• 21 Gennaio 2026 15:10

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Bologna Città 30 bocciata dal Tar, perché i tassisti hanno vinto il ricorso

Gen 21, 2026

Per mesi è stata indicata come un modello virtuoso, un laboratorio urbano da osservare con attenzione anche fuori dai confini regionali. Bologna Città 30 era diventata un simbolo: meno velocità, più sicurezza, una città pensata prima di tutto per chi la vive a piedi o in bicicletta. Oggi però quel simbolo è stato messo in discussione. Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento, accogliendo il ricorso presentato da due tassisti bolognesi. Una decisione che riapre il dibattito su mobilità, sicurezza stradale e limiti di velocità, dividendo ancora una volta opinione pubblica e politica.

La sentenza del Tar

La vicenda nasce dal ricorso presentato da due tassisti – poi rimasto formalmente in piedi con uno solo – contro l’estensione del limite dei 30 km/h su gran parte del territorio comunale, inclusi i colli bolognesi. Secondo i ricorrenti, il provvedimento avrebbe inciso in modo diretto sui tempi di percorrenza delle corse, arrivando quasi a raddoppiarli in alcune fasce orarie e su determinati itinerari.

Un rallentamento che, tradotto in termini economici, significherebbe meno corse giornaliere e minori guadagni, soprattutto considerando che una buona parte consistente del compenso sembrerebbe essere legata alla quota fissa iniziale, che può variare dai 3,40 euro fino a oltre 11 euro per le corse da e per l’aeroporto.

Il Tar ha dato loro ragione, ma non entrando nel merito dell’efficacia del modello Città 30. I giudici amministrativi hanno infatti sottolineato un aspetto tecnico e giuridico: l’applicazione generalizzata del limite dei 30 km/h sarebbe stata accompagnata da motivazioni ritenute troppo generiche, senza una distinzione puntuale strada per strada.

La normativa, secondo la sentenza, richiede che limiti così restrittivi siano giustificati da caratteristiche specifiche delle singole arterie, come un’elevata presenza pedonale, la vicinanza a scuole o marciapiedi inadeguati. In assenza di questa analisi dettagliata, il provvedimento è stato annullato.

Che succede ora

Nell’immediato la decisione del Tar porta il comune di Bologna a tornare al limite dei 50 km/h su molte strade, fino a un nuovo intervento del Comune. Una sentenza raccontata come una vittoria politica per Fratelli d’Italia, che si era schierata contro il modello Città 30 attraverso le critiche parole di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Secondo questa parte politica il ricorso del Tar conferma l’impossibilità di porre limiti generalizzati senza una valutazione specifica per ogni strada. Un lavoro che si dovrebbe basare su parametri oggettivi e verificabili. Per il mondo dei trasporti e per chi vive la città ogni giorno in auto o in moto, la sentenza rappresenta un precedente importante, destinato a influenzare il dibattito nazionale sulla mobilità urbana.

La risposta del Comune

Dal Comune di Bologna, però, arriva una lettura molto diversa della decisione. Il sindaco Matteo Lepore ha chiarito che, a suo avviso, la sentenza non smonta il progetto nella sua sostanza, ma si concentra su aspetti burocratici e procedurali. “La funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità – ha spiegato – è stata confermata. Siamo pronti a rispondere alle osservazioni del Tar”.

In altre parole, per Palazzo d’Accursio la Città 30 non è archiviata. L’obiettivo resta quello dichiarato fin dall’inizio: ridurre gli incidenti e salvare vite. Secondo l’amministrazione, i dati raccolti negli ultimi due anni dimostrerebbero una diminuzione degli incidenti gravi e un miglioramento complessivo della vivibilità urbana.

Il tema, però, resta aperto e divisivo. Da un lato chi chiede città più sicure e meno dominate dalle auto, dall’altro chi teme un impatto negativo su traffico, lavoro e tempi di percorrenza. L’annullamento del provvedimento “Città 30” a Bologna non è solo una questione locale, ma l’ennesimo capitolo di una discussione nazionale sulla mobilità, destinata a far parlare ancora a lungo.

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