Un nuovo episodio di vandalismo verso gli autovelox si è consumato nella notte tra l’1 e il 2 febbraio. Questa volta i due rilevatori di velocità presi di mira si trovavano lungo la variante del Dojrone, nel comune di Rivalta di Torino. Più precisamente sul raccordo della Strada Provinciale 6 tra la rotonda delle camere mortuarie del San Luigi e quella di via Aleramo. Ancora una volta la firma sembra essere la stessa: Fleximan, il misterioso “giustiziere” dei velox che da oltre due anni divide l’opinione pubblica italiana.
I dispositivi sono stati tagliati alla base con un flessibile, una modalità ormai tristemente riconoscibile. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti e sequestrato le strutture danneggiate. L’episodio ha immediatamente riacceso il dibattito su sicurezza stradale, legittimità degli strumenti di controllo e limiti della protesta.
Tra condanne e applausi
Come già accaduto in passato, la reazione è stata immediata e polarizzata. Da una parte il sindaco di Rivalta e le istituzioni lo definiscono un vandalo “che non ha a cuore la sicurezza stradale”, sottolineando come “in quel tratto di strada, prima dell’installazione dei due velox, ci sono stati diversi incidenti, alcuni anche mortali, causati proprio dall’alta velocità. Incidenti drasticamente diminuiti da quando abbiamo deciso di installare le telecamere”.
Dall’altra parte, sui social network e nei commenti online, non sono mancati applausi e messaggi di sostegno. Per una parte dell’opinione pubblica, Fleximan rappresenta una sorta di “vendicatore” contro quelli che vengono percepiti come strumenti punitivi, spesso accusati di fare cassa più che prevenzione. Una narrazione che continua ad attecchire, soprattutto in un clima di crescente insofferenza verso multe, limiti e controlli automatici.
Il recente ritorno di Fleximan
Il nome di Fleximan era tornato a circolare con insistenza già nei giorni scorsi. L’ultimo episodio attribuito al vandalo risaliva a fine febbraio 2024, prima di una lunga pausa che aveva fatto pensare a un’uscita di scena definitiva. Invece, tra gennaio e febbraio 2026, gli attacchi sono ripresi con regolarità, facendo ipotizzare un ritorno in grande stile o, come suggeriscono alcuni, l’emulazione da parte di altri soggetti.
La dinamica resta sempre la stessa: un flessibile, pochi minuti di lavoro e un danno ingente a un bene pubblico. Dal punto di vista legale, si tratta di un reato di danneggiamento aggravato, previsto dall’articolo 635 del Codice penale, che può comportare conseguenze penali rilevanti. Un aspetto che però sembra non scoraggiare chi continua a colpire.
Quattro autovelox distrutti nel 2026
Con i due dispositivi abbattuti a Rivalta, salgono a quattro gli autovelox distrutti dall’inizio del 2026. I primi due erano stati presi di mira nella notte tra il 13 e il 14 gennaio tra Rosate e Gudo Visconti, in provincia di Milano. Se si allarga lo sguardo agli ultimi anni, il bilancio diventa ancora più impressionante: sono 28 gli autovelox distrutti dal 2023 a oggi.
Un numero che preoccupa le amministrazioni locali e riapre una questione mai davvero risolta: come conciliare la necessità di garantire sicurezza stradale con una percezione sempre più diffusa di ostilità verso i controlli automatici? Il caso Fleximan, al di là del folklore mediatico, evidenzia una frattura profonda tra istituzioni e cittadini, fatta di sfiducia, rabbia e comunicazione mancata.
Nel frattempo, mentre le indagini proseguono e i velox abbattuti dovranno essere ripristinati, una cosa è certa: Fleximan, o chi per lui, è tornato. E il dibattito sulla sicurezza stradale in Italia è destinato a riaccendersi, ancora una volta, tra polemiche, slogan e linee di confine sempre più sottili tra protesta e illegalità.