• 6 Febbraio 2026 14:41

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Dallo scooter alla moto: cosa puoi guidare con la patente B

Feb 6, 2026

Il tema delle moto guidabili con la patente B è stato oggetto di interpretazioni, aggiornamenti normativi e convinzioni sedimentate nel tempo. La patente B nasce infatti per l’auto, ma in Italia gode di alcune estensioni che riguardano le due ruote. Queste estensioni non valgono ovunque e non sono tutte automatiche. Non è però la cilindrata in sé a determinare se una moto sia guidabile con patente B, ma l’omologazione di categoria. La classificazione dipende infatti dal pacchetto di parametri con cui il mezzo è stato omologato in sede europea tra cui potenza massima, rapporto tra potenza e peso e caratteristiche costruttive.

I limiti tecnici

Entrando nel merito, la patente B consente allora di guidare motocicli con cilindrata massima di 125 centimetri cubici, potenza non superiore a 11 kW e rapporto tra potenza e peso di non oltre 0,1 kW/kg. Questi tre parametri devono essere tutti rispettati: basta superarne uno solo per uscire dal perimetro normativo.

In pratica uno scooter 125 o una moto 125 omologata A1 rientrano nei limiti mentre una moto simile ma con una potenza superiore o una diversa omologazione ne resta esclusa, anche se la cilindrata è identica. Questo schema vale sulle strade del territorio italiano e non si estende in automatico all’estero in quanto ogni Stato membro decide se concedere o meno equivalenze tra categorie di patente.

Chi ha conseguito la patente prima della metà degli anni Ottanta ha assistito a un cambiamento frequente del quadro normativo e non sempre in modo omogeneo. In passato alcune patenti consentivano infatti la guida di motocicli senza limiti. La discriminante non è l’età del conducente, ma la data di conseguimento della patente e le categorie riconosciute all’epoca, oltre a quanto risulta oggi stampato sul documento. Il solo criterio è verificare cosa risulta sulla patente e se necessario chiedere un riscontro agli uffici competenti o a una scuola guida.

In questo contesto, quando si parla di verifiche, il libretto di circolazione è la fonte da consultare. Al suo interno sono riportati i dati di potenza in kW, la massa del veicolo e la categoria di omologazione. Le schede dei costruttori o le informazioni fornite dai venditori hanno evidentemente un valore secondario.

Autostrade ed extraurbane principali, cosa è cambiato

Per molto tempo la regola è stata semplice: niente motocicli sotto i 150 centimetri cubici in autostrada e sulle strade extraurbane principali. Questo divieto ha inciso sull’uso pratico dei 125 e li ha relegati a un impiego urbano o extraurbano secondario. Negli ultimi anni il quadro si è evoluto.

Con una modifica al Codice della Strada è stata introdotta una deroga che consente la circolazione su autostrade ed extraurbane principali ai motocicli di cilindrata non inferiore a 120 centimetri cubici oppure di potenza non inferiore a 6 kW nel caso di motorizzazioni elettriche, a condizione che il conducente sia maggiorenne. Oggi un 125 può accedere a queste infrastrutture se rispetta i requisiti tecnici e se chi guida ha almeno 18 anni.

L’apertura alla circolazione dei 125 su autostrade ed extraurbane principali nasce dall’evoluzione del mercato e dell’utilizzo dei veicoli. Oggi molti 125 sono progettati per sostenere velocità di crociera stabili e dispongono di impianti frenanti, ciclistica e dotazioni di sicurezza paragonabili a cilindrate superiori di qualche anno fa. Un tempo dominavano scooter e moto pensati quasi esclusivamente per la città. Oggi esistono 125 con impostazione turistica, carenature protettive, serbatoi capienti e ciclistica evoluta.

L’eccezione dei tricicli a motore

Accanto alle moto tradizionali c’è poi la categoria dei tricicli a motore associata a modelli a tre ruote molto diffusi negli ultimi anni. In questo caso la patente B apre una possibilità supplementare, ma con l’applicazione di una soglia anagrafica. La guida dei tricicli con potenza superiore a 15 kW è consentita dai 21 anni, in linea con quanto previsto anche dalla normativa europea.

Superati i limiti dell’A1, la patente B non consente più alcuna deroga. Moto con cilindrata superiore a 125 centimetri cubici, con potenza oltre 11 kW o con rapporto tra potenza e peso superiore allo 0,1 kW/kg richiedono una patente specifica, che sia A1, A2 o A, a seconda del livello prestazionale e dell’età del conducente.

Chi modifica la propria moto, anche con interventi marginali, entra in un terreno scivoloso. Un intervento che incide sulla potenza o sulle caratteristiche del motore può rendere il veicolo non conforme all’omologazione originaria. In questo scenario anche un 125 nato A1 può perdere la possibilità di essere guidato con patente B. Non solo, ma il mezzo diventa irregolare a prescindere dalla patente con conseguenze che vanno dalla sanzione al sequestro fino alla rivalsa assicurativa in caso di sinistro.

Cosa cambia rispetto alla patente A

La patente A è il vertice del sistema di abilitazione alla guida dei motocicli perché consente di accedere a tutte le due ruote senza soglie tecniche su cilindrata o potenza. Chi la consegue può mettersi alla guida tanto di una sportiva ad alte prestazioni quanto di una tourer da viaggio o di una custom di grossa cilindrata. Età minima e requisiti variano in base alla strada scelta e all’esperienza già maturata su categorie inferiori.

La patente AM è il primo ingresso nel mondo della mobilità individuale su due ruote ed è ottenibile a partire dai 14 anni. È l’abilitazione che permette di condurre ciclomotori con cilindrata fino a 50 centimetri cubici e potenza non superiore a 4 kW, progettati per una velocità massima di 45 km/h, pensati per un utilizzo urbano e per un apprendimento graduale della guida. Oltre ai classici cinquantini a due ruote rientrano in questa categoria anche i tricicli omologati L2e che offrono una maggiore stabilità e i quadricicli leggeri L6e, identificati con le minicar, purché rispettino gli stessi limiti di cilindrata o potenza.

Salendo di livello si incontra la patente A1, accessibile dai 16 anni. Questa abilitazione consente di guidare motocicli fino a 125 centimetri cubici, con potenza massima di 11 kW, aprendo le porte a un segmento molto ampio del mercato tra scooter e moto di impostazione sportiva, naked o turistica, adatte sia agli spostamenti quotidiani sia alle prime esperienze extraurbane.

Il passo successivo è la patente A2, conseguibile dai 18 anni. Il tetto di potenza sale a 35 kW, una soglia che permette di accedere a moto di media cilindrata e a prestazioni superiori rispetto all’A1. Infine si arriva alla patente A senza limitazioni, ottenibile dai 24 anni oppure a 20 anni se si è già titolari di A2 da almeno due anni. È l’abilitazione che elimina ogni vincolo tecnico e consente di guidare qualsiasi motociclo, al di là della potenza e della cilindrata.

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