• 7 Febbraio 2026 11:34

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Decreto sicurezza 2026, rischio sospensione della patente: ecco per chi

Feb 7, 2026

Con il nuovo Decreto Sicurezza arrivano delle novità anche per gli automobilisti. Chi viene trovato con dei coltelli vietati si ritroverà con la patente sospesa, mentre chi non si ferma all’alt delle Forze dell’ordine ora rischia il carcere fino a cinque anni. Una serie di novità approvate dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio che rispondono con misure urgenti ai recenti fatti di cronaca, nel tentativo di contrastare il fenomeno delle baby gang e dei reati impuniti. La norma diventerà operativa appena pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Stop alla patente, decide il Prefetto

Uno dei punti centrali del decreto riguarda il porto ingiustificato di coltelli e oggetti con lama. La norma stabilisce che chiunque venga sorpreso fuori dalla propria abitazione senza un valido motivo con strumenti dotati di lama affilata o appuntita oltre gli 8 centimetri, oppure con lame pieghevoli superiori ai 5 centimetri, rischia una pena che va da sei mesi a tre anni di reclusione.

La novità più rilevante per gli automobilisti è però un’altra: oltre al procedimento penale, entra in gioco anche la patente di guida. Gli agenti di Polizia Giudiziaria, una volta accertata la violazione, trasmettono gli atti al Prefetto, che può disporre la sospensione della patente fino a un anno. Il provvedimento può riguardare anche il certificato di abilitazione professionale per i motoveicoli e quello di idoneità alla guida dei ciclomotori.

Non solo. Se la persona fermata non è ancora in possesso della patente, il decreto prevede il divieto di conseguirla per un periodo che può arrivare a dodici mesi. Un aspetto che colpisce in modo particolare i più giovani, spesso al centro delle recenti cronache.

Non fermarsi all’alt: cosa si rischia ora

Il decreto sicurezza interviene in modo deciso anche sull’articolo 192 del Codice della Strada, quello che disciplina l’obbligo di fermarsi all’alt delle Forze dell’ordine. Fino a oggi le sanzioni erano prevalentemente amministrative, salvo i casi più gravi. Con le nuove disposizioni, lo scenario cambia radicalmente.

Chi si dà alla fuga mettendo in pericolo l’incolumità altrui rischia ora la reclusione da sei mesi a cinque anni. A questa si aggiungono la sospensione della patente da uno a due anni e la confisca del veicolo, che diventa proprietà dello Stato, a meno che non appartenga a soggetti completamente estranei al reato.

La norma chiarisce che le stesse sanzioni possono essere applicate anche nei casi in cui non sia possibile procedere immediatamente all’arresto, per ragioni di sicurezza pubblica o individuale. Un passaggio che punta a evitare zone grigie e a rafforzare l’efficacia dell’intervento repressivo.

Perché si è arrivati a questa stretta

Alla base del decreto sicurezza 2026 ci sono anche episodi di cronaca recente che hanno spinto il Governo ad accelerare. Tra questi, l’omicidio avvenuto il 16 gennaio a La Spezia, dove un ragazzo di 19 anni è stato ucciso a coltellate da un coetaneo, e i gravi disordini di Torino del 31 gennaio, degenerati in scontri e guerriglia urbana durante le proteste legate al centro sociale Askatasuna.

Eventi che hanno riacceso il dibattito sul fenomeno delle baby gang, sul porto di armi improprie e sulla percezione di impunità, soprattutto tra i più giovani. Da qui la scelta di collegare le sanzioni penali anche a strumenti molto concreti come la patente di guida, considerata un bene essenziale e un forte deterrente.

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