AGI – Milano torna a tessere la trama della sua memoria collettiva, rinnovando un impegno che dal 2017 vede la città protagonista di un rito civile diffuso e profondo. Al centro delle celebrazioni per il Giorno della Memoria 2026 si conferma la posa delle pietre d’inciampo, i piccoli cubi d’ottone che riportano alla luce i nomi e le storie di chi fu strappato alla propria quotidianità per non fare più ritorno dai campi di sterminio. Il percorso di quest’anno aggiunge ventuno nuovi tasselli a un mosaico che conta ormai duecentoquarantacinque installazioni in tutta la città, partendo idealmente da quel primo omaggio ad Alberto Segre che segnò l’inizio di questo cammino di consapevolezza.
Le cerimonie di oggi prendono il via alla Casa della Memoria di via Confalonieri, dove le vite di uomini, donne e intere famiglie vengono sottratte all’oblio. Non si tratta solo di ricordare la persecuzione antiebraica, ma di restituire dignità anche a chi scelse l’opposizione politica o partecipò alle manifestazioni antifasciste, pagando con la prigionia e la morte. Queste pietre, realizzate artigianalmente dalla Fondazione Stolpersteine di Gunter Demnig e giunte da Amsterdam e Berlino, rappresentano il più grande monumento diffuso d’Europa, un’opera che non occupa spazi celebrativi isolati ma si inserisce nel selciato davanti alle abitazioni, nei luoghi dove le vittime hanno vissuto la loro vita di cittadini, amici e vicini di casa.
Il programma delle commemorazioni
Il programma delle commemorazioni si sviluppa come un racconto che attraversa diverse tappe della città. Dopo la posa delle prime dodici pietre avvenuta oggi, il calendario prosegue venerdì 23 gennaio con momenti di riflessione che uniscono l’arte e la storia. Mentre al Teatro Elfo Puccini va in scena lo spettacolo dedicato ad Arpad Weisz, l’aeroporto di Linate diventa luogo di memoria ospitando una mostra su Charlotte Salomon, dimostrando come il ricordo debba abitare anche gli spazi della frenesia quotidiana. Il momento culminante del 27 gennaio, data simbolo dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, vedrà la città impegnata in numerosi atti istituzionali: dall’omaggio all’ex Albergo Regina, sede della repressione nazifascista, fino alla commemorazione presso il Monumento del Deportato al Parco Nord e il tradizionale concerto serale al Conservatorio.
Il dialogo con le nuove generazioni
Particolare attenzione è rivolta al dialogo con le nuove generazioni, con incontri dedicati agli studenti in Sala Alessi a Palazzo Marino e la posa di targhe commemorative al Liceo Beccaria per ricordare gli espulsi del 1938. La senatrice a vita Liliana Segre sarà presente il 29 gennaio al Memoriale della Shoah per l’iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, segnando un passaggio fondamentale del testimone della memoria. Le riflessioni proseguiranno per tutto il mese di febbraio attraverso l’installazione Come vecchi marinai al Museo del Risorgimento, per poi concludersi idealmente a marzo con la posa delle ultime nove pietre d’inciampo, in coincidenza con l’anniversario degli scioperi del 1944.
Il significato delle pietre d’inciampo
In questo fitto calendario, coordinato dalla piattaforma Milano è Memoria, le istituzioni sottolineano come ogni singola pietra non sia solo un oggetto di metallo, ma un invito a interrogarsi sull’identità di chi ci ha preceduto. Comprendere che la Shoah non è stata un evento astratto, ma la somma di milioni di singole atrocità commesse contro individui con un nome e una storia, è il fulcro di queste giornate, affinché il volto di chi è stato cancellato dalla Storia possa tornare a far parte del presente della città.