• 5 Febbraio 2026 15:05

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Milano Cortina: adrenalinico skeleton, A faccia in giù in un budello ghiacciato

Feb 5, 2026

AGI – A faccia in giù dentro uno stretto “budello” ghiacciato. Casco, visiera, scarpette armate con otto chiodi lunghi 7 millimetri, mento a pochi centimetri dal ghiaccio – che spesso tocca la superficie ghiacciata in uscita di curva – a una velocità di 140 chilometri orari. È lo spettacolare e adrenalinico skeleton, uno dei più antichi sport invernali.

Va precisata la differenza sostanziale con lo slittino: la posizione degli skeletonisti e delle skeletoniste è infatti a pancia in giù (posizione prona), mentre sullo slittino si gareggia a pancia in su. L’atleta parte in piedi, come nel bob, e dopo la spinta iniziale si “tuffa” sullo skeleton guidando l’attrezzo attraverso i movimenti del corpo. La lunghezza del tracciato va da un minimo di 1200 metri a un massimo di 1650, con una pendenza massima del 12%. La slitta non può pesare più di 33 chilogrammi per gli uomini e 29 per le donne e il peso complessivo di atleta e slitta non deve eccedere rispettivamente i 115 e i 92 kg.

Lo skeleton ai giochi olimpici: storia e ritorno

Lo skeleton ai Giochi di Milano Cortina 2026 entrerà in scena la prossima settimana, da lunedì 9 con le prime prove ufficiali fino a domenica 15 con la gara a squadre, novità nel programma a cinque cerchi. Sede di gara è il “Cortina Sliding Center” ai piedi delle Tofane. Iscritti 50 atleti, uno degli sport con il più basso numero di partecipanti. Lo skeleton ha una storia olimpica intermittente. Apparso per la prima volta a St. Moritz 1928, è tornato nel programma solo vent’anni dopo, sempre nella località dell’Engadina, per poi sparire nuovamente fino a Salt Lake City 2002. La prima medaglia d’oro in assoluto vinta dalla squadra italiana ai Giochi della neve e del ghiaccio arrivò proprio in questa disciplina. A firmare l’impresa a St. Moritz 1948 fu Nino Bibbia, un commerciante di frutta valtellinese residente in Svizzera, che dominò la celebre pista “Cresta Run” battendo i favoriti atleti statunitensi e britannici.

L’evoluzione del movimento azzurro e i campioni italiani

Dopo il 1948, non essendoci impianti adeguati altrove e venendo considerato uno sport troppo pericoloso e di nicchia, lo skeleton sparì dal programma per ben 54 anni. Dopo la reintroduzione nel programma a cinque cerchi nel 2002, la squadra italiana è tornata stabilmente protagonista. Sebbene la seconda medaglia olimpica non sia ancora arrivata, negli ultimi anni il movimento azzurro è cresciuto esponenzialmente con atleti come Amedeo Bagnis (storico argento mondiale nel 2023 e secondo anche ai Campionati europei del 2025) e Valentina Margaglio, prima italiana di sempre a conquistare una medaglia mondiale (bronzo nel 2020).

AGI – A faccia in giù dentro uno stretto “budello” ghiacciato. Casco, visiera, scarpette armate con otto chiodi lunghi 7 millimetri, mento a pochi centimetri dal ghiaccio – che spesso tocca la superficie ghiacciata in uscita di curva – a una velocità di 140 chilometri orari. È lo spettacolare e adrenalinico skeleton, uno dei più antichi sport invernali.
Va precisata la differenza sostanziale con lo slittino: la posizione degli skeletonisti e delle skeletoniste è infatti a pancia in giù (posizione prona), mentre sullo slittino si gareggia a pancia in su. L’atleta parte in piedi, come nel bob, e dopo la spinta iniziale si “tuffa” sullo skeleton guidando l’attrezzo attraverso i movimenti del corpo. La lunghezza del tracciato va da un minimo di 1200 metri a un massimo di 1650, con una pendenza massima del 12%. La slitta non può pesare più di 33 chilogrammi per gli uomini e 29 per le donne e il peso complessivo di atleta e slitta non deve eccedere rispettivamente i 115 e i 92 kg.
Lo skeleton ai giochi olimpici: storia e ritorno
Lo skeleton ai Giochi di Milano Cortina 2026 entrerà in scena la prossima settimana, da lunedì 9 con le prime prove ufficiali fino a domenica 15 con la gara a squadre, novità nel programma a cinque cerchi. Sede di gara è il “Cortina Sliding Center” ai piedi delle Tofane. Iscritti 50 atleti, uno degli sport con il più basso numero di partecipanti. Lo skeleton ha una storia olimpica intermittente. Apparso per la prima volta a St. Moritz 1928, è tornato nel programma solo vent’anni dopo, sempre nella località dell’Engadina, per poi sparire nuovamente fino a Salt Lake City 2002. La prima medaglia d’oro in assoluto vinta dalla squadra italiana ai Giochi della neve e del ghiaccio arrivò proprio in questa disciplina. A firmare l’impresa a St. Moritz 1948 fu Nino Bibbia, un commerciante di frutta valtellinese residente in Svizzera, che dominò la celebre pista “Cresta Run” battendo i favoriti atleti statunitensi e britannici.
L’evoluzione del movimento azzurro e i campioni italiani
Dopo il 1948, non essendoci impianti adeguati altrove e venendo considerato uno sport troppo pericoloso e di nicchia, lo skeleton sparì dal programma per ben 54 anni. Dopo la reintroduzione nel programma a cinque cerchi nel 2002, la squadra italiana è tornata stabilmente protagonista. Sebbene la seconda medaglia olimpica non sia ancora arrivata, negli ultimi anni il movimento azzurro è cresciuto esponenzialmente con atleti come Amedeo Bagnis (storico argento mondiale nel 2023 e secondo anche ai Campionati europei del 2025) e Valentina Margaglio, prima italiana di sempre a conquistare una medaglia mondiale (bronzo nel 2020).

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