AGI – I referendum tornano sul tavolo del Consiglio dei ministri. La riunione è fissata per la tarda mattinata con un compito preciso: rimettere mano al calendario elettorale. Dopo il via libera della Corte di Cassazione, c’è un nuovo quesito referendario, e l’esecutivo deve valutare se confermare la data del 15 giugno 2026 o far slittare l’appuntamento con le urne. Non si tratta di un cambio di rotta politico, ma di una necessità tecnica per permettere l’integrazione delle schede elettorali e garantire la massima chiarezza ai cittadini.
La questione nasce dalla decisione della Suprema Corte di accogliere l’istanza del Comitato dei 15 promotori. Al centro della consultazione c’è la riforma costituzionale che punta alla separazione delle carriere in magistratura. Il quesito aggiunto ieri dalla Cassazione non stravolge l’impianto, ma interviene sulla trasparenza: obbliga infatti a indicare esplicitamente nel testo referendario quali sono le norme vigenti che verrebbero soppresse o modificate dalla riforma.
La posizione del ministro Nordio
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha affrontato il tema in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, cercando di riportare la discussione su binari di pragmatismo. “Certamente bisognerà fare un’integrazione al quesito referendario, ma questo non dovrebbe avere conseguenze sulla data del referendum. In ogni caso si tratterebbe di uno slittamento molto breve“, ha spiegato il Guardasigilli. Secondo Nordio, l’intervento della Cassazione è un atto dovuto di precisione terminologica piuttosto che un ostacolo politico. “La correzione – osserva Nordio – riguarda l’indicazione nel quesito delle norme che con la riforma vengono soppresse. Non c’è alcuno sconvolgimento del quesito. Viene semplicemente integrato e chiarito. Quindi, anche in caso di slittamento, si tratterebbe al massimo di due o tre settimane come previsto dalla Costituzione“.
La soddisfazione dei promotori
Dall’altra parte, il Comitato dei promotori legge questa integrazione come un riconoscimento della bontà della propria battaglia per l’informazione dei cittadini. Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 firmatari, ha espresso una soddisfazione netta per il pronunciamento dell’Ufficio Centrale per il Referendum. “Restiamo in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum“, ha dichiarato Guglielmi, sottolineando come la riformulazione del quesito sia fondamentale per un voto consapevole. “Accogliamo con grande soddisfazione la decisione dell’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione che ha ritenuto legittima la nostra richiesta e che ha riformulato il quesito referendario, facendo espresso riferimento alle norme che il testo della legge costituzionale ha modificato“.
Sostanza democratica e informazione
Per i promotori, aver ottenuto l’indicazione degli articoli della Carta che verrebbero toccati dalla riforma non è un dettaglio burocratico, ma un punto di sostanza democratica. Tale decisione, aggiunge Guglielmi, “è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori l’indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto e una loro consapevole riflessione“.
Consenso popolare e difesa della Costituzione
L’intera operazione poggia su una base di consenso popolare non indifferente, certificata dalle firme raccolte nei mesi scorsi. “Siamo pertanto molto soddisfatti – conclude Guglielmi – del complessivo risultato raggiunto, già preceduto dalla risposta positiva dei 546.463 cittadini che hanno firmato, e ai quali è rivolto il nostro ringraziamento per l’impegno mostrato in difesa della Costituzione: ciò rappresenta motivo di orgoglio, sia rispetto all’obiettivo di sollecitare la massima partecipazione alla vita civile, sia rispetto alla esigenza di diffondere una corretta informazione sulla reale ricaduta negativa che la riforma sottoposta a referendum potrebbe avere sull’equilibrio dei poteri dello Stato e sulla giustizia“.
La decisione finale del governo
Il governo dovrà ora decidere se forzare i tempi per mantenere la scadenza del 15 giugno o se concedersi quel margine di “due o tre settimane” evocato da Nordio per evitare ricorsi e garantire che ogni elettore sappia esattamente cosa andrà a cancellare o confermare con il proprio segno sulla scheda“.