• 4 Febbraio 2026 8:13

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Trenta mesi per ritirare lo studio fragile sui danni da vaccino: troppo tardi per fermare la disinformatija no-vax

Feb 4, 2026

Il primo agosto 2023 una rivista scientifica indicizzata, Human Vaccines & Immunotherapeutics, pubblica un articolo che affronta un tema ad altissima sensibilità pubblica: il possibile rapporto tra vaccinazioni contro il Covid-19 e mortalità. Il lavoro, firmato da Greg J. Marchand e collaboratori, si presenta come una meta-analisi di studi di tipo self-controlled case series, una metodologia che confronta, all’interno degli stessi individui, il rischio di eventi in finestre temporali successive alla vaccinazione con il rischio osservato in altri periodi della loro storia clinica. Gli autori riportano due risultati principali: nessun aumento della mortalità per tutte le cause e un modesto aumento del rischio di mortalità cardiaca nei maschi, espresso come hazard ratio leggermente superiore a uno e statisticamente significativo.

Questa combinazione di risultati ha un effetto comunicativo potente. L’assenza di un aumento della mortalità totale passa rapidamente in secondo piano, mentre il riferimento alla mortalità cardiaca diventa il fulcro dell’attenzione. Dal punto di vista metodologico, però, il lavoro poggia su basi fragili fin dall’origine. La meta-analisi combina un numero molto limitato di studi, condotti in contesti differenti, con definizioni non uniformi delle finestre di rischio e con scelte modellistiche che incidono in modo decisivo sull’esito finale. In un disegno di questo tipo, ogni assunzione pesa molto più che in analisi basate su milioni di osservazioni indipendenti, e il confine tra associazione temporale e interpretazione causale richiede particolare cautela.

Nei mesi successivi alla pubblicazione, diversi ricercatori sollevano obiezioni puntuali sulla correttezza statistica e sull’interpretazione dei risultati. Le critiche riguardano la selezione degli studi inclusi, la gestione dell’eterogeneità, l’uso di analisi di sottogruppo con potenza limitata e la solidità complessiva delle stime. In parallelo, emerge un problema più profondo, che andrà a pesare in modo determinante sull’esito finale della vicenda: una parte centrale dei dati utilizzati nell’analisi deriva da un database che, in un momento successivo alla pubblicazione, viene reso non più accessibile dall’ente che lo aveva prodotto.

Questo passaggio segna un punto di svolta. La disponibilità dei dati non rappresenta un adempimento formale, ma una condizione operativa essenziale della ricerca scientifica. Quando un risultato pretende di avere implicazioni generali sulla sicurezza di un intervento sanitario di massa, la possibilità di verificare come si passa dai dati grezzi alle stime finali diventa un requisito imprescindibile. La rimozione di un dataset utilizzato per produrre conclusioni centrali introduce un problema strutturale: parti rilevanti dell’analisi non possono più essere controllate, replicate o riesaminate in modo indipendente.

Nel corso del 2025, la casa editrice e il comitato editoriale della rivista avviano un confronto approfondito con gli autori. Viene condotta una revisione post-pubblicazione, vengono richiesti chiarimenti e valutate risposte e documentazioni integrative. Alla fine di questo processo, la rivista giunge alla conclusione che la validità delle conclusioni resta in dubbio e che l’impossibilità di verificare componenti chiave dell’analisi compromette l’affidabilità complessiva del lavoro. Il 16 gennaio 2026 viene quindi pubblicata la ritrattazione formale dell’articolo.

A rendere il caso ancora più significativo interviene un elemento esterno al normale circuito accademico. Prima della ritrattazione, l’autore principale tenta di bloccare la decisione editoriale attraverso un’azione legale, chiedendo a un tribunale federale di impedire alla rivista di ritirare l’articolo. L’argomentazione ruota attorno al presunto danno reputazionale e a presunte violazioni contrattuali. Il giudice respinge la richiesta, riaffermando un principio fondamentale: un editore scientifico conserva la discrezionalità di correggere o ritirare un articolo quando emergono dubbi fondati sulla sua affidabilità, e questa discrezionalità non può essere sospesa per via giudiziaria.

Questi eventi si collocano su uno sfondo che merita attenzione. Lo stesso autore compare in collaborazioni scientifiche con figure note per una produzione sistematica di contenuti critici verso le vaccinazioni, e tali collaborazioni si intrecciano con attività commerciali che promuovono prodotti presentati come rimedi contro presunti danni da vaccino. Questo contesto non sostituisce l’analisi tecnica di un articolo, ma chiarisce l’esistenza di incentivi esterni che traggono beneficio dalla diffusione di risultati suggestivi, anche quando sono costruiti su basi deboli.

Il punto più rilevante, però, resta il fattore tempo. Tra la pubblicazione dell’articolo nell’agosto 2023 e la sua ritrattazione nel gennaio 2026 passano quasi due anni e mezzo. In questo intervallo, il lavoro viene indicizzato, letto, citato e utilizzato come argomento in dibattiti pubblici e campagne di disinformazione. La parola “peer-reviewed” funziona da sigillo di legittimità anche fuori dal contesto accademico, e pochi lettori arrivano a interrogarsi sulla robustezza metodologica o sulla qualità dei dati sottostanti. Quando la ritrattazione arriva, lo fa con un linguaggio prudente, necessario sul piano legale ed editoriale, ma poco efficace nel contrastare narrazioni già sedimentate.

Questa storia mostra un problema strutturale della comunicazione scientifica contemporanea. La produzione e la diffusione di un risultato fragile avvengono rapidamente; la sua correzione richiede processi lenti, complessi e spesso conflittuali. Nel frattempo, l’informazione distorta si radica. La ritrattazione ristabilisce l’ordine nel record scientifico, ma non cancella l’impatto sociale prodotto durante il periodo di esposizione e contribuisce intanto al bias di conferma antivaccinista. È in questo scarto temporale che si inseriscono e prosperano le campagne pesudoscientifiche di opposizione ai vaccini, sfruttando le inerzie e le asimmetrie del sistema scientifico stesso.

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