• 20 Gennaio 2026 0:32

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Valentino e le sue muse: da Jackie Kennedy a Sophia Loren

Gen 19, 2026

AGI – Il mondo della moda perde il suo ultimo “Imperatore”. Non se ne va solo un couturier; scompare l’uomo che ha trasformato il desiderio femminile in un’architettura di seta, chiffon e quell’inarrivabile sfumatura di rosso che porterà per sempre il suo nome. Per Valentino, la moda non è mai stata una questione di tendenze passeggere o di provocazioni concettuali. Il suo è stato un atto d’amore verso la donna.

“Ho sempre amato le donne. Ho cercato di renderle belle, e se ci sono riuscito, è stato il più grande onore della mia vita”, amava sempre dire. Osservava le donne con l’occhio di un esteta rinascimentale. Ne ammirava la grazia, il portamento, la fragilità e la forza. Questo rispetto profondo si traduceva in abiti che non sovrastavano mai la personalità di chi li indossava, ma ne esaltavano la luce naturale.

 

 

Da Jacqueline Kennedy, che scelse un suo abito in pizzo avorio per sposare Onassis, a Audrey Hepburn, fino alle dive contemporanee dei red carpet, tutte hanno trovato in Valentino l’interprete perfetto dei propri sogni di bellezza. Il “Rosso Valentino” non era solo un colore; era la manifestazione cromatica della sua passione. Un equilibrio perfetto tra il carminio e il porpora, nato, si dice, dopo una folgorazione vissuta da giovane all’Opera di Barcellona. In quel rosso c’era tutto il suo ideale: un’energia vibrante, regale e profondamente femminile.  

Per lo stilista di Voghera, la musa non era un manichino passivo, ma una complice, un’ispirazione vivente capace di infondere anima al tessuto. Forse l’incontro più iconico della storia della moda è stato quello con Jacqueline Kennedy. Jackie si innamorò delle sue creazioni vedendo un abito su una modella a New York; da lì nacque un sodalizio che culminò nel 1968, quando scelse un abito corto in pizzo avorio della Collezione Bianca per sposare Aristotele Onassis. Jackie trasformò Valentino nel simbolo di un’eleganza internazionale, sobria ma sofisticata, capace di curare le ferite di un lutto pubblico attraverso la grazia.

 

 

Elizabeth Taylor fu una delle prime a credere in lui. Si narra che per la premiere di Spartacus nel 1961, Liz scartò un abito di Dior per indossare una creazione di quel giovane italiano che l’aveva stregata. Con i suoi occhi viola e la sua personalità prorompente, la Taylor portò il “Rosso Valentino” sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, incarnando quella sensualità lussuosa che lo stilista amava esaltare.

Per Audrey Hepburn se Givenchy era il suo porto sicuro a Parigi, Valentino era la sua passione romana. Audrey rappresentava per lui l’essenza stessa della linea, pulita, aristocratica, sottile. Memorabili i ritratti in bianco e nero che la vedono avvolta nelle sue cappe di organza, testimonianza di una bellezza che non aveva bisogno di gridare per farsi notare. Sophia Loren è stata il suo orgoglio italiano. L’amicizia con Sophia ha attraversato i decenni.

 

 

Valentino ha vestito la Loren nei momenti chiave della sua carriera, incluso l’Oscar alla Carriera nel 1991. In lei, lo stilista vedeva la “Grande Bellezza” mediterranea con forme generose, sguardo magnetico e una dignità regale che solo i suoi abiti sapevano incorniciare con tale maestria. Valentino ha vestito Lady Diana, che cercò rifugio nella sua eleganza post-divorzio, e ha creato capolavori per le star di oggi con Julia Roberts nel suo abito vintage bianco e nero agli Oscar 2001 e Anne Hathaway, sua pupilla e amica personale, che ha spesso definito Valentino come un “secondo padre”.
Queste donne non sono state solo clienti, ma frammenti di un mosaico che Valentino ha composto con pazienza e devozione, dimostrando che, dietro ogni grande abito, c’è sempre il battito del cuore di una donna.

 

 

 

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