• 24 Gennaio 2026 9:56

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No, non è vero che la qualità dell’aria “è in peggioramento”

Gen 24, 2026

All’inizio dello scorso dicembre il Corriere della Sera titolava: “Emergenza smog a Milano, sempre più giorni di aria tossica”. Qualche giorno più tardi, La Stampa accusava il governo di “dimenticarsi della qualità dell’aria” avendo tagliato le risorse da destinare ai piani per la riduzione dell’inquinamento. Una “decisione grave e incomprensibile” secondo Legambiente, “ arrivata quando i territori più esposti mostravano i primi miglioramenti”. Per Il Fatto Quotidiano: “I progressi ci sono, ma limitati”. Come da lunga tradizione, l’inquinamento percepito e narrato non corrisponde a quello reale. Nei giorni passati sono stati pubblicati i rapporti preliminari delle agenzie regionali per l’ambiente che attestano come il 2025 sia stato un altro anno record. Un record, occorre sottolinearlo, in positivo. E che è stato conseguito nonostante il fallimento delle politiche volte a ridurre la mobilità su gomma e in presenza di un tasso di motorizzazione ai massimi di sempre.

 

Scrive Arpa Veneto: “Per il biossido di azoto nel 2025 il limite annuale è stato rispettato in tutte le centraline. Le concentrazioni sono state inferiori al biennio 2021-2022 e in linea con il 2023-2024. Per il PM10 il limite annuale è stato ampiamente rispettato in tutte le centraline. Le concentrazioni sono inferiori a quelle registrate in tutto il quinquennio. Il valore limite giornaliero risulta rispettato in 34 centraline delle 40, pari all’85 per cento del totale, contro il 25 per cento del 2024. Il numero di superamenti mediamente registrato è il dato migliore degli ultimi vent’anni”.

 

E quasi copia-incollata sembra essere la valutazione di Arpa Piemonte: “I livelli di concentrazione del biossido di azoto hanno fatto registrare una netta diminuzione nel corso degli anni ’90, trend che prosegue tutt’ora. Nel 2025 si è conseguito per la prima volta il rispetto su tutto il territorio regionale del valore limite della media annuale per la protezione della salute. L’analisi dei dati evidenzia concentrazioni medie annuali di PM10 in linea con l’anno 2024 mentre le giornate di superamento del valore limite giornaliero del PM10 sono in netto calo rispetto a quelle degli anni precedenti.”

 

Un aiutino è venuto lo scorso anno da un andamento meteorologico favorevole alla dispersione degli inquinanti ma, lungi dal registrare “i primi miglioramenti”, i dati del 2025 confermano una tendenza in atto da decenni e portano lo stesso responsabile scientifico di Legambiente Lombardia ad affermare che per il principale inquinante, il particolato sottile: “Sta ormai scomparendo l’importanza delle città”. E, si dovrebbe aggiungere, quella di auto e camion che, ad esempio, a Milano contribuiscono alla concentrazione del PM2.5 – la frazione delle polveri più insidiosa – per una quota pari al 15 per cento, di cui poco più della metà attribuibile al traffico cittadino. Anche nell’ipotesi di bloccare la circolazione di tutte le auto l’effetto sulla qualità dell’aria sarebbe quasi trascurabile come peraltro già verificato empiricamente all’epoca del Covid. Due sarebbero ora i passi da compiere. Il primo è quello di informare correttamente le persone in grandissima maggioranza ancora convinte che la qualità dell’aria sia in peggioramento. Il secondo è quello di comprendere che non ogni politica che riduce l’inquinamento è desiderabile. Che si tratti di incentivi all’acquisto di auto nuove, maggiori sussidi per il trasporto pubblico o divieti di circolazione per determinate categorie di veicoli, la collettività deve sopportare un onere che è di regola maggiore del beneficio conseguito: in questa condizione una migliore qualità dell’aria peggiora il nostro benessere.

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