• 7 Febbraio 2026 10:25

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Vita da rider, i nuovi schiavi dell’algoritmo: 10 ore di lavoro per 2-4 euro a consegna

Feb 7, 2026

AGI – Compensi tra i 2 e 4 euro lordi a consegna, circa dieci ore quotidiane di lavoro, sei-sette giorni a settimana, in mezzo al traffico, sotto la pioggia e con il caldo torrido. In queste cifre c’è tutta la vita dei rider, fotografata nel dossier 2025 di Nidil Cgil ‘La condizione di lavoro dei rider del food delivery’. Un quadro allarmante che restituisce l’immagine dei “nuovi schiavi dell’economia delle piattaforme”, portando alla luce quanto sia sempre più difficile vivere di questo lavoro: pagato poco, costoso da svolgere, privo di tutele effettive e governato da regole opache, che ha visto negli ultimi anni, a fronte della crescita della domanda e della concorrenza, un crollo dei compensi.

Ne sa qualcosa Giovanni, 43 anni, laureato in Scienze politiche, rider dal 2020. “C’erano mesi in cui riuscivo a fare anche 3.500 euro, lavorando tanto, più di otto ore al giorno, e in certi periodi anche con più piattaforme, tipo Uber Eats. Ma poi è cambiato tutto”, racconta al sindacato. L’anno scorso ho guadagnato circa 24.000 euro. Come partita Iva in regime forfettario pago il 5% di imposta sostitutiva, ma dopo cinque anni passa al 15%. Ho versato circa 7.000 euro tra contributi e imposte. Non è facile mettere da parte quei soldi. Quando lavori con la partita Iva, quello che guadagni è lordo: poi devi pagare tutto tu, tasse e contributi. E poi c’è Marco, 25 anni, rider dal 2019. All’inizio eravamo pochi, quindi si lavorava bene. C’erano tante consegne e le tariffe erano più alte. Con il tempo però siamo aumentati e le tariffe sono scese. Quando mi iscrissi, alcune consegne erano pagate anche otto o nove euro. Ora siamo in media sui quattro euro a consegna. È un lavoro che è cambiato molto, e non in meglio. Mentre Imran, 23 anni, rider dal 2021, denuncia: “Giornate spezzate tra attese ai ristoranti e corse su tutta la città, paghe anche da 3 euro e compensi decisi da un algoritmo opaco“.

L’inchiesta Nidil Cgil 

Nidil Cgil ha lanciato questa inchiesta a giugno 2024, con un questionario di 41 domande in quattro lingue (italiano, inglese, francese e urdu) che è stato somministrato a circa 500 lavoratori e lavoratrici, attraverso una piattaforma online e grazie al lavoro dei funzionari territoriali, nelle assemblee organizzate nei territori. Nel campione intervistato, oltre la metà dei rider lavora per più piattaforme (55%). Nel perimetro degli autonomi prevalgono Glovo (67,4%) e Deliveroo (70,7%). Una parte lavora anche con Just Eat (13,9%). Il player olandese impiega con contratto subordinato e in questi casi, l’attività su Glovo/Deliveroo viene spesso svolta come secondo/terzo lavoro. Per la maggioranza degli intervistati, infatti, il food delivery rappresenta la principale fonte di reddito (76,4%), il che significa lavorare 6-7 giorni a settimana (72,9%), 7-10 ore al giorno (49,3%), per raggiungere un numero di consegne elevato, superiore a 8 nel 61,7% dei casi.

Costi, compensi e l’erosione del guadagno effettivo

Le attese al ritiro nei ristoranti possono superare i 10-20 minuti (nel 50,5% dei casi è questa la media dichiarata) e riducono sensibilmente il valore effettivo del compenso. Per il 56,3% il guadagno medio per consegna si colloca molto spesso tra 2 e 4 euro lordi. Non esistono indennità aggiuntive per il tempo di viaggio, per le attese o per le spese sostenute. Se l’orario si allunga o i costi aumentano, ricade tutto sul lavoratore. Non stupisce quindi che oltre la metà dei rider (55,4%) rifiuti le consegne quando il compenso proposto è troppo basso. La quasi totalità degli intervistati dichiara di usare un mezzo di trasporto proprio (92,5%), si tratta spesso di bici o motorini elettrici (40,6%), ma in molte città una quota significativa effettua le consegne in auto (23,4%). La maggior parte dei ciclofattorini (66%) percorre oltre 40 km al giorno, ne conseguono costi vivi (carburante, manutenzione, telefono) spesso superiori a 200 euro al mese (31%): un’incidenza economica che erode ulteriormente compensi già bassi. Il 35,5% denuncia inoltre di avere subito il furto del mezzo e il 12,3% il tentato furto.

Infortuni, tutele e la cultura della precarietà

Il quadro sugli infortuni è “altamente preoccupante”, denuncia il Nidil Cgil: quasi quattro rider su dieci (39,8%) dichiarano di essersi infortunati almeno una volta, ma solo una minoranza ha denunciato l’episodio alle autorità competenti. Tra chi si è infortunato, meno di un lavoratore su cinque (17,6%) ha ricevuto un risarcimento, mentre oltre due terzi (67,4%) non hanno avuto alcuna forma di ristoro economico. Una carenza dovuta a più fattori: la sotto denuncia degli infortuni, spesso per timore di perdere l’accesso alle consegne o ai bonus algoritmici; la scarsa conoscenza dei diritti assicurativi; e l’ambiguità del rapporto contrattuale, che porta le piattaforme a sottrarsi alle proprie responsabilità. In molti casi, i rider vedono riconosciuti i propri diritti assicurativi dall’Inail solo dopo lunghi contenziosi, denuncia il sindacato, spesso resi possibili esclusivamente grazie all’intervento dei patronati sindacali.

Il sindacato ricorda che la copertura Inail per i lavoratori autonomi del food delivery è stata introdotta solo a partire dal 1 febbraio 2020, e che prima di tale data gli infortuni restavano di fatto privi di tutela obbligatoria. Questo spiega anche la persistenza di una cultura della precarietà che scoraggia la denuncia. Lavoratori esposti al rischio costante di incidenti nel traffico urbano e alla pressione dei tempi di consegna, in condizioni meteorologiche estreme, ondate di calore, piogge intense e ghiaccio invernale, come confermano gli episodi di cronaca che hanno coinvolto numerosi rider in diverse città italiane negli ultimi anni.

Obiettivi futuri: subordinazione e superamento del cottimo

Dal 2017, Nidil segue da vicino chi lavora tramite piattaforme digitali, “rider o shopper che formalmente vengono inquadrati come autonomi, ma che in realtà sono organizzati e diretti dagli algoritmi“. Il sindacato mette al centro due obiettivi prioritari: il riconoscimento della subordinazione quando ne sussistono i presupposti sostanziali e, comunque, il superamento definitivo del cottimo, con retribuzione del tempo di lavoro effettivo, diritti pienamente esigibili e condizioni di sicurezza reali. Per Nidil, “la salute e la sicurezza devono diventare elementi strutturali del rapporto di lavoro, non semplici adempimenti formali”.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close