AGI – Uno smartphone pensato per viaggiare, non solo per scattare. È questo il posizionamento con cui OPPO presenta in Italia Reno15 Series, definendola un “travel camera phone” costruito attorno a fotografia, video e strumenti di editing.
“In Italia viaggiare è più che semplicemente spostarsi: è un vero e proprio rituale culturale”, spiega Jessica Chuang, capo del marketing dell’azienda cinese in Italia. L’insight è che sempre più persone usano la foto come linguaggio personale: “Vogliono raccontare i loro viaggi in modo autentico, spontaneo e significativo”.
Cogliere l’attimo
Da qui l’idea di un dispositivo che “non si limita a scattare foto, ma viaggia con te”, capace di catturare “l’essenza di un luogo, di un volto, di un istante in movimento senza interromperlo”. A supporto, editing integrato, batteria a lunga durata e ricarica rapida, per continuare a esplorare senza perdere un tramonto o un incontro inatteso.
A chi parla Reno15? “A chi vive il momento, creando e condividendo mentre fa esperienza nel mondo”, spiega Chuang. Il target principale sono i content creator: utenti che “non si limitano a catturare ciò che li circonda, ma costruiscono storie in tempo reale”, e cercano strumenti semplici e versatili, dal selfie spontaneo al video dinamico fino al vlog personale.
Ma il taglio “travel” è pensato anche per chi si muove nella quotidianità: uno smartphone progettato per “accompagnare il movimento”, adattandosi a “ritmi e contesti diversi”.
L’intelligenza artificiale facile
Capitolo intelligenza artificiale: la promessa è evitare tecnicismi. “Il nostro approccio è molto semplice: AI deve essere sinonimo di semplicità”, dice Chuang. L’IA, spiegano, lavora “in modo discreto e naturale”, adattandosi a luce e ambiente in tempo reale per bilanciare esposizione, contrasti e preservare colori naturali.
Tra le funzioni su cui si punta di più c’è AI Motion Popout: “permette di dare vita alle foto facendo letteralmente ‘uscire’ gli elementi principali dall’inquadratura”, per un risultato più dinamico e interattivo.
Sul comparto fotografico, due pilastri: selfie ultra-wide e tele per ritratti. La scelta, qui, è non scegliere: “Gli italiani amano i selfie ma anche i ritratti: sono due facce della stessa medaglia” dice Chuang.
Il selfie come gesto sociale
Il grandangolo frontale risponde al bisogno di includere amici e contesto, perché il selfie di gruppo resta “un gesto sociale, quasi un rituale”. Il tele, invece, punta su ritratti dall’aspetto più professionale e naturale, isolando il soggetto “con chiarezza e precisione”, anche in movimento.
In un mercato affollato, la scommessa per il 2026 è identitaria: “Vogliamo essere riconosciuti come il brand che trasforma la tecnologia in espressione personale”. Non solo prestazioni, dunque, ma “innovazione significativa” che “mette l’esperienza umana al centro” e usa la tecnologia per amplificarla.