AGI – “Ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare il principio di indipendenza e autonomia” della magistratura. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel suo intervento nell’Aula Magna della Cassazione per l’apertura dell’anno giudiziario.
Se vincerà il No al referendum sulla giustizia “resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione”. Lo ha detto il Guardasigilli Carlo Nordio, nel suo intervento all’anno giudiziario in Corte di Cassazione. Se invece vincerà il Sì, ha aggiunto, “inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative“
Il presidente della Cassazione, “autonomia toghe resti in caposaldo”
“La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”. Lo afferma il primo presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola, nella sua relazione per l’anno giudiziario nell’Aula magna della Suprema Corte.
“In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale – rileva – la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale“.
Il pg della Cassazione, scontro giudici-politica a livelli inaccettabili
“Lo scontro, perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico“. Lo rileva il procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta nella sua relazione per l’anno giudiziario.
“In realtà, sulla giustizia occorrerebbe aborrire la logica del malcontento precostituito e della semplificazione dei problemi a tutti i costi, che è figlia (e madre) di assetti non dialogici: la democrazia, viceversa, è dialogo e concerto, produce ineluttabilmente soluzioni faticose, ontologicamente ‘compromissorie’ (nel senso nobile dell’etimologia, ‘promettere insieme’) e di più lunga elaborazione ed attuazione. Ma lo schema binario della contrapposizione poco funziona quando la questione da risolvere sia un affare complesso e delicato come la giustizia di un Paese“.
Pinelli (Csm), non svilire il ruolo dei magistrati
“In una democrazia liberale spetta alla politica il compito di dettare le regole, perché espressione del potere di rappresentanza fondato sulle libere elezioni”, ed “è altrettanto necessario evitare posizioni che possano svilire il nevralgico ed insostituibile ruolo che la Costituzione assegna alla magistratura, dimenticando che il potere giudiziario è uno dei pilastri sui quali poggia la democrazia, che ogni giudice altro non è se non lo Stato stesso in una delle manifestazioni della sua sovranità'”. Lo ha detto il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, nel suo intervento in Cassazione per l’anno giudiziario, aggiungendo che “è, dunque, importante avere sempre a mente che cosa significhi l’essere magistrato: esercitare una funzione indispensabile per garantire, secondo i principi costituzionali, il riconoscimento dello stato di diritto e l’applicazione imparziale delle leggi“.