L’uscita degli Stati Uniti dall’Oms, annunciata e rivendicata dall’amministrazione Trump come un atto di liberazione da una burocrazia politicizzata e “ostile agli interessi americani”, segna una frattura profonda nell’architettura della salute globale. Un atto politico che ridisegna i confini della cooperazione internazionale in sanità e apre scenari carichi di rischi, ben oltre i confini statunitensi.
Le accuse rivolte all’Oms – ritardi nella gestione iniziale del Covid, eccessiva deferenza verso la Cina, carenze di governance e di trasparenza – non sono nuove e meritano un dibattito serio. Ma trasformare queste criticità nella giustificazione per abbandonare il principale organismo multilaterale di coordinamento sanitario appare una risposta sproporzionata e miope. La pandemia ha dimostrato una verità elementare: i virus non riconoscono sovranità, confini o bandiere. Pensare di “proteggere prima l’America” attraverso accordi bilaterali e una leadership sanitaria sganciata dal multilateralismo significa ignorare la natura stessa delle emergenze globali.
Il messaggio politico è chiaro: la salute diventa un terreno di competizione geopolitica, non più uno spazio di cooperazione. La retorica del “promesse mantenute”, dell’Oms “oltre ogni possibilità di riparazione”, del recupero simbolico della bandiera americana, parla più al consenso interno che alla sicurezza sanitaria globale. E mentre Washington rivendica una guida alternativa, il risultato concreto è l’indebolimento di un sistema già fragile, privato del suo principale finanziatore e di uno dei suoi attori storicamente centrali.
Questo precedente pesa anche sull’Europa e sull’Italia. Una parte dell’attuale maggioranza di governo guarda con simpatia a questa deriva sovranista, alimentando diffidenza verso le istituzioni multilaterali e rilanciando l’illusione di una sanità “autarchica”. E’ una tentazione pericolosa. Per paesi interdipendenti, con sistemi sanitari pubblici fondati sull’universalismo, la frammentazione delle regole e delle risposte non significa maggiore controllo, ma maggiore vulnerabilità.
La vera alternativa non è uscire dall’Oms, ma riformarla e rafforzarla.