• 6 Febbraio 2026 12:57

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Rischio spegnimento autovelox e tutor, c’è una data prima del possibile caos

Feb 6, 2026

C’è un periodo dell’anno che rischia di diventare uno spartiacque per la sicurezza stradale italiana: il mese di maggio. Da quel momento, una parte consistente degli autovelox, dei Tutor e dei Telelaser installati sulle strade del Paese potrebbe essere spenta. Non per scelta politica o per ripensamento sulla lotta all’eccesso di velocità, ma per un problema giuridico e amministrativo che l’Italia si porta dietro da anni e che ora rischia di deflagrare in tutta la sua gravità.

L’omologazione resta un problema sospeso

A lanciare l’allarme è il Codacons, che punta il dito contro il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia di omologazione degli apparecchi di rilevamento della velocità. Il provvedimento, attualmente al vaglio di Bruxelles e destinato – se supererà l’esame europeo – a entrare in vigore a fine maggio, introduce criteri stringenti e procedure uniformi per l’omologazione degli strumenti. Una riforma necessaria, ma forse un po’ tardiva.

I numeri parlano chiaro. Attraverso la nuova piattaforma telematica del Mit, gli enti locali hanno dichiarato 3.873 dispositivi di controllo della velocità attivi sul territorio nazionale. Di questi, secondo le stime del Codacons, solo 1.282 supererebbero immediatamente la “tagliola” prevista dal decreto. Tutti gli altri dovrebbero essere spenti, in attesa di adeguarsi alle nuove procedure di omologazione ministeriale.

Da qui si apre un fronte delicatissimo. I Comuni che decideranno di continuare a utilizzare apparecchi non conformi rischiano una valanga di ricorsi da parte degli automobilisti sanzionati. Ricorsi che, alla luce della giurisprudenza più recente e delle indicazioni della Cassazione sul tema dell’omologazione, hanno buone probabilità di successo. Il conto, però, non sarebbe solo giudiziario: spese legali, annullamento delle multe e il rischio concreto di finire sotto la lente della Corte dei Conti per danni erariali.

La sicurezza messa a dura prova

Tuttavia, spegnere gli autovelox non è una scelta indolore. Anzi. L’altra faccia del problema è quella della sicurezza stradale. Senza l’effetto deterrente dei controlli sulla velocità, molte amministrazioni locali potrebbero assistere a un aumento dell’incidentalità sul proprio territorio. Un paradosso amaro: per rispettare la legalità formale si rischia di indebolire la tutela sostanziale della vita sulle strade. Il caos non si ferma ai centri urbani o alle strade provinciali. Coinvolge anche la rete autostradale, cuore pulsante della mobilità italiana. I nuovi criteri di omologazione, infatti, riguardano anche sistemi come Tutor e Vergilius, installati su numerose tratte e considerati, dati alla mano, uno degli strumenti più efficaci per la riduzione degli incidenti.

Sempre il Codacons snocciola cifre che difficilmente possono essere ignorate. Tra il 2002 e il 2024, sulle autostrade italiane il numero di incidenti è diminuito del 42,3%, passando da 16.359 a 9.443 sinistri. Ancora più impressionante il dato sui morti: -68%, da 801 vittime nel 2002 a 256 nel 2024. I feriti sono calati del 44,35%, da 27.827 a 15.479. Numeri che raccontano una storia di prevenzione riuscita, costruita anche grazie al controllo sistematico della velocità media.

Eppure, secondo l’associazione dei consumatori, questa vicenda dimostra come l’Italia abbia fallito nel trovare un equilibrio stabile tra due esigenze fondamentali: da un lato i diritti dei cittadini, che devono poter contare su sanzioni legittime, trasparenti e incontestabili; dall’altro la sicurezza stradale, che dovrebbe essere il primo obiettivo degli enti locali. Troppo spesso, invece, gli autovelox sono stati percepiti – e talvolta utilizzati – come strumenti per fare cassa, più che per salvare vite.

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