• 5 Febbraio 2026 17:08

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Hamleys chiude in Italia: stop a Roma, Milano e Bergamo

Feb 5, 2026

AGI – Hamleys chiude in Italia: gli store di Roma, Milano e Bergamo del più antico negozio di giocattoli del mondo, fondato a Londra nel 1760, hanno cessato le attività da martedì scorso. Le comunicazioni sono arrivate con un preavviso di appena 48 ore e lo stop coinvolge oltre 50 dipendenti.

Il marchio, fornitore ufficiale per gli eredi di Casa Windsor, era sbarcato in Italia da meno di tre anni ed era gestito in concessione da Giochi Preziosi. Resta poco chiara, secondo quanto riferito dai lavoratori, anche la situazione del punto vendita di Pompei.

A Milano, il negozio in Galleria Vittorio Emanuele, in Duomo, ha annunciato un piano di chiusure per “fronteggiare una situazione di temporanea difficoltà economico-finanziaria“.

La denuncia del sindacato Usb e la chiusura blitz

A denunciare le modalità della chiusura blitz è il sindacato Usb che con Maria Sarsale spiega all’AGI che “i lavoratori sono stati informati domenica con una semplice videochiamata della chiusura di tutti i punti vendita in Italia“. “Oggi”, aggiunge, “non hanno in mano nulla se non una comunicazione a voce e la promessa che il mese di febbraio verrà retribuito, ma non c’è nessuna garanzia reale sull’attivazione degli ammortizzatori sociali“.

Il sindacato riferisce di aver chiesto chiarimenti all’azienda senza ricevere risposta e per questo sta organizzando assemblee con i dipendenti.

La testimonianza dei dipendenti e la cassa integrazione

Dall’interno, un lavoratore del negozio di Roma, in Galleria Alberto Sordi, racconta: “Nella giornata di domenica siamo stati invitati a una video call annunciata la sera prima, alla quale era presente Paola Preziosi in collegamento e insieme a noi c’erano i colleghi di Milano, Orio e Pompei”.

 

 

Durante l’incontro, aggiunge, “ci è stato detto che la scelta aziendale era quella di chiudere i punti vendita in tutta Italia, garantendo a parole che percepiremo gli stipendi fino all’attivazione della cassa integrazione“. Al momento, sottolinea il dipendente, “non c’è alcun impegno scritto” e “non ci risulta che siano partite le procedure per chiedere l’attivazione della cassa integrazione”.

I lavoratori restano in attesa di indicazioni ufficiali su stipendi, tutele e futuro occupazionale, mentre il sindacato valuta iniziative di mobilitazione.

 

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