• 9 Febbraio 2026 19:39

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Tutte le auto protagoniste delle Olimpiadi, non solo Milano – Cortina 2026

Feb 9, 2026

Le Olimpiadi invernali non si muovono solo sugli sci o sulle lame dei pattini. Si muovono soprattutto su quattro ruote. Tra trasferimenti di atleti, staff, volontari e delegazioni, l’automobile diventa una presenza continua, quasi invisibile, ma decisiva per il funzionamento dei Giochi. Milano-Cortina 2026 non fa eccezione e sceglie di raccontarsi anche attraverso la sua flotta ufficiale: modelli elettrificati, SUV compatti, vetture pensate per collegare metropoli e montagne senza spezzare l’equilibrio del territorio attraversato. Un sistema di mobilità che deve adattarsi al traffico urbano di Milano come alle strade strette e spesso innevate delle Dolomiti.

L’apporto di Stellantis

È da qui che passa una parte rilevante dell’identità dei Giochi italiani. La carovana olimpica del 2026 non cerca un’unica auto simbolo, come accadeva in passato, ma costruisce una squadra articolata, capace di rispondere a esigenze molto diverse. In prima linea ci sono Fiat 600 e 600e, chiamate a rappresentare il nuovo corso elettrificato del marchio, affiancate da Grande Panda e dalle Fiat 500 Hybrid ed elettrica, già protagoniste della mobilità urbana quotidiana. Una scelta che privilegia modelli familiari al pubblico, lontani dall’idea di vetrina irraggiungibile.

Non manca, però, l’apporto dell’immagine sportiva. Alfa Romeo è presente con una gamma completa che comprende Tonale, Junior, Giulia e Stelvio, vetture destinate ai trasferimenti di delegazioni e ospiti istituzionali, ma anche a presidiare simbolicamente il legame tra sport, prestazioni e tradizione italiana. Anche Lancia è della partita con la nuova generazione di Ypsilon, tornando a muoversi in un contesto di grande visibilità internazionale, a testimonianza di una riorganizzazione industriale che passa anche da eventi di questo livello. Infine, c’è Maserati, alla quale viene affidato lo scettro del lusso all’italiana.

L’ultima Olimpiade italiana

Milano-Cortina, insomma, utilizza l’automobile come strumento narrativo, ma senza trasformarla in protagonista assoluta. Una scelta che segna una distanza evidente rispetto a Torino 2006, quando l’auto era parte esplicita della scena olimpica. Torino voleva dire Fiat, e il costruttore italiano occupò il campo senza esitazioni. Tremila vetture del Gruppo furono messe a disposizione del comitato organizzatore, in quella che fu una delle più grandi operazioni di visibilità industriale legate ai Giochi.

La Fiat Sedici, SUV compatto nato dalla collaborazione con Suzuki, fu il volto nuovo dell’evento, affiancata da Grande Punto, Panda 4×4, Croma e Idea, modelli che raccontavano la produzione di massa del periodo. A completare il quadro c’erano le Alfa Romeo 159, le Lancia Musa e Phedra, fino alla Thesis, ammiraglia destinata alle occasioni ufficiali e agli spostamenti delle autorità. Anche la tecnologia faceva parte integrante del racconto: il sistema di navigazione con istruzioni vocali sviluppato da Marelli serviva a guidare volontari e staff attraverso una geografia complessa, fatta di città, valli e località montane.

Da Vancouver a Pechino

Negli anni successivi, il testimone è passato seguendo la mappa globale dei Giochi e l’evoluzione dell’industria automobilistica. Vancouver 2010 si affidò a una flotta General Motors, composta da SUV e prime ibride, mentre Sochi 2014 scelse BMW, puntando su Serie 3, Serie 5 e grandi SUV, in un contesto dove rappresentanza e potenza d’immagine avevano un peso specifico. PyeongChang 2018 mise sotto i riflettori Hyundai e Kia, con Ioniq, Santa Fe e Sorento, segnando una svolta verso l’elettrificazione.

Pechino 2022 trasformò infine la flotta in un manifesto tecnologico, con Toyota Mirai, RAV4 Hybrid e modelli elettrici e a idrogeno. Parigi 2024, invece, ha messo le quattro ruote in secondo piano, a vantaggio di una mobilità alternativa e differente. Milano-Cortina si inserisce in questa traiettoria con una cifra tutta italiana: niente auto-monumento, nessuna vetrina muscolare. Solo modelli reali, già parte del traffico quotidiano, chiamati a tenere insieme città e montagna. Anche lontano dalle telecamere, anche nei parcheggi e nei trasferimenti notturni, l’Olimpiade passa da lì. E lascia il segno.

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