande giuste. Qual è la finestra di funzionamento più ampia possibile? Dove può crescere la macchina nel tempo, senza diventare instabile? Quanto deve essere “gentile” per permettere ai piloti di estrarre prestazione in modo ripetibile? La AMR26 è figlia di questa filosofia. Una monoposto progettata non per essere la migliore subito, ma per non precludersi nessuna direzione di sviluppo. In un’epoca in cui i regolamenti sono così nuovi da rendere pericolosa qualsiasi certezza, è forse l’idea più rivoluzionaria di tutte.

Pensata per essere capita, non subita

C’è un dettaglio, le parole pronunciate da Newey durante la presentazione ufficiale valgono più di mille rendering: “Un’auto da cui Lance e Fernando possono sperare di estrarre prestazioni in modo coerente“. Coerente è la parola chiave. La F1 moderna è spesso vittima di monoposto velocissime ma incomprensibili, capaci di picchi straordinari e crolli improvvisi. L’AMR26 nasce invece con fondamentali solidi. Nello specifico, una monoscocca in composito di fibra di carbonio con pannelli anti-intrusione in Zylon, sospensioni push-rod raffinate, un sistema frenante progettato internamente, una distribuzione dei pesi attentamente collocata tra il 44,5% e il 46%. Nulla di spettacolare se preso singolarmente. Tutto estremamente significativo se osservato come sistema. È la macchina di un team che finalmente ragiona da costruttore completo, libero dai compromessi di chi deve adattarsi a soluzioni altrui. La partnership con Honda, il lavoro con Aramco sui carburanti sostenibili, il contributo di Valvoline sui lubrificanti, ogni elemento dialoga con l’altro.

Il campus, il tunnel e la fine delle scuse

La AMR26 è anche la prima vettura nata interamente all’interno del Campus tecnologico AMR. Non è un dettaglio secondario. Il nuovo tunnel del vento CoreWeave AIR e il simulatore di ultima generazione non sono solo strumenti, sono acceleratori di comprensione. Per anni Aston Martin ha avuto alibi strutturali. Ora non più. Lawrence Stroll lo sa, e infatti parla di “Ogni mossa fatta per design“. Non è uno slogan. È un’ammissione di responsabilità. Questa non è più una squadra che rincorre. È una squadra che ha deciso dove vuole andare.

Alonso, Stroll e il valore della continuità

In un momento di cambiamento radicale, Aston Martin sceglie la stabilità in abitacolo. Fernando Alonso e Lance Stroll arrivano alla quarta stagione consecutiva insieme. In totale 614 GP di esperienza combinata. Nessuna coppia in griglia può offrire un patrimonio di feedback simile. Alonso, soprattutto, è l’uomo giusto per un progetto come questo. Perché capisce quando una macchina non è ancora veloce, ma sta andando nella direzione giusta. Le sue parole parlano di pazienza attiva, di sviluppo continuo, di fame condivisa: “Un nuovo capitolo così eccitante, gli ultimi anni non sono stati facili, ma abbiamo imparato molto. Tutti in questa squadra condividono la stessa fame di essere competitivi. Non vedo l’ora di salire in pista e sviluppare la macchina. Non vedo l’ora di spingere forte“.

Stroll, dal canto suo, sottolinea il valore del primo shakedown riuscito. Con regolamenti nuovi, affidabilità e comprensione iniziale sono oro puro: “Ora si tratta di costruire la nostra comprensione della vettura con l’obiettivo di continuare a portare aggiornamenti delle prestazioni durante tutta la stagione. È bello lavorare con Adrian Newey. Dovrebbe essere un anno emozionante per i tifosi“.

Non una promessa, ma una domanda aperta

La AMR26 non promette vittorie immediate. Promette qualcosa di più raro, una domanda ben posta. In un’epoca in cui la F1 rischia di diventare una gara di simulazioni convergenti, Aston Martin ha scelto di esplorare. Forse non sarà subito la macchina da battere. Forse sì. Ma è chiaramente una macchina pensata per restare rilevante, per crescere, per non essere prigioniera di una scelta sbagliata fatta troppo presto. Ed è qui che si riconosce la mano del genio. Non in ciò che si vede, ma in ciò che è stato deliberatamente evitato. Il 2026 è l’anno zero. Aston Martin ha deciso di presentarsi con una matita ben appuntita, non con una gomma. E quando Adrian Newey disegna, di solito, vale la pena guardare dove sta andando la linea.

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