“Tra la frana di Niscemi e la base militare americana non c’è alcuna correlazione”. Fino a questa notte Nicola Casagli, professore di geologia applicata presso l’Università di Firenze, è stato nel comune siciliano per studiare l’enorme movimento franoso che in queste ore ha portato all’evacuazione di 1.500 di cittadini. Oggi parla al Foglio per spegnere all’istante quella curiosa teoria che addossa (almeno in parte) la responsabilità della frana all’esercito americano e alla sua base sicula “Naval radio transmitter facility”, all’interno della quale è stato montato il Muos (Mobile user objective system): si tratta di un sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, fondamentale soprattutto per coordinare in maniera capillare tutti i sistemi militari americani, tra cui gli aerei senza pilota.
Ancora prima che terminasse la sua installazione nella riserva della Sugherata di Niscemi, nel 2014, la presenza di questo radar ha attirato le critiche di cittadini e attivisti No Muos. Negli ultimi giorni il comitato ha ripreso la notizia della frana per denunciare ancora una volta “l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare di queste dimensioni”.
L’accusa ci ha messo poco a rimbalzare sui social e testate complottare. Ma la Us Navy non c’entra niente, anzi. “E’ una cosa ridicola. Non ho mai visto frane, né personalmente né nella letteratura scientifica, innescate da una base militare. Non esiste in nessun modo che sia stata causata dall’uomo”, spiega il docente. Anzi, “la prima frana causata da militari è quella che hanno provocato gli italiani quando hanno fatto esplodere il Col di Lana con la dinamite nel 1916”. Era la Prima guerra mondiale, ed era una frana da 60 mila metri cubi. Quella di Niscemi ne conta centinaia di milioni: “Nemmeno con la bomba atomica si riuscirebbe a provocarla”, scherza Casagli. Semmai, “la responsabilità umana sta nel fatto di aver esteso la periferia di Niscemi fino al bordo della scarpata”.
E allora ripetiamolo: a cosa è dovuta questa frana? “Alle condizioni geologiche, ossia la sovrapposizione tra sabbia e argilla nel terreno – spiega l’esperto -. E poi il fattore scatenante sono state le piogge che si sono accumulate dall’inizio dell’autunno a oggi, e che sono state un po’ sopra la media. L’uragano Harry è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Condizioni naturali che – come spieghiamo qui – affiorano già nei documenti del Settecento e nelle cronache del Novecento.
Nel frattempo, nella posta degli attivisti No Muos è arrivato pochi giorni fa un avviso di conclusione indagini preliminari relativo a una manifestazione dell’agosto 2025. Gli si contesta il reato di imbrattamento e di “istigazione a delinquere”. Accusa “fantasiosa quanto inquietante”, commentano i diretti interessati. Che questa estate per promuovere la suddetta protesta scrivevano sui loro comunicati: “Ritorniamo a Niscemi per assediare il Muos”.